Telegraph: Il FMI, “catturato” dai creditori europei, ha tradito la sua sua missione in Grecia

Riportiamo qui un articolo del Telegraph in cui Ambrose Evans Pritchard denuncia la collusione del Fondo monetario internazionale, che si è prestato per anni al salvataggio dei creditori europei sperperando le risorse dei paesi membri. Ora che tutto sta crollando, il buon Pritchard invita il Fondo a ravvedersi prima di venire esso stesso travolto dagli eventi, ma oggettivamente ci pare che sarebbe “troppo poco e troppo tardi”, come ci pare anche azzardata l’immagine di un’istituzione, dominata dagli Stati Uniti, che non ce la farebbe a tener testa ai creditori europei. Per una più credibile rappresentazione dei rapporti tra Stati Uniti ed euro, rimandiamo al QED 48 di Goofynomics.

di Ambrose Evans Pritchard, 5 giugno 2015

Il peccato originale del FMI in Grecia è stato quello di permettere a Dominique Strauss-Kahn di dirottare l’istituzione per salvare le banche europee e l’euro quando è scoppiata la crisi, condannando la Grecia al disastro.

Il Fondo Monetario Internazionale naviga in guai molto seri. In Grecia gli eventi sono giunti a un punto in cui la credibilità stessa del Fondo e la sua sopravvivenza a lungo termine sono messi in gioco.

I greci non stanno rifiutando il pagamento di 300 milioni di € al Fondo monetario internazionale perché sono a corto di soldi, anche se ben presto lo saranno.

Cinque protagonisti del movimento radicale di sinistra Syriza – in un incontro nel Maximus Mansion ieri ad Atene – hanno preso a freddo la decisione calcolata e attentamente considerata di non pagare.

Sapevano esattamente ciò che stavano facendo. Il Fondo Monetario Internazionale di Christine Lagarde è stato preso in contropiede. I funzionari a Washington sono rimasti sbalorditi.

A un certo livello, l’”impacchettamento” di € 1.6 milioni di pagamenti dovuti al FMI nel mese di giugno è solo una misura tecnica, anche se si sta attivando una procedura usata l’ultima volta con lo Zambia per motivi differenti negli anni ’80. In realtà si tratta di un avvertimento e di una escalation pericolosa.

I leader di Syriza stanno facendo sapere che sono così arrabbiati, e così animati dal senso di ingiustizia, che il 30 giugno potrebbero effettivamente fare default nei confronti del FMI e in tal modo mettere l’istituzione nella spiacevole situazione di dover spiegare ai suoi 188 paesi membri perché ha perso i loro soldi con tale leggerezza, e perché ha fatto un così colossale pasticcio.

I greci accusano il FMI di collusione verso il regime di austerità imposto dalla UEM, che viola le regole del Fondo, in aperta contraddizione con cinque anni di analisi del dipartimento di ricerca e del capo economista, Olivier Blanchard.

Il debito pubblico della Grecia è al 180pc del PIL. I prestiti sono in una valuta che il paese non controlla. E’ quindi un debito in valuta estera. Il FMI sa che la Grecia non può assolutamente pagarlo ricorrendo ad una austerità draconiana – la politica già attuata da cinque anni con effetti così autodistruttivi – e più continua a pretenderlo, più perde la sua autorità.

A porte chiuse ha spinto per la riduzione del debito, ma senza troppa convinzione, non volendo affrontare frontalmente le potenze creditrici della UEM. Oggettivamente, agisce come un lacché degli imperialisti – come potrebbero dire i marxisti greci.

In effetti, ha portato al peggior risultato possibile. L’uomo del fondo ad Atene – Poul Thomsen – ha spinto l’agenda dell’austerità con una strana passione che sconvolge anche i funzionari della Commissione europea, delle mammolette in confronto.

Questo sarebbe giustificabile (o quasi) se fosse presente l’altro lato del solito negoziato col FMI: riduzione del debito e svalutazione. E’ così che i programmi del FMI funzionano normalmente: imporre riforme difficili, ma anche dare un colpo di spugna al debito e ripristinare la sostenibilità nei rapporti con l’estero dei paesi in crisi.

È una formula che funziona. Nelle rare occasioni in cui il Fondo monetario internazionale fallisce, di solito è perché cerca di sostenere un tasso di cambio fisso troppo a lungo.

In Grecia tutto questo è andato fuori controllo. Il FMI ha imposto una liquidazione brutale senza compensare con alcuno stimolo o soccorso effettivo. Ha sostenuto che le sue politiche avrebbero portato ad una contrazione del 2.6pc del PIL nel 2010, seguita da una vivace ripresa.

Ciò che in realtà è accaduto sono stati sei anni di depressione, una spirale deflazionistica, una caduta del PIL del 26pc, la disoccupazione giovanile al 60pc, l’esodo di massa dei giovani più brillanti, un’isteresi cronica che danneggerà le prospettive della Grecia per un decennio a venire, e per dirla tutta il rapporto debito Pil è esploso a causa del matematico e prevedibile effetto denominatore di contrazione del PIL nominale.

Si tratta di uno scandalo pubblico di prim’ordine. Una parte del Fondo Monetario Internazionale ha pubblicato un mea culpa ammettendo che i suoi analisti hanno valutato erroneamente il moltiplicatore fiscale. Complimenti vivissimi.

Un’altra parte del Fondo continua a spingere nuove varianti delle stesse politiche insostenibili, chiedendo una stretta fiscale combinata con tagli alle pensioni e un aumento dell’IVA pari all’ 1pc del Pil quest’anno e al 2pc il prossimo anno, anche se l’economia è in recessione.

Ashoka Mody, ex capo della missione del FMI in Irlanda, evita di criticare i suoi ex colleghi europei, ma il significato delle parole che ho citato ieri sera sono abbastanza chiare.

Egli ha detto:

“Tutto quello che abbiamo imparato nel corso degli ultimi cinque anni è che imporre l’austerità ad un paese che si trova in un ciclo deflazionistico è un approccio economico incredibilmente negativo. I pazienti traumatizzati devono curarsi le ferite prima di potersi allenare per il K10.

“Sono sinceramente scioccato per il fatto che in queste circostanze stiamo anche solo discutendo dell’aumento dell’ IVA. Abbiamo appena visto come un aumento prematuro dell’IVA abbia lasciato senza fiato un paese forte come il Giappone.

Syriza dovrebbe reclutare il dipartimento di ricerca del FMI come suo portavoce, perché sull’economia stanno dicendo quasi esattamente le stesse cose di Syriza. L’intera strategia dei creditori è sbagliata e più a lungo va avanti, più alti saranno i costi.”

Il peccato originale del FMI in Grecia è stato quello di consentire al raffinato parigino Dominique Strauss-Kahn di dirottare l’istituto nel senso di sostenere l’unione monetaria europea e il sistema bancario europeo, quando è scoppiata la crisi nel 2010.

La missione del Fondo è quella di salvare i paesi, non le valute o le banche, e certamente non dovrebbe fare il lavoro sporco per una ricca unione valutaria che è pienamente in grado di sistemare i propri affari, ma si rifiuta di farlo per ragioni politiche.

Il maggio 2010 è stato ovviamente un momento difficile. La zona euro stava andando fuori controllo. Non ci sono state misure di sostegno – a causa della negligenza criminale dei leader europei e delle autorità di regolamentazione bancaria – e i timori di un euro-Lehman erano fin troppo reali.

Eppure i verbali trapelati dalle riunioni del Consiglio del FMI hanno mostrato che tutti i membri dei mercati emergenti (e la Svizzera) si sono opposti ai termini del primo pacchetto di prestiti alla Grecia. Hanno protestato che er il pacchetto di salvataggio era destinato a salvare l’euro, non la Grecia. Che caricava ancora più debito sulle spalle oberate di un paese già in bancarotta, e complicava ulteriormente il quadro consentendo a una grande banca francese e a una banca tedesca – niente nomi per favore – di scaricare gran parte della loro esposizione di € 25 miliardi sui contribuenti della UEM.

La ristrutturazione del debito avrebbe dovuto essere sul tavolo“, ha detto il rappresentante del Brasile. I prestiti “possono essere visti non come un salvataggio della Grecia, che dovrà subire un aggiustamento straziante, ma come un piano di salvataggio dei creditori privati ​​della Grecia, soprattutto le istituzioni finanziarie europee“.

Arvind Virmani, il rappresentante indiano, è stato profetico. “La dimensione della riduzione fiscale senza compensazioni di politica monetaria non ha precedenti. Si tratta di un onere gigantesco che l’economia non può sostenere“, ha dichiarato.

Anche se, probabilmente, il programma verrà attuato con successo, potrebbe innescare una spirale deflazionistica di calo dei prezzi, calo dell’occupazione e delle entrate fiscali che potrebbe alla fine indebolire il programma stesso.” Questo è esattamente quanto è successo.

Il Fondo avrebbe potuto anche fare ammenda, in seguito, riconoscendo la sua particolare responsabilità nei confronti della Grecia e ammorbidendo i termini. Non l’ha fatto. Non possiamo essere sorpresi se ora Syriza è sul piede di guerra.

Il FMI deve stare attento. E’ diventato esso stesso un emblema di malgoverno. Strauss-Kahn è stato colto in flagranza di reato, solo per essere sostituito immediatamente da un altro ministro delle finanze francese (di qualità e integrità – ma non è questo il punto). In Spagna il predecessore di Strauss-Kahn è stato recentemente accusato di frode.

L’istituzione necessita urgentemente di una riforma. Non vi è alcuna ragione giustificabile per cui la funzione di direttore e regista debba andare per diritto divino a un europeo, né perché gli europei controllino ancora otto seggi nel consiglio di amministrazione dell’FMI. Si potrebbe fare un ragionamento parallelo sul veto inglese, francese e russo alle Nazioni Unite. Io sarei d’accordo.

Queste anomalie avrebbero dovuto essere risolte al momento della debacle di Strauss-Kahn – insieme con la riforma delle quote bloccata dal Congresso degli Stati Uniti – tanto più che la Cina e una serie di potenze emergenti avevano già fatto irruzione sulla scena.

La leadership è fallita. L’Occidente si è coperto di donore. Non c’è da stupirsi che l’Asia stia andando per la sua strada.

La Grecia sta portando i nodi al pettine di un’istituzione già in difficoltà, ma con un personale superbo che ancora vale la pena di salvare.

La signora Lagarde deve smettere di giocare un ruolo da diplomatico. Deve togliersi i panni europei e parlare invece per l’organizzazione che guida e per il mondo.

Deve confrontarsi con i creditori UEM a testa alta e in pubblico. Doveva dire loro, con linguaggio schietto, che condividono gran parte della colpa per l’attuale impasse.

Deve far capire loro che la Grecia ha bisogno di una riduzione del debito – per una questione di scienza economica, senza discorsi morali – e che il rifiuto dei creditori di affrontare questo fatto elementare è ora il principale impedimento ad una soluzione. E dovrebbe dire loro che il FMI non giocherà più alcun ruolo nella loro ingannevole farsa.

Se non lo farà, e se la mancanza di leadership della classe politica europea condurrà ad un epilogo catastrofico, questo ricadrà anche sulla sua testa.

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