Impossibile commentare l’articolo del Daily Mail sulle condizioni della sanità greca. Affidiamoci alle sue parole: “bambini tenuti in ostaggio per le spese mediche, facchini usati come paramedici, tagli del 94% del budget: un bollettino di guerra dagli ospedali di Atene mostra che la Grecia sta letteralmente morendo dalla necessità di uscire dall’euro.”

 

Di Ian Birrell, 13 giugno 2015

 

Come muore una nazione? Questa settimana, negli ospedali sotto assedio di Atene, ho avuto un assaggio della scioccante risposta. E’ quando la sua gente muore a migliaia, semplicemente perché lo stato non può permettersi di curarla.

Nel Reichstag a Berlino, si dice ormai apertamente che Angela Merkel è pronta a discutere di come togliere la Grecia dalla sua miseria – di lasciarle fare ‘Grexit’ e paracadutarla fuori dal suo colossale debito europeo, cosa che avrebbe un impatto enorme su scala globale.

Ma per ripagare il proprio debito, i Greci sono stati martoriati da misure di austerità che fanno sembrare risibili le lamentele dei Labour sui tagli di Osborne.

Non esiste una metafora più potente della salute di un paese del suo stesso sistema sanitario. Ed è solo quando vediamo coi nostri occhi gli orrori che affliggono il SSN greco che realizziamo quanto sia semplicemente folle per una nazione – un tempo orgogliosa – continuare sulla strada attuale. Se si trattasse del vostro paese, vi farebbe piangere di dolore e di vergogna.

Nei reparti ospedalieri strapieni, ho visto o sentito racconti di prima mano di bambini tenuti in ostaggio per il pagamento delle spese sanitarie e di pazienti in punto di morte lasciati da soli; o facchini usati come paramedici, pazienti a cui viene detto di portarsi le lenzuola da casa, i freni di vecchie ambulanze che si rompono mentre queste viaggiano ad alta velocità e ospedali che rimangono senza farmaci e medicazioni.

Le sale operatorie sono state chiuse e il personale ridotto perché semplicemente non ci sono più soldi. Cinque anni fa, la Grecia spendeva 18 miliardi di euro per la salute dei suoi 11 milioni di abitanti – una cifra superiore alla media europea (a dire il vero a noi risulta che già spendeva meno della media NdVdE). Adesso ne spende la metà. Peggio ancora, nei primi 4 mesi dell’anno i  140 ospedali dello stato hanno ricevuto appena 43 milioni di euro, una diminuzione del 94% rispetto all’anno precedente.

E per rendere le cose ancora peggiori, tutte le riserve di denaro sono state appena requisite dal governo nella disperata raccolta di liquidità per pagare gli impiegati pubblici e i debiti internazionali.

Alcuni sostengono che l’aspettativa di vita di un greco sia scesa di 3 anni negli ultimi 5 anni, da quando l’economia del paese è collassata. Se confermato, questo numero non avrebbe alcun precedente nell’Europa moderna.

E le singole storie umane sono pietose, tendenti al macabro.

Ho incontrato Costa, un trentasettenne di Corfu, che si spingeva lentamente lungo la strada per l’ospedale. Faticava con la sua sedia a rotelle tenuta insieme con il nastro adesivo. I suoi sforzi erano ostacolati dal fatto di avere un oggetto ingombrante e largo in un sacco nero legato a un braccio.

Mi ha raccontato che un grave incidente in moto lo aveva lasciato con una gamba amputata. Dovrebbe essere ancora in ospedale, mi ha spiegato, ma non c’erano più letti; gli è stato chiesto di andarsene, nonostante le sue proteste. “Mi hanno detto di andarmene a casa”, ha detto. “Sono spaventato perché non ho soldi per sopravvivere”.

Mentre continuava a spingersi avanti, gli ho chiesto cosa c’era nel sacco. “La mia gamba” ha risposto, aprendo il sacco per mostrarmi la sua protesi.

In molti ospedali della capitale, praticamente tutti i dottori, le infermiere e tutti i guidatori di ambulanze hanno dei racconti dell’orrore da raccontarmi, su un sistema che è sul punto di andare in pezzi.

“Questa non si può più chiamare Europa” ha detto amaramente un chirurgo.

La crisi è diventata così grave che il gruppo umanitario “Medici senza Frontiere” sta preparando un piano d’azione per aiutare il paese nel caso le cose peggiorino, come fanno nelle zone del mondo colpite dai più gravi conflitti.

“La situazione è pari a quella di una zona di guerra, salvo le pallottole,” ha detto una fonte della carità. “Se le cose vanno avanti come adesso, potremmo vedere un completo collasso del sistema sanitario”.

Il nuovo governo di sinistra sta litigando sui termini di un nuovo salvataggio – ma nonostante tutto il suo atteggiarsi ha fatto poco per aiutare il servizio sanitario, al di là di estenderne l’accesso.

Le tragiche conseguenze si possono notare visitando l’ospedale di Nikaia nel porto del Pireo, dove un manipolo di personale notturno fatica a star dietro ai pazienti che si riversano nel pronto soccorso.

Una vecchia signora dall’aspetto moribondo stava immobile su un lettino nel corridoio, abbandonata per le quattro ore in cui sono rimasto lì, poiché non aveva nessun familiare che si batteva per lei.

Altre cinque persone anziane erano sdraiate sulle barelle, due erano chiaramente doloranti e uno aveva un collarino, in mezzo a una mischia di pazienti con facce fracassate, corpi dilaniati e arti fratturati,  aiutati dai parenti. Agenti della polizia scortavano un prigioniero in catene coperto di sangue.

La figlia di una donna ottantaquattrenne raggomitolata in agonia sotto un cappotto mi ha raccontato che erano lì da quattro ore, la mancanza di personale l’aveva costretta a portare sua madre in sedia a rotelle al reparto dei raggi x e a fare gli esami del sangue. “Gli ospedali greci sono l’inferno”, mi ha detto.

Un altro uomo che accompagnava suo suocero, che soffriva di Alzheimer e aveva dolori acuti di stomaco, mi ha detto che il sistema era spregevole.

“Sono arrabbiato e triste quando vedo queste cose”, ha detto. Ha aggiunto che suo padre aveva subito un ictus a Creta e poiché dopo otto ore l’ambulanza non era ancora arrivata, era stato costretto ad attraversare l’isola in taxi, spendendo 150 euro.

Una donna teneva una flebo sopra sua madre. Un’altra, improvvisamente in lutto, è stata mandata fuori mentre piangeva disperata. Poi, mentre iniziavo a parlare con uno specialista, un paramedico gli ha urlato contro perché doveva occuparsi di una moglie malamente picchiata che aveva gravi ferite alla testa.

Panos Papanikolaou, un esperto neurochirurgo, ha detto che le carenze di organico, dovute a un congelamento delle assunzioni che dura da 4 anni,  comportano che l’affollato ospedale possa usare solo 5 delle 11 sale operatorie. Le infermiere sono veramente poche, ne rimangono 450 – 300 in meno del numero necessario.

Poiché le infermiere rimaste avevano un sacco di ferie arretrate, solo 3 sale saranno operative nei prossimi 2 mesi – quindi in agosto, un mese che di solito vive un picco a causa del turismo, si potranno curare solo le emergenze estreme.

“La decisione di fermare tutte le assunzioni di personale medico è stata criminale secondo me”, ha detto Papanikolaou.

“I dottori di terapia intensiva stimano che perdiamo 2000 persone all’anno che non dovrebbero morire”.

Le infermiere mi hanno detto che non ci sono lenzuola, per cui i pazienti devono portarsele da casa; di notte, mettono pannolini e materassi leggeri se i pazienti sanguinano o bagnano il letto, perché mancano i cambi.

In un rione, si sono accordati per comprare un misuratore di pressione e termometri a causa della mancanza di attrezzature. Poiché gli stipendi sono stati tagliati di un terzo, queste azioni sottolineano l’eroismo di alcuni membri del personale medico che lottano per tenere a galla il sistema.

Ho trovato Panayota Conti, 35 anni, che lavorava come unica infermiera notturna di turno con 20 pazienti del settore urologia, 9 dei quali avevano avuto operazioni importanti quello stesso giorno.

“Spesso c’è più di una persona che ha bisogno e devo scegliere chi aiutare” ha detto. “I pazienti capiscono, ma ricevono meno cure rispetto a prima”.

Un’altra infermiera l’ha messa così: “se ci sono due persone che stanno morendo, possiamo aiutarne solo una – siamo ridotti così”.

Quando le ho chiesto come si sentisse a lavorare in queste condizioni, la Conti mi ha detto alle volte le vien voglia di buttarsi dalla finestra, aggiungendo: “l’unica maniera di sopravvivere è amare il proprio lavoro”. Sa di 7 suoi colleghi – 2 dottori e 5 infermiere – che hanno lasciato l’ospedale per andare a lavorare in Inghilterra. Un cardiochirurgo mi ha detto che 59 specialisti cardiologi greci sono andati a lavorare per il sistema sanitario nazionale anglosassone.

Più tardi, ho parlato con un conducente di ambulanze che mi ha raccontato di un recente incidente in cui i freni del suo veicolo di 11 anni si sono rotti, mentre si affrettava a portare la vittima di un incidente in ospedale. E’ riuscito a evitare un’altra collisione solo distruggendo il cambio. “Spesso succedono guasti a questi veicoli”, ha aggiunto. “Ma se arrivi in ambulanza, quantomeno hai una priorità maggiore”.

Ci sono stati casi recenti di ospedali rimasti senza benzina per le ambulanze – e perfino senza antidolorifici per i pazienti. In un altro, un guidatore mi ha confessato che prima era un facchino a cui hanno fatto 15 giorni di addestramento per poi mandarlo in giro come paramedico per trattare gli incidenti più gravi. “E’ folle” ha detto. “Non siamo formati a sufficienza”.

Tra i più colpiti ci sono i malati di cancro, che possono aspettare 4 mesi per una diagnosi e poi 6 mesi per avere i trattamenti chiave. Le rappresenze sindacali a Agios Savvas ad Atene, il più grande centro oncologico della Grecia, hanno detto che il personale è sceso a circa la metà di quello che servirebbe.

“Se devi aspettare 6 mesi per cominciare la radioterapia, allora è inutile venire – o muori nel frattempo o il cancro è così avanzato che non serve più” ha detto Petros Athanasiades, un radiologo.

Dopo aver visto un paziente quasi morto per aver perso il lavoro, e di conseguenza il diritto alle cure, il cardiologo George Vichas ha messo in piedi una clinica gratuita di comunità servita da volontari, e ci sono 39 casi simili nel paese.

Lo specialista ha detto che hanno incontrato 5 casi in un reparto di maternità dove i neonati venivano tenuti in ostaggio fino a quando i loro genitori non pagavano le parcelle. “Abbiamo assistito a un assoluto collasso del sistema sanitario” ha detto.

Come è stato possibile arrivare a questo punto? E cosa significa questo per il futuro della nazione all’interno dell’eurozona – e per l’intera eurozona? Prima del collasso, il sistema sanitario greco era inefficiente, mal gestito e corrotto come il resto del settore pubblico – ma forniva personale ben preparato e un sistema sanitario universalistico tra i più completi al mondo.

Ma dopo che la crisi ha colpito e il paese ha ricevuto l’ordine da parte dei creditori internazionali di tagliare i costi, le nuove regole sui sussidi e la disoccupazione crescente hanno fatto esplodere il numero dei greci privi di copertura sanitaria, da 500.000 a 2,5 milioni di persone.

L’esplosione della povertà e il deterioramento delle cure mediche hanno aumentato i problemi, dal diabete alle depressioni, dalle dipendenze da stupefacenti ai problemi cardiaci, dall’HIV alla tubercolosi. Sia la mortalità infantile sia i suicidi sono fortemente aumentati.

Nel frattempo, i pazienti sono passati dai sistemi privati a quello pubblico, aumentando il carico in capo allo stato, mentre spesso hanno posticipato i trattamenti così aggravando le proprie condizioni a causa del costo delle medicine e dei dottori – molti dei quali chiedono pagamenti sottobanco.

L’Unione Europea e l’eurozona erano progetti pensati per unire i paesi tra loro. Al contrario, hanno esacerbato la povertà, il decadimento e la divisione.

Ma ancora gli euro-zeloti chiedono altra austerità. Mentre l’ultima ondata di politici greci sembra incapace di risolvere la crisi tanto quanto i suoi sventurati predecessori. Il paese e il suo popolo arrugginito sono intrappolati tra molti altri anni di questa lenta stagnazione e il dolore immediato di un’uscita dall’euro. Non c’è da meravigliarsi che la seconda opzione sembri una scommessa sempre più attraente.

Non è difficile capire perché un default su parte – o magari tutto – il debito di 320 miliardi di euro della Grecia viene temuto in Europa: potrebbe scatenare un effetto domino, a partire dalla Spagna e dal Portogallo, che potrebbe mettere fine al sogno (Fogno? NdvdE) europeo.

Precipiterebbe la Grecia in crisi. Ma senza dover ripagare il debito, il paese sarebbe in surplus. Fuori dall’euro, attrarrebbe almeno enormi investimenti esteri, le sue esportazioni aumenterebbero considerevolmente e potrebbe mettersi a ricostruire.

E potrebbe fare una cosa che è poi la definizione moderna di una nazione: potrebbe iniziare a prendersi cura delle malattie dei suoi stessi cittadini.

Alla fine, quel che potrebbe essere una rinascita per la Grecia potrebbe essere la morte del sogno europeo originale.