In un articolo su Der Spiegel del 2010, l’ex capo della Bundesbank Otto Pöhl confermava a chiare lettere un fatto gravissimo su cui ancora persiste – come su tante altre mostruosità di questa UEM – la rimozione collettiva : l’inutilità dei “salvataggi” alla Grecia, che in realtà servono solo a “salvare” le incaute banche creditrici tedesche e francesi, scaricando le perdite sulle spalle dei contribuenti europei. Pöhl, da buon tedesco, non tollera di pagare un solo centesimo per la permanenza della Grecia nella moneta forte e dimostra come l’unione fiscale, e con essa gli Stati Uniti d’Europa, siano una retorica vuota e impossibile, oggi quanto ieri.

 

Der Spiegel, 18 maggio 2010

Il pacchetto da 750 miliardi di euro che l’Unione Europea ha approvato la settimana scorsa per salvare la moneta unica è stato molto criticato in Germania. L’ex capo della Bundesbank, Karl Otto Pöhl, in un’intervista allo Spiegel ha detto che la Grecia alla fine potrebbe dover uscire, e che le fondamenta dell’euro si sono decisamente indebolite.

SPIEGEL: Signor Pöhl, lei sta ancora investendo nell’euro – o la moneta unica europea si è fatta troppo instabile ultimamente?

Pöhl: Ho ancora del denaro in euro, ma la domanda è legittima. C’è ancora il rischio che l’euro diventi una moneta debole.

SPIEGEL: Il tasso di cambio col dollaro è ancora vicino a 1.25. Dov’è il problema?

Pöhl: Le fondamenta dell’euro sono decisamente cambiate dopo che i governi dell’eurozona hanno deciso di trasformarsi in un’unione di trasferimenti. Questa è una violazione di ogni regola. Nei trattati che regolano il funzionamento dell’Unione Europea, c’è scritto esplicitamente che nessun paese può essere responsabile del debito di un altro paese. Ma ciò che stiamo facendo ora è proprio questo. Si aggiunga il fatto che, contro tutte le sue promesse, e contro un esplicito divieto fatto dal proprio regolamento costitutivo, la Banca Centrale Europea (BCE) è stata coinvolta nel finanziamento dei singoli Stati. Ovviamente tutto ciò avrà un impatto.

SPIEGEL: Cosa pensa che succederà?

Pöhl: Il valore dell’euro è già crollato rispetto a quello di molte altre valute. Questa tendenza potrebbe continuare, perché ciò che abbiamo fatto, in definitiva, è stato di garantire per una serie di valute più deboli a cui non si sarebbe mai dovuto permettere di diventare parte dell’euro.

SPIEGEL: Il governo tedesco ha detto che non ci sono alternative al pacchetto di salvataggio per la Grecia, né a quello per altri paesi con problemi di debito.

Pöhl: Non ci credo. È ovvio che le alternative ci sono. Per esempio, si sarebbe potuto impedire fin dall’inizio alla Grecia di entrare nell’eurozona.

SPIEGEL: Questo può essere vero. Ma è un errore che è stato fatto anni fa.

Pöhl: Nondimeno è stato un errore. Questo è del tutto evidente. Mi sarei anche aspettato che la Commissione Europea e la BCE intervenissero ben prima. Avrebbero dovuto capire che un piccolo, minuscolo paese come la Grecia, senza una base industriale, non sarà mai in grado di ripagare un debito di 300 miliardi di euro.

SPIEGEL: Secondo il piano di salvataggio si tratta di 350 miliardi…

Pöhl: …che quel paese è sempre meno in grado di restituire. Senza una ristrutturazione, una cancellazione parziale del debito, non ce la farà mai. Allora perché non farla subito? Questa sarebbe stata un’alternativa. L’Unione Europea avrebbe dovuto dichiarare, sei mesi fa o anche prima, che il debito greco era da ristrutturare.

SPIEGEL: Ma secondo la cancelliera Angela Merkel, ciò avrebbe portato a un effetto domino, con ripercussioni per tutti gli altri paesi europei che avevano crisi di debito.

Pöhl: Non ci credo. Penso si tratti di qualcosa di completamente diverso.

SPIEGEL: Del tipo?

Pöhl: Si trattava di proteggere la banche tedesche, ma soprattutto le banche francesi, dalla cancellazione del debito greco. Lo stesso giorno in cui il pacchetto di salvataggio è stato approvato, le azioni delle banche francesi sono salite del 24 percento. Guardate bene, e potrete vedere cosa era realmente in gioco – vale a dire, salvare le banche e salvare i greci ricchi.

SPIEGEL: Nell’attuale situazione di crisi, e con tutta la turbolenza nei mercati, ci sarebbe davvero stata la possibilità di condividere coi creditori i costi del piano di salvataggio?

Pöhl: Penso di sì. Avrebbero potuto tagliare il debito di un terzo. Le banche avrebbero così dovuto depennare un terzo dei loro titoli.

SPIEGEL: C’era il timore che gli investitori non avrebbero più osato toccare titoli di stato greci per anni, e forse nemmeno quelli di altri paesi dell’Europa del sud.

Pöhl: Penso che sarebbe avvenuto l’opposto. Gli investitori si sarebbero accorti rapidamente che la Grecia a quel punto era nelle condizioni di gestire i propri problemi di debito. Per questa ragione, sarebbe presto tornata la fiducia. Ma ormai quel momento è passato. Ora siamo in un guaio.

SPIEGEL: Com’è possibile che il fondamento dell’euro sia stato abbandonato, in pratica in una notte?

Pöhl: È avvenuto semplicemente con un colpo di penna – anche nel parlamento tedesco. Erano tutti lì a lamentarsi degli speculatori, e adesso, così all’improvviso, tutto sembra possibile.

SPIEGEL: Lei non crede agli attacchi degli speculatori, di cui si parla così spesso?

Pöhl: No. Molti di quelli che sono coinvolti sono istituti assolutamente rispettabili – come le banche, ma anche compagnie d’assicurazione e d’investimento – e fondi pensione – che stanno semplicemente traendo un vantaggio dalla situazione. Ciò è perfettamente comprensibile. Il mercato esiste per questo.

SPIEGEL: Lei pensa davvero che i fondi pensione debbano scommettere su titoli di debito ad alto rischio?

Pöhl: No. Penso che dovrebbero investire i soldi che hanno in gestione nel modo più sicuro possibile. Se il rating del debito di un loro debitore peggiora perché questo debitore ha vissuto per anni al di sopra dei suoi mezzi, allora è perfettamente razionale che queste istituzioni si sbarazzino dei titoli che detengono – perché si tratta di titoli che sono diventati insicuri. A quel punto altri investitori comprano i titoli ad un prezzo più basso, e ricevono dei premi di rischio più alti, ma ovviamente hanno anche rischi maggiori. È il normale funzionamento del mercato.

SPIEGEL: Con la differenza che adesso gli speculatori non stanno patendo alcun rischio perché tutti i paesi dell’eurozona si sono accordati per garantire il debito greco.

Pöhl: Esatto, e questo è un male. Significa che i meccanismi fondamentali dell’economia di mercato sono stati alterati.

SPIEGEL: È possibile che i politici si siano inventati lo spettro di una speculazione rampante per legittimare la violazione del Trattato di Lisbona e delle regole della BCE?

Pöhl: Certamente è possibile. Anzi, è decisamente plausibile.

SPIEGEL: Quali saranno le conseguenze politiche di questa crisi?

Pöhl: L’intero meccanismo della comunità europea è destinato a cambiare? L’UE è una federazione di nazioni, non una repubblica federale. Ma ora la Commissione Europea avrà molti più poteri e più autorità, nonché la possibilità di interferire con le leggi finanziarie nazionali. Ciò tuttavia è costituzionalmente problematico per la Germania.

SPIEGEL: Ma ciò potrebbe anche essere interpretato come uno sviluppo positivo. Per molto tempo i critici hanno detto che prima di poter avere una vera unione monetaria, è necessario avere una politica fiscale ed economica comune. Di certo l’attuale crisi ha portato l’UE più vicina a questo obiettivo.

Pöhl: Sì, quello è logicamente il prossimo passo della nostra unione, ma siamo noi a doverne portare il peso. Dovete valutare quanto tutto ciò costerà a noi tedeschi. Avrei preferito che le cose non si spingessero fino a questo punto.

SPIEGEL: In passato i banchieri della Bundesbank, la banca centrale tedesca, si opponevano con veemenza a qualsiasi interferenza politica – per esempio, ogni volta che i governi volevano prendere il controllo delle riserve auree. Adesso si stanno rompendo dei tabù ancora più importanti – ciononostante si sono sentite poche proteste. Perché?

Pöhl: Il presidente della Bundesbank, Axel Weber, è in un vicolo cieco. Da tempo ha lanciato degli avvertimenti contro questo genere di sviluppi, e continua a farlo. Ma di certo è difficile continuare a farlo contro la maggioranza politica.

SPIEGEL: Specialmente se aspira alla presidenza della BCE, e perciò dipende dalla disponibilità dei politici.

Pöhl: Anche questo potrebbe avere un ruolo.

SPIEGEL: Nel periodo che ha preceduto l’unione monetaria, cioè quando la Germania si è riunificata nel 1990, si diceva che, se qualcosa è economicamente sbagliato, è anche un errore politico. Il pacchetto di salvataggio per un’eurozona traballante ha un senso?

Pöhl: Dipende da cosa si vuole ottenere. Se si vuole solo calmare i mercati per un po’, allora ha senso. Ma questa non può essere l’unica ragione.

SPIEGEL: Perché gli effetti collaterali sarebbero eccessivi?

Pöhl: Esatto. Immaginate se davvero si facesse ciò che si dice. La Germania dovrebbe pagare innumerevoli miliardi. Sarebbe spaventoso. E ciò potrebbe portare l’euro a essere una moneta debole.

SPIEGEL: Se lei oggi fosse il presidente della Bundesbank, ordinerebbe di stampare marchi tedeschi per essere pronto nel caso diventassero necessari?

Pöhl: No, no, non siamo ancora arrivati a quel punto. A mio parere l’euro non è in pericolo. Forse uno dei paesi più piccoli dovrà abbandonare l’unione monetaria.

SPIEGEL: Come funzionerebbe?

Pöhl: Ciò riguarderebbe la Grecia, che dovrebbe – se restiamo al caso che stiamo discutendo – reintrodurre la dracma.

SPIEGEL: Ma la Grecia non sembra avere intenzione di farlo – e forzare Atene a uscire dall’unione monetaria sarebbe contro gli accordi europei.

Pöhl: Vero. Finché un paese riceve un supporto così massiccio, certo, non ha intenzione di voltare le spalle all’euro.

SPIEGEL: Pensa che ciò potrebbe cambiare?

Pöhl: Nel medio-lungo termine non lo escludo.