F. Coppola: Mario Draghi e il Santo Graal

In questo articolo di Frances Coppola, il Santo Graal di Mario Draghi è l’euro, la moneta unica per cui interi popoli sono pronti a sacrificarsi in nome della redenzione dalla loro condizione. Perché la moneta non è solo fatto economico, ma sociale, storico e identitario, e l’euro è stato vissuto dai paesi periferici come biglietto per il club dell’Europa ricca e come promessa di prosperità. Ma l’euro, sostiene la Coppola, non ha radici nella storia e nella cultura europea, è una moneta unica fasulla fondata sulla menzogna: sostiene di promuovere l’unità europea, ma è impostata per creare e mantenere frammentazione e diffidenza; sostiene di preservare la sovranità, ma per garantire la propria sopravvivenza richiede ai suoi Stati membri di cedere il controllo delle loro economie e, sempre più, delle loro politiche; sostiene di portare prosperità, ma la sua eredità è la depressione. L’euro non sopravviverà, ma prima di crollare dovrà essere spogliato di tutta la sua lucentezza fasulla, e nel modo in cui viene trattata la Grecia dalle “istituzioni” ne stiamo vedendo le prime avvisaglie.

di Frances Coppola, 18 giugno 2015

In risposta ad un commento sul mio recente post su Target2 e ELA, ho detto questo:

Non ci sono “euro greci” o “euro tedeschi”. Ci sono solo euro europei. Quindi la BCE non scambia euro greci e tedeschi alla pari. Entrambi i paesi stanno usando la stessa moneta, che è prodotta dall’Eurosistema. Le Banche Centrali Nazionali non sono enti autonomi, fanno parte dell’Eurosistema. Non creano le proprie valute: insieme, creano la moneta unica.

Ecco come funziona una moneta unica. Se ci sono più “banche centrali” all’interno di un’area a moneta unica – come ce ne sono ad esempio negli Stati Uniti – esse non emettono le proprie valute. La Federal Reserve di St. Louis non emette dollari di St. Louis. Produce dollari degli Stati Uniti. Come fa la Fed di Minneapolis, e la Fed di New York, e la Fed di Atlanta, e così via. Le dodici banche della Federal Reserve producono collettivamente una sola valuta, il dollaro USA.

Quindi la persona che ha sostenuto che gli euro greci e quelli tedeschi sono scambiati alla pari dalla BCE, che è il prezzo sbagliato, è nel torto, no?

Se l’euro fosse davvero una moneta unica, sarebbe nel torto. E questo era l’assunto dal quale partivo nella mia risposta.

Ma a pensarci bene, qualcosa non quadra del tutto. La struttura dell’Eurosistema non è quella di una moneta unica. Nessun’altra area monetaria ha “banche centrali” individuali per ciascuno dei suoi stati membri. Gli Stati Uniti hanno dodici banche della Federal Reserve, non cinquanta. Il Regno Unito – probabilmente la più antica e la più stabile unione monetaria – ha quattro “Stati membri”, ma solo una banca centrale, nonostante il fatto che due dei suoi Stati membri producano le proprie banconote. Una moneta unica non ha bisogno di una “banca centrale” per ogni Stato membro. Ma un sistema di tassi di cambio fissi ce l’ha. L’Eurosistema è costruito come se l’Eurozona stesse utilizzando un sistema di tassi di cambio fissi, non una moneta unica.

Per una moneta unica, dove vengano emesse le banconote è irrilevante. Gli Stati Uniti non segnano le proprie banconote con l’identificativo dello stato in cui sono state emesse. Nel Regno Unito, le banconote scozzesi sono diverse dalle banconote inglesi – ma in realtà sono una moneta parallela che è agganciata con cambio alla pari alla sterlina e completamente convertibile con le banconote fisiche in sterline in una sorta di regime di currency board. Ma le banconote in euro sono contrassegnate con la loro valuta di origine. Ancora una volta, questo non è quello che ci si aspetterebbe per una vera e propria moneta unica.

La costruzione del sistema Target2 riflette la struttura dell’Eurosistema. Target2 registra i saldi di credito e di debito tra le “banche centrali nazionali” dell’Eurosistema. Addebita gli interessi sui saldi a debito, e paga gli interessi sui saldi a credito (anche se al momento il tasso di interesse sul credito è in realtà negativo). Questa organizzazione è francamente bizzarra. L’interesse viene creato da un ente dell’Eurosistema e poi trasferito ad un altro. Non entra nè esce dell’Eurosistema: è semplicemente la creazione e la circolazione di riserve all’interno del sistema. Si tratta, in breve, di signoraggio. Le entità dell’Eurosistema con saldi debitori creano gli interessi e li pagano alla BCE: le entità dell’Eurosistema con crediti ricevono l’interesse da parte della BCE. Poiché le voci di debito e di credito all’interno di un sistema chiuso devono trovare un equilibrio, l’effetto netto è che i soggetti dell’Eurosistema con saldi debitori creano e trasferiscono riserve verso le entità dell’Eurosistema che sono in credito. Ma è tutto denaro finto. Le “banche centrali nazionali” dell’Eurosistema non sono indipendenti, né sono rappresentanti degli Stati membri: sono semplicemente i rami dell’Eurosistema. E all’interno di Target2, non sono nemmeno reali. Sono solo rappresentazioni della struttura dell’Eurosistema. I pagamenti di interessi sono simbolici. Così come lo sono i saldi.

Ma per Hans Werner Sinn, i saldi Target2 non sono simbolici. Sono i debiti reali tra gli Stati membri della zona euro. E l’interesse pagato è reale. Quindi un paese che lascia la zona euro deve sistemare la sua bilancia Target2 con un vero e proprio trasferimento di euro ottenuti attraverso la tassazione o l’indebitamento sovrano.

La visione di Sinn è ampiamente supportata, anche se mina seriamente il concetto di euro come moneta unica. Ma c’è un problema ancora più grande – e che è stato identificato non da Sinn, ma dalla persona che probabilmente ha più da perdere da un crollo dell’euro. Mario Draghi.

Mi ci è voluto un po ‘per identificare ciò che è strano in questa affermazione tratta da un discorso di Draghi a Helsinki nel novembre 2014 (il corsivo è mio):

…. Se ci sono parti della zona euro che stanno peggio all’interno dell’Unione, potrebbero alimentarsi dubbi sul fatto che in definitiva queste potrebbero dover uscire. E se un paese può potenzialmente lasciare l’unione monetaria, allora questo crea un precedente replicabile per tutti i paesi. Questo a sua volta potrebbe minare la fungibilità del denaro, poiché i depositi bancari e gli altri contratti finanziari in qualsiasi paese sosterrebbero un rischio di ridenominazione.
Questa non è teoria: tutti abbiamo visto con i nostri occhi, e con costi notevoli in termini di benessere e di occupazione, come i timori sull’uscita dall’euro e la ridenominazione abbiano frammentato le nostre economie.
Così dovrebbe essere chiaro che il successo dell’Unione monetaria dovunque dipende dal suo successo dappertutto. L’euro è – e deve essere – irrevocabile per tutti i suoi Stati membri, non solo perché i trattati dicono così, ma perché senza questo non ci può essere una vera e propria moneta unica.

All’apparenza, questo appare come un invito ad impegnarsi a favore della moneta unica. Ma un momento. Draghi dice, in effetti, che una vera moneta unica non può permettere modifiche allo stato di membro. Questo non è vero.

Nel 1922, l’Irlanda del Sud ha lasciato il Regno Unito, diventando prima lo Stato Libero d’Irlanda e poi la Repubblica d’Irlanda. Ha adottato una propria moneta, la sterlina irlandese, nel 1928. In nessun momento è mai venuto in mente a nessuno che l’Irlanda adottando la propria moneta avrebbe minacciato l’esistenza della sterlina. In effetti, la sterlina ha continuato ad essere utilizzata nell’Irlanda indipendente assieme alla moneta irlandese.

L’anno scorso, la Scozia ha tenuto un referendum per decidere se rimanere nel Regno Unito. Ha scelto di rimanere a malapena. La sterlina in effetti era una questione controversa nel referendum, ma non perché la Scozia lasciando l’unione ne avrebbe minacciato l’esistenza. Anche coloro che sostenevano che l’uscita della Scozia avrebbe significato la fine del Regno Unito, e quelli che dicevano che alla Scozia sarebbero inevitabilmente seguite il Galles e l’Irlanda del Nord, non hanno sostenuto che la sterlina avrebbe cessato di esistere. Anzi. Gli appassionati sostenitori dell’indipendenza scozzese hanno rivendicato la sterlina come propria e hanno chiesto di condividerla con il resto del Regno Unito dopo l’indipendenza. Non sorprende, dal momento che il resto del Regno Unito non aveva voce in questo referendum (e c’era molto scetticismo su un accordo di unione monetaria sullo stile dell’Eurozona, con buona ragioni), che la domanda sia stata respinta dal governo britannico.

Nel “divorzio di velluto” tra la Repubblica Ceca e la Slovacchia, entrambe le parti alla fine hanno scelto una nuova moneta. Ma questo è insolito. Più spesso, quando le aree valutarie si rompono, lo stato dominante mantiene la moneta unica: per esempio, il rublo – che era la moneta dell’Unione Sovietica – rimane la valuta della Russia. Monete uniche autentiche possono modificare la loro fedeltà, ma non scompaiono. Rimangono attraverso la storia, il costume e, soprattutto, nell’identità. Il rublo è stata la valuta della Russia per un tempo molto lungo: gli stati satelliti vanno e vengono, ma la moneta rimane un segno dell’identità russa.

In una interessante intervista con Jacobin Magazine, l’economista e deputato greco Costas Lapavitsas – parlando della crisi greca – dice che la valuta di un paese è strettamente legata con l’identità del suo popolo:

Questa crisi dimostra oltre ogni dubbio che il denaro è molto più di un fenomeno economico. Fondamentalmente è un fenomeno economico, ovviamente. Ma è molto più di questo. Ha molte dimensioni sociali e una delle dimensioni che ha, che è fondamentale, è quella dell’identità.
Il denaro, per ragioni di cui non possiamo parlare ora ma che sviluppo nel mio lavoro, è associato a credenze, costumi, prospettive, all’ideologia, e all’identità. Il denaro diventa identità più del capitalismo.

Egli aggiunge che per i paesi periferici, essere membri dell’euro è molto di più che usare soltanto una moneta. È un segno di appartenenza – quello di essere accettati come membri a pieno titolo di un grande e ricco club chiamato “Europa”:

La gente deve capire che per i Greci, entrare nell’unione monetaria e usare la stessa moneta del resto dell’Europa occidentale è stato anche un salto di identità. Nella coscienza popolare, e data la storia della Grecia, ha permesso ai greci di pensare che erano diventati “veri europei”. In un piccolo paese all’estremità sud dei Balcani, che ha avuto una storia molto turbolenta, attraverso il periodo ottomano e quello che è successo in seguito, questa è stata una cosa molto, molto importante.

Questo atteggiamento non è limitato alla Grecia. Quando recentemente ho scritto sulla Lettonia, sono rimasta colpita da come l’adesione all’euro sia stata vista come una sorta di Sacro Graal – un bellissimo premio da vincere attraverso difficoltà e privazioni. Per i lettoni, come per i greci, l’appartenenza all’Euro é stata il segno di essere accettati in questo meraviglioso club chiamato Europa, lasciandosi alle spalle la terribile eredità del loro passato sovietico. Il segno che accettando l’Euro avevano ancora una volta ceduto la propria sovranità che sembrava loro persa.

La tragedia è che l”identità europea”, che è così attraente allo stesso modo per greci e lettonii, non esiste. Certo, potrebbe svilupparsi – dopo tutto, l’America è riuscita a creare un’identità comune da una collezione in guerra di Stati diversi. Ma l’Europa ha 3.000 anni di conflitti e spargimenti di sangue da superare, incluse le due guerre più terribili nella storia del pianeta e alcune delle più grandi atrocità. La paura di una nuova guerra non è sufficiente a superare le differenze profondamente radicate nella cultura, nel costume e nell’identità tra – e in effetti all’interno – i paesi dell’Europa. E rinchiuderli in una moneta artificiale che non ha alcun fondamento nella storia o nel costume non finirà per creare un’identità europea. Come abbiamo visto troppo spesso negli ultimi anni, quando una crisi colpisce, la solidarietà europea svanisce come nebbia al mattino. L’identità europea è un falso amico.

L’Euro è fondato sulla menzogna. Sostiene di promuovere l’unità europea, ma è impostato per creare e mantenere frammentazione e diffidenza. Sostiene di preservare la sovranità, ma per garantire la propria sopravvivenza richiede ai suoi Stati membri di cedere il controllo delle loro economie e, sempre più, le loro politiche. Sostiene di portare prosperità, ma la sua eredità è la depressione.

E poiché si fonda sulla menzogna, è fragile. Draghi ha infatti ragione sul fatto che se un paese esce, altri potrebbero seguire, e che ciò può portare allo sfaldarsi di tutto. Ma questo non succede perché l’irrevocabilità dell’adesione è una caratteristica necessaria di una moneta unica. Chiaramente, non è così: in altre unioni monetarie, gli Stati membri vanno e vengono, ma la valuta sopravvive. No, l’irrevocabilità dell’adesione è necessaria perché l’euro NON è una moneta unica. Ne mancano le fondamenta nella storia, nel costume, nell’identità e nella fiducia che caratterizzano le monete uniche vere. E la sua costruzione istituzionale è quella di un sistema a tassi di cambio ancorati, non una moneta unica. Abbiamo visto nel 1992 come un sistema a tassi di cambio ancorati può sciogliersi quando un membro esce

Mentre scrivo, si discute molto sul fatto che la Grecia lascerà l’euro. E poiché il default si avvicina e non si conclude nessun accordo, la paura si diffonde dalla Grecia verso altri paesi. Se la Grecia fa bancarotta ed esce, cosa succederà al Portogallo? Alla Spagna? All’Italia?

Abbiamo già recitato questa scena. Si chiama “contagio”. Ci è stato detto che non sarebbe accaduto di nuovo: la BCE ha una batteria di artiglieria finanziaria per proteggere gli altri paesi della zona euro dagli effetti di un disastro greco e le banche sono state riparate. Sembra che i mercati la pensino diversamente. I mercati azionari sono in calo, i rendimenti dei titoli dei paesi periferici hanno dei picchi, gli investimenti delle imprese collassano…. Il contagio è tornato, con una vendetta.

A Draghi è ampiamente riconosciuto di aver messo fine al panico dei mercati che minacciava di distruggere l’euro nel 2012. “Faremo tutto il necessario”, disse. Gli operatori di mercato lo interpretarono nel senso che la BCE avrebbe agito come un vero e proprio prestatore di ultima istanza, e questa interpretazione è stata supportata con il programma OMT. Allora, perché stanno nuovamente andando nel panico ora?

Non credo che Draghi meriti tanto credito come egli è stato riconosciuto per aver calmato il panico del 2012. Il vero motivo per cui i mercati si calmarono è che nessuno ha lasciato l’Euro. La Grecia è stata salvata. Ancora una volta. E questo è stato sufficiente a rassicurare i mercati che l’euro non si sarebbe sciolto. Ma ora, siamo tornati dove eravamo prima della ristrutturazione del 2012. Il debito greco è pari al 180% del PIL, il suo avanzo primario sta andando in fumo ed ha un governo di sinistra non cooperativo e bellicoso che si rifiuta di fare ciò che i creditori vogliono. Il default e l’uscita della Grecia sono di nuovo all’ordine del giorno, e i mercati hanno sempre più dubbi che questa volta ci sarà il salvataggio. Se la Grecia se ne va, gli altri potrebbero seguire….

Per come la vedo, la Grecia avrebbe dovuto lasciare da tempo – in effetti non avrebbe mai dovuto aderire. Sappiamo che la Grecia ha mentito per entrare nell’euro. Ma allo stesso modo, si è mentito alla Grecia. Le è stato promesso un futuro dorato. Invece, ha ottenuto la distruzione della competitività, un debito insostenibile e una profonda e prolungata depressione. Il guaio è che per una economia danneggiata a questo modo, lasciare l’euro sarebbe molto doloroso ora. E ancora più importante, al momento il popolo greco non sembra voler lasciare. Posso assolutamente capirlo, data la carica emotiva che l’appartenenza all’euro sembra portare per i paesi periferici. Lasciare volontariamente sarebbe un’ammissione di fallimento: essere espulso sarebbe ancora peggio.

Quindi, anche se penso che a lungo termine la Grecia farebbe meglio fuori dell’euro, io rispetto il desiderio del suo popolo di aggrapparsi al proprio sogno. L’uscita unilaterale non è la soluzione – e non lo è costringere la Grecia ad uscire, dal momento che farebbe solo sciogliere l’euro ancora più velocemente (stai ascoltando,  Germania?). Liquidare l’euro in modo ordinato è la cosa giusta da fare.

Ma questo non accadrà, mentre la gente continua a credere che l’euro porterà prosperità. In qualche modo, l’euro deve essere spogliato della sua lucentezza fasulla. E l’oro degli sciocchi.

 

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