Telegraph: la Banca Centrale greca sta politicamente giocando col fuoco

E.-Pritchard commenta le gravi dichiarazioni della Banca Centrale Greca. Questa istituzione, “indipendente” (dal governo greco) come l’UE comanda, cerca di spingere il governo a sottomettersi ai suoi creditori, sconfinando in un campo che non è di sua competenza. Per aggiungere il danno alla beffa, lo fa con affermazioni di dubbia validità, sorprendenti da parte di presunti “tecnici”. Questo atteggiamento delle banche centrali è l’ennesimo grave vulnus alle democrazie europee: per l’ennesima volta, élite non elette tentano di imporre la loro linea ai governi democratici

 

 

di Ambrose Evans-Pritchard, 17 giugno 2015

La Banca Centrale Greca ha lanciato un ultimo straziante lamento prima che la situazione precipiti, portando con sé una maledizione di eschiliana memoria.

Le piaghe della terra scenderanno sul popolo greco se il governo radicale di sinistra di Syriza guidato da Alexis Tsipras continuerà a sfidare le potenze creditrici europee e sceglierà il default. Mangeranno polvere per il resto delle loro vite. Congeleranno coperti di stracci. Gemeranno e si lamenteranno per l’eternità.

Se non si dovesse raggiungere un accordo, si darebbe il via a un percorso doloroso che porterebbe inizialmente a un default greco e in definitiva all’uscita del paese dall’eurozona e – molto probabilmente – dall’Unione europea,” ha affermato.

“Una crisi debitoria gestibile si ingigantirebbe in una crisi incontrollabile, con grandi rischi per il sistema bancario e la stabilità finanziaria. La conseguente crisi acuta del tasso di cambio farebbe impennare l’inflazione” (E questa sarebbe una crisi debitoria gestibile? NdVdE).

La Banca centrale non ha presentato questi avvenimenti come potenziali pericoli nello scenario peggiore – qualcosa che tutti avremmo potuto accettare – ha affermato che questo è quel che accadrà, a meno che il signor Tsipras non accetti i termini imposti da Bruxelles, prima che il Ministero del tesoro greco finisca i soldi.

“Tutto questo implicherebbe una profonda recessione, un drammatico declino nei livelli di reddito, un aumento esponenziale della disoccupazione e un crollo di tutto ciò che l’economia greca ha raggiunto nel corso degli anni di adesione all’UE, e soprattutto all’eurozona. Dal suo posto tra i membri del nucleo dell’Europa, la Grecia verrebbe relegata al rango di un paese povero del Sud europeo.”

Mai in precedenza un rapporto “di politica monetaria” del genere è stato pubblicato dalla Banca centrale di un paese sviluppato, o di un qualsiasi paese. Si tratta di un assalto politico al proprio governo democraticamente eletto.

Zoe Konstantopoulou, portavoce del parlamento greco, ha rigettato il documento definendolo “inaccettabile”. I parlamentari di Syriza, furiosi, l’hanno definito un tentativo di seminare il panico.

Yannis Stournaras, il governatore della banca centrale, non è certo una figura neutrale. E’ stato il ministro delle finanze del precedente governo conservatore. Le sue azioni ci rivelano molto del vulnus istituzionale in seno allo Stato Greco, e perché una vera rivoluzione si rende necessaria.

Da dove cominciare tra le varie “lievi imprecisioni” del rapporto? Non è vero che la Grecia sarebbe “molto probabilmente” costretta a uscire dalla UE in seguito a un ritorno alla dracma. Tale escalation sarebbe estremamente improbabile, a prescindere da un coro di vuote minacce a riguardo da parte di Bruxelles.

La decisione verrebbe presa sulla base di considerazioni politiche e geo-strategiche da parte dei leader di Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, Polonia e dei loro pari al Consiglio Europeo, mentre Washington sarebbe lì ad alitare sul collo.

Se costoro vogliono mantenere la Grecia nella UE, lo faranno. La legge dei trattati europei non dà linee guida categoriche su questo punto. Ed è notoriamente elastica, in ogni caso.

Gli Svedesi, i Polacchi, i Cechi rimangono fuori dall’unione monetaria, anche se “legalmente” ci si aspetta che ne entrino a far parte. La questione viene rimandata in eterno con la vaga promessa di entrare al momento giusto. Lo stesso può essere fatto con la Grecia, con un semplice schiocco delle dita.

Ci potrebbe essere qualcuno nella struttura di potere dell’unione monetaria intenzionato a rendere la vita di Syriza un inferno, per dimostrare che nessun paese può scontrarsi con la struttura di potere dell’UE senza pagarne le conseguenze, oppure per infliggere un colpo ai movimenti ribelli nel proprio paese, in particolare il partito spagnolo di estrema sinistra Podemos.

Certamente ci saranno amare recriminazioni se la Grecia farà default sui 340 miliardi di dollari che deve ai governi e alle istituzioni dell’unione monetaria, infliggendo perdite dirette sui popoli di Lituania, Lettonia, Slovacchia, Slovenia e Portogallo – che sono anche loro, chi più, chi meno, in difficoltà.

Questa è la scelta morale che deve fare Syriza. È l’eredità velenosa del salvataggio della Troika UE-FMI del maggio 2010, quando i leader dell’unione monetaria hanno fregato i propri contribuenti per salvare le banche tedesche e francesi e salvare l’euro.

La mossa è stata fatta passare come un prestito allo stato greco, che era in bancarotta. Questa decisione fatale – amplificata da un secondo salvataggio raffazzonato nel 2012 – ha trasformato il conflitto tra la Grecia e le banche del nord Europa in un conflitto fratricida tra le nazioni stesse dell’unione monetaria.

Per cui, certo, è possibile immaginare che succeda il peggio. Ma se l’Europa dovesse agire seguendo i propri istinti punitivi, provocherebbe un disastro. Come ha detto il Signor Tsipras due settimane fa, i creditori rischiano di innescare un processo che potrebbe “trasformare interamente gli equilibri economici e politici in tutto il mondo occidentale”.

Interpretatelo come volete. Ad alcuni è parso un avvertimento sul fatto che la Grecia finirebbe nell’orbita russa se venisse troppo maltrattata. Il fianco sud-est dell’alleanza miliare della NATO verrebbe messo a rischio, proprio nel momento in cui Vladimir Putin sta ridisegnando i confini con la forza e trascendendo l’odine post-occidentale dell’Europa.

Potrebbe anche essere il momento in cui la Nato deve invocare la sua clausola di solidarietà (articolo V) nei paesi baltici per difendere quegli stessi stati che stanno spingendo molto per il trattamento più duro della Grecia. Mi domando se i ministri delle finanze del Mar Baltico e i loro ministri della difesa si parlano tra di loro riguardo il loro alleato greco della NATO.

“Se qualcuno pensa o vuole credere che la decisione attuale riguarda solamente la Grecia, sta facendo un grave errore. Vorrei suggerire loro di rileggere il capolavoro di Hemingway, ‘Per chi suona la campana’ “, ha detto.

Gettare la Grecia in pasto ai lupi arrecherebbe danni incalcolabili al progetto europeo, alla sua aura di solidarietà che verrebbe rivelata come falsità. “Nessuno avrebbe più alcuna fiducia nell’Europa se questa andasse in pezzi alla prima grande crisi,” ha detto il vice-cancelliere della Germania, Sigmar Gabriel.

Tale follia potrebbe accadere, ma non fintanto che la Cancelliera Angela Merkel rimane il leader della Germania e la statista preminente dell’Europa. E’ quasi certo che farà grandi passi per mantenere la Grecia nella famiglia UE, dentro o fuori dall’euro, sapendo quanto enorme sia davvero la posta in gioco.

Per quanto riguarda le affermazioni meccaniche della Banca centrale greca, esse non sono fondate. Il Grexit potrebbe “far impennare l’inflazione”, potrebbe portare ad un “aumento esponenziale della disoccupazione” e potrebbe portare ad un “crollo dell’economia greca”, (come se questi ultimi due non fossero già avvenuti), ma non c’è alcuna necessità che ciò avvenga.

L’affermazione che tutto quello che la Grecia ha ottenuto durante la sua adesione all’UE nel 1981 – qualunque cosa possa essere, misurata rispetto a un contro-fattuale – è così assurda che si può solo riderne.

Le conseguenze del Grexit dipenderebbero interamente dalle politiche perseguite da Syriza, dalla BCE, dalle potenze della UE, dagli Stati Uniti e dal FMI a seguito dell’evento.

Se si trattasse di un “divorzio consensuale”, come quello auspicato dietro le quinte dal ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble, le conseguenze potrebbero essere buone. In questo caso la BCE stabilizzerebbe la dracma a un livello di equilibrio, diciamo il 20% più bassa rispetto all’attuale tasso di cambio reale effettivo (REER). Ci sarebbe una sorta di “piano Marshall” per sostenere l’economia e rilanciare gli investimenti crollati.

Uno studio dell’università Panteion di Atene ha concluso che se anche la dracma si svalutasse del 50% questo avvenimento non darebbe il via a una spirale inflattiva. La competitività commerciale si riprenderebbe in fretta.

Le previsioni di un’inflazione alle stelle sono fatte invariabilmente dai difensori dello status quo quando gli accordi di cambi fissi vanno in pezzi. E’ stato il mantra nel 1931 prima che la Gran Bretagna abbandonasse il Gold Standard, e ancora nel 1992 prima di abbandonare lo SME. Si è rivelato una stupidaggine in entrambi i casi.

Gabriel Sterne di Oxford Economics dice che la fuga di capitali dalla Grecia ha raggiunto il 60% del PIL. Buona parte è nei conti esteri, in attesa di tornare una volta che il rischio di svalutazione si è consumato. “I primi mesi sarebbero caotici ma il denaro tornerebbe. La Grecia sta probabilmente meglio fuori dall’euro economicamente, purché persegua politiche sensate”, ha detto.

Quel che è chiaro è che la situazione attuale è intollerabile. Il Signor Tsipras si è scagliato contro i creditori questa settimana, accusati di “saccheggiare” il suo paese, e ha accusato il Fondo Monetario Internazionale di “responsabilità criminale”. Ha fatto un passo di troppo, ma aveva ragione a denunciare che le attuali richieste alla Grecia sono le peggiori che si potessero pensare. “Ci troviamo in una situazione dove il FMI prevale quando si parla di adesione all’austerità, ma l’UE prevale sul rifiuto di accettare la ristrutturazione del debito,” ha detto. Questo è il nocciolo della questione. E’ l’austerità FMI senza la cura FMI. (per non parlare del fatto che la classica cura FMI ha come caposaldo anche una svalutazione della moneta, impossibile senza Grexit NdVdE)

Ci possono essere molte importanti ragioni perché la Grecia debba restare nell’euro – io non sono né pro né contro – ma queste non hanno nulla a che fare con l’economia. Sono politiche, quasi spirituali. Riguardano un dibattito esistenziale su dove deve stare il Paese: è completamente parte dell’ovest o dovrebbe guardare alle sue radici orientali, ortodosse, “Bizantine” come suggeriscono molti dei suoi più grandi artisti?

La questione rilevante è se la Grecia può perseguire il suo percorso all’interno dell’euro, o se i tragici eventi hanno dimostrato che dovrebbe ritornare alla dracma in nome della sua anima sovrana.

 

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