Krugman: la Grecia ha bisogno di più austerità?

Krugman nel suo blog torna ancora sulla Grecia, ribadendo che la Grecia ha fatto aggiustamenti eroici e mostrando che – dati FMI – ha il saldo primario aggiustato per il ciclo più alto di tutta l’eurozona. Può ancora fare altro per porre fine alla depressione? Certo, ma solo fuori dall’euro.

di Paul Krugman, 19-06-2015

Come molti di noi hanno notato, è estremamente ingiusto che si sostenga che la Grecia non ha fatto nulla per aggiustarsi. Al contrario, si è imposta un’austerità incredibilmente dura e riforme sostanziali su altri fronti. Eppure si potrebbe essere tentati di sostenere che i risultati mostrano che la Grecia non ha fatto abbastanza – dopo tutto, lo scorso anno stava conseguendo solo un piccolo avanzo primario di bilancio (ovvero, senza contare gli interessi sul debito), e quest’anno è scivolata di nuovo in deficit. Quindi sono necessari altri aggiustamenti, giusto?

Beh, facciamo un passo indietro per un minuto e immaginiamo che non stessimo parlando di Grecia, ma degli Stati Uniti o del Regno Unito. Quando guardiamo i nostri bilanci, normalmente non ci concentriamo sul titolo del saldo di bilancio, ma sul bilancio corretto per il ciclo – una stima di quello che sarebbe più o meno in condizioni di pieno impiego. Questo consente di evitare la pressione a perseguire politiche procicliche che rendono l’economia instabile, e dà anche una idea migliore della sostenibilità di lungo periodo della posizione. E quando l’aggiustamento al ciclo può essere controverso, ci sono stime standard da parte di terzi, come il FMI e l’OCSE.

Quindi, ecco un’immagine che probabilmente non avete visto: le stime del FMI dei saldi primari corretti per il ciclo dei paesi della zona euro nel 2014:

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Sulla base di queste misure, la Grecia è la nazione più fiscalmente responsabile, anzi pazzamente austera, in Europa.

Quindi perché è in crisi fiscale? Perché l’economia è profondamente depressa.

Supponiamo che ci fosse un modo per porre fine a questa depressione. I problemi fiscali della Grecia si scioglierebbero, senza necessità di ulteriori tagli. Ma c’è un modo per farlo?

La risposta è: non fino a quando la Grecia rimane nell’euro. Può portare avanti le riforme che potrebbero renderla più competitiva, ma chiunque prometta risultati incredibili e rapidi non ha idea di che cosa stia parlando.

D’altra parte, il Grexit produrrebbe un rapido miglioramento della competitività, al costo di un possibile caos finanziario. Questo non è un percorso lungo il quale chiunque è stato disposto a scendere, ma va detto che mentre la crisi peggiora diventa un esito sempre più plausibile.

La cosa da capire, in ogni caso, è che se il Grexit avviene, le questioni fiscali cesseranno immediatamente di essere al centro della storia. Invece, questa sarà tutta sulla gestione del panico bancario, la gestione della transizione verso una nuova moneta, ed eventualmente sulla rimozione degli ostacoli strutturali alla crescita delle esportazioni (che includerebbe moltissimo il turismo).

In realtà, questo non è mai stata una crisi fiscale in origine; è sempre stato una crisi della bilancia dei pagamenti che si manifesta in parte in problemi di bilancio, che sono stati poi stati spinti al centro della scena dall’ideologia.

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