La Germania sta bluffando riguardo alla Grecia

Mark Weisbrot, condirettore del Center for Economic and Policy Research di Washington, e presidente di Just Foreign Policy, smaschera le strategie della Germania (e quindi dell’UE) riguardo la Grecia. Nessuno dei politici del nucleo dell’eurozona vuole essere ricordato come colui che ne ha decretato la fine, e tutti sono terrorizzati dalla possibilità che, fuori dall’eurozona, la situazione della Grecia possa migliorare. L’UE, sotto dettatura degli Stati Uniti, non punta a espellere la Grecia dall’eurozona, bensì ad indebolirne il governo fino a poterlo rovesciare. Per il momento, Tsipras si è rivelato un osso più duro del previsto.

  

di Mark Weisbrot, 12 giugno 2015

Ignorate pure tutto il parlare del “Grexit”, i bluff e le spacconate degli ideologhi tedeschi di destra, come il ministro delle finanze Wolfgang Schäuble che farebbe festa se succedesse, e i ripetitivi, ostinati, terribili avvisi che “il tempo sta scadendo”. Avete notato che l’attesissima scadenza del 5 giugno per i pagamenti della Grecia al FMI è passata, la Grecia non ha pagato, e nessuno è colato a picco? Credetemi, non è una storia ricca di suspense.

Nonostante ci siano stati molti riferimenti alla teoria dei giochi nei commenti alle vicende, questa non sembra necessaria se guardiamo alle preferenze di quelli che il governo di Syriza è abbastanza educato e diplomatico da chiamare i suoi “partner europei”. Prendiamo ad esempio il partner principale, il cancelliere tedesco Angela Merkel: se c’è una cosa per cui NON vuole essere ricordata, è di essere il politico che ha distrutto l’eurozona.

Naturalmente, non sappiamo se un’uscita della Grecia la distruggerebbe, ma una possibilità c’è. Anche se la BCE sarebbe in grado di contenere la crisi finanziaria risultante, è possibile che la Grecia, dopo uno shock iniziale, vada poi molto meglio fuori dall’euro, il che potrebbe convincere altri a volersene andare. Qualunque sia la probabilità di tale scenario, la Merkel è, come i politici di maggior successo, una creatura avversa al rischio che non tenta la sorte.

E c’è un elefante nella stanza che la Merkel non vuole ignorare: gli Stati Uniti. Vari comunicati stampa riportano che l’amministrazione di Barack Obama ha messo pressione sulla Merkel perché raggiunga un accordo con la Grecia, ma l’importanza di questo fatto è stata enormemente sottovalutata. A meno che non si tratti di una richiesta che potrebbe rovesciare il governo tedesco— come l’offerta di Bush di supportare la sua invasione dell’Iraq nel 2003 — una cosa che è strategicamente importante per Washington diventa con estrema probabilità importante anche a Berlino. E in questo caso, la Merkel e Obama sono fondamentalmente d’accordo.

Le politiche imperiali sono molto più importanti di ogni altra preoccupazione economica in questo caso. Per gli stessi motivi per cui gli Stati Uniti sono intervenuti nella guerra civile greca (dal 1946 al 49) e hanno supportato la brutale dittatura militare (dal 1967 al 74) — nonostante tutti gli omicidi, le torture e le repressioni coinvolte — Washington non vuole avere un governo indipendente in Grecia.

L’Europa è il più importante alleato degli Stati Uniti nel mondo, e Washington non vuole perderne un pezzetto, nemmeno la piccola Grecia. Tutti sanno che se la Grecia dovesse lasciare l’euro e avesse necessità di prendere in prestito una valuta forte per sostenere la sua bilancia dei pagamenti, otterrebbe aiuti dalla Russia e forse anche dalla Cina. La Grecia potrebbe lasciare la NATO. La Grecia potrebbe partecipare al progetto del gasdotto della Russia, il che renderebbe l’Europa più dipendente dalla Russia — un qualcosa che i funzionari americani hanno stigmatizzato, ricevendo come risposta un forte rimprovero dal ministro della Grecia, che giustamente gli ha detto che non sono affari loro.

Sarebbe bello pensare che le caratteristiche peggiori della politica estera americana siano cambiati dopo il crollo dell’Unione Sovietica, ma non lo sono. La guerra fredda in realtà non è mai finita davvero, almeno nella misura in cui gli Stati Uniti sono ancora un impero globale che vuole che ogni governo metta gli interessi di Washington davanti a quelli espressi dai propri elettori. L’attuale ostilità con la Russia aggiunge un senso di déjà vu, ma è principalmente l’ennesima scusa per giustificare quella che sarebbe in ogni caso la politica degli Stati Uniti.

Una volta che prendiamo in considerazione tutti questi interessi e dove questi convergono, la strategia dei partner europei della Grecia è abbastanza chiara: punta a un cambiamento di regime. Uno alto funzionario greco coinvolto nei negoziati lo ha definito un “colpo di stato al rallentatore”. E coloro che stavano attenti potevano vederlo fin dall’inizio. Appena 10 giorni dopo l’elezione di Syriza, come ho indicato in precedenza, la BCE ha tagliato la principale linea di credito per la Grecia e ha poi messo un limite all’importo che le banche greche possono prestare al governo. Tutto la concitazione e la politica del rischio calcolato destabilizzano l’economia, e in parte questo è un effetto intenzionale delle dichiarazioni e delle minacce delle autorità europee. Ma il sabotaggio diretto dell’economia greca è più grave, ed è notevole il fatto che abbia ricevuto così poca attenzione.

L’obiettivo nascosto è quello di minare il sostegno politico al governo di Syriza finché questo non cade e viene sostituito con un nuovo regime più favorevole ai partner europei e agli Stati Uniti. Questa è l’unica strategia sensata, dal loro punto di vista. Cercheranno di dare alla Grecia abbastanza ossigeno per evitare il default e l’uscita, cose che non lo vogliono davvero, ma non abbastanza per una ripresa economica, che nemmeno desiderano.

Finora, il danno all’economia greca è stato piuttosto significativo. Il FMI prevedeva una crescita del 2,5 per cento quest’anno, ma ora l’economia è in recessione.

Secondo documenti trapelati e pubblicati dal The Financial Times il 5 giugno, la posizione negoziale dei funzionari europei è un avanzo primario di bilancio dell’1% del PIL nel 2015 e il 2% del PIL nel 2016. Questo rappresenta un pesante ridimensionamento verso il basso dei ridicoli obiettivi che il FMI aveva dato in precedenza, che chiedevano avanzi primari “sopra il 4 per cento del PIL” per “molti anni a venire.” Ma con l’economia in recessione e l’avanzo primario a – 0,67% del PIL, gli attuali obiettivi proposti soffocherebbero la ripresa greca, forse anche prolungando la recessione e mantenendo gli attuali livelli di disoccupazione da depressione.

Un altro punto critico negli attuali negoziati ha a che fare con la riduzione del debito. Perfino il FMI riconosce ora che l’attuale onere del debito della Grecia è insostenibile, ma i funzionari europei sono irremovibili. Questo è una garanzia di altre crisi più avanti, cosa che compromette la ripresa. Chi vuole investire o anche consumare molto con inevitabili crisi finanziarie all’orizzonte?

Le richieste dei funzionari europei di ulteriori tagli alle pensioni è ancora più difficile da giustificare, dato quello che ha già fatto la Grecia. Oltre ad innalzare l’età pensionabile di cinque anni (da 60 a 65), riporta il Financial Times, “le pensioni principali sono state tagliate tra il 44 e il 48 per cento dal 2010, riducendo la pensione media a 700 euro al mese… Circa il 45 per cento dei pensionati greci riceve meno di 665 euro al mese — al di sotto della soglia di povertà ufficiale. ”

I funzionari europei stanno facendo altre richieste di una riforma del diritto del lavoro, basate sulla dubbia teoria che, indebolendo ulteriormente il potere contrattuale dei lavoratori, e quindi diminuendo i salari (come se una disoccupazione del 26,6 per cento non fosse sufficiente) la competitività aumenterà abbastanza per stimolare una ripresa guidata dalle esportazioni.

Così vediamo realizzarsi il peggiore degli scenari: le persone maggiormente responsabili della profonda e prolungata depressione e dell’elevata disoccupazione della Grecia stanno spingendo perché vengano attuate politiche che estenderanno la crisi e peggioreranno il suo impatto su coloro che hanno sofferto di più — per non parlare del fatto che sovvertono la volontà dell’elettorato.

Finora, il governo resiste, con i risultati degli ultimi sondaggi che danno l’approvazione di Tsipras al 66%. È impressionante il fatto che così tanti greci abbiano capito chi sono i responsabili della crisi, nonostante in genere i media sono prevenuti nei confronti del governo. Questo fatto è di vitale importanza, perché gli avversari della Grecia stanno contando sulla possibilità di ingannarli.

 

 

 

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