Der Spiegel: La grancassa mediatica della Merkel

Su Der Spiegel di qualche giorno fa un articolo decisamente controcorrente ammette il carattere propagandistico della informazione giornalistica sulla crisi greca, tutta diretta a proteggere gli interessi tedeschi. La manipolazione collettiva delle menti realizzata attraverso l’informazione di massa – dice il giornalista –  è il pilastro su cui è basata la attuale democrazia.  (E  le riflessioni critiche avvengono sempre a posteriori,  su fatti ormai velocemente consegnati ai registri della storia). 

 

di Georg Diez, 26 giugno 2015

Ogni articolo che parla del “salvataggio” della Grecia suona moraleggiante. Questo modo di dare le notizie mostra quanto propagandistico sia un giornalismo che agisce soprattutto in nome degli interessi tedeschi.

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La propaganda – dice Edward Bernays, che ha coniato questo concetto – è la riduzione di una realtà complessa ad alcune, poche spiegazioni semplici da capire, e in definitiva è irrilevante se queste spiegazioni corrispondono al vero.

Il suo classico “Propaganda”, pubblicato nel 1928, molto prima dell´avvento della televisione e di internet, è un manuale di istruzioni per i potenti sotto forma di critica alla manipolazione delle masse – proprio per questo motivo vale la pena di rileggerlo oggi.

Per esempio, in questo senso, ogni articolo che riduce la crisi dell´euro al “salvataggio” della Grecia da parte della Merkel, Schäuble, Bruxelles o chi altro, altro non è che propaganda.

“La Merkel salva le banche”

Da anni “salvataggio” è la parola utilizzata da molti giornalisti per raccontare la crisi greca: con una parola viene stabilito chi fa qualcosa e chi non fa nulla, chi è attivo e chi è passivo, chi è sull´orlo del precipizio e di tende la mano per aiutare.

Con una parola vengono create colpa e dipendenza, con una parola vengono fissate gratitudine e fallimento, con una parola viene espresso un giudizio morale – e una volta che è stato raggiunto un registro emotivo, l´analisi passa in secondo piano.

Il salvatore – come suggerito dalla parola – è dalla parte della ragione, egli è in possesso della verità, egli ha il bene dalla propria parte, egli agisce per nobili motivazioni – “salvataggio” è perciò una parola che non ha nulla a che vedere con la politica o con il giornalismo politico, dato che nasconde le motivazioni e gli interessi di cui la politica è fatta.

Per esempio non ho ancora letto nessun titolone tipo “Merkel salva le banche” – che sarebbe anche un riassunto molto plausibile di quello che è successo in Europa a partire almeno dal 2010.

E anche questo titolo manca ancora: “La UE e il FMI pianificano un colpo di stato in Grecia”, per quanto si possa senz´altro riassumere così la crisi dell´euro: quando si tratta di mettere in ginocchio la Grecia, come viene sempre evocato, si mette volentieri in conto un possibile fallimento del governo greco.

In primo luogo viene salvato il capitalismo

E´ uno spettacolo straordinario” – scrive Ambrose Evans-Pritchard, un conservatore “alla Burke”, come si definisce lui stesso, non uno di sinistra – “la BCE e il FMI” dice, sono “smaniosi di prendere a pugni un governo eletto, che si rifiuta di fare ciò che loro vogliono”.

Questa settimana anche Jürgen Habermas ha richiamato l´attenzione sul sostanziale deficit di democrazia nella UE – in Grecia non verrebbero salvati i valori europei o gli ideali democratici e nemmeno i cittadini greci, ma primariamente il capitalismo, che ha bisogno di stabilità e sicurezza.

La BCE aveva già dimostrato come si fa: nel 2011 aveva mandato lettere riservate al governo spagnolo e italiano, nelle quali pretendeva riforme, intervenendo così negli affari interni di questi stati.

Ma stranamente si trovano testi con tali informazioni soprattutto nei media americani e inglesi – l´editoriale medio tedesco – privo di qualsivoglia competenza economica – trova in ogni caso che i greci debbano risparmiare ancora di più e che sette anni di vacche grasse siano stati più che sufficienti.

Il fatto che la UE rompa in questo modo la sua promessa di benessere, il che rappresenta tra l´altro uno dei suoi principali motivi d´essere, indica che un chiaro fallimento ci sia anche stato da parte dell´UE, e che di questo si dovrebbe parlare.  Ebbene tutto ciò manca nella narrazione del “salvataggio” della Grecia.

Resoconti politici da telenovela

Invece in ogni occasione viene messo in risalto lo show-down, il quale promuove unicamente la narrazione della crisi dei “salvatori”, i quali hanno bisogno di uno stato d´emergenza permanente per legittimare drastiche riforme – il giornalismo si prodiga in una drammaturgia dell´escalation, la cui frenesia non lascia spazio alla riflessione.

E al tempo stesso il “Tagesspiegel” riporta degli occhi blu di Schäuble, che non possono mentire, e il “Welt” della moglie di Tsipras, che avrebbe contribuito a fare di Tsipras il testardo che per i tedeschi è – tutto ciò è un resoconto da telenovela, che alla fine serve solamente a nascondere i problemi economici.

Complicità tra politica e media

Tutte bugie?” chiede la “Zeit” in uno dei suoi articoli di questa settimana, una riflessione autocritica sulla pressione esercitata sui media negli ultimi anni e sugli errori che sono stati fatti – la guerra in Iraq nel 2003 e la crisi finanziaria nel 2008 sono due esempi – “ma ora le redazioni hanno imparato dai propri errori”.

Ma non sono proprio i resoconti sulla Grecia un altro esempio di come il giornalismo sia manipolativo e a senso unico, di come agisca soprattutto in nome degli interessi tedeschi e diffonda una visione tedesca della cose, che è molto distante da ciò che viene scritto e pensato in altri paesi europei?

Così la pensa Ambrose Evans-Pritchard, che sul “Telegraph” definisce la crisi da debiti greca come la  “guerra in Iraq delle finanze”– con ciò intendendo anche la complicità tra politica e media, che nelle scorse settimane avevano evocato un “bank-run”.

La manipolazione intenzionale e intelligente del comportamento collettivo e delle opinioni delle masse è un elemento importante nella società democratica”, scrive Edward Bernays. “È un governo invisibile che manipola questo recondito meccanismo sociale e che è il vero potere dominante nel nostro paese”.

E´ un governo che nessuno ha eletto e che nessuno controlla.

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Traduzione di Massimo M.

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