Telegraph: La UE minaccia un Armageddon se gli elettori greci respingeranno le condizioni votando NO

In attesa del risultato del referendum, sul Telegraph si racconta la campagna in corso da parte dei funzionari UE per spaventare gli elettori greci e convincerli a sottomettersi alle istituzioni.

di Ambrose Evans Pritchard, 4 luglio 2015

“Senza nuovo denaro, gli stipendi non saranno pagati, il sistema sanitario smetterà di funzionare, la rete elettrica e il trasporto pubblico si interromperanno”, avverte il presidente del Parlamento europeo

Il più alto funzionario elettivo della UE ha lanciato l’allarme che, se il popolo greco respingerà le richieste dei creditori nel referendum di domani, la Grecia rischia un collasso del sistema sanitario, un black-out dell’energia, e un blocco delle importazioni.

Martin Schulz, il presidente del Parlamento europeo, ha detto che le autorità europee potrebbero dover preparare dei prestiti di emergenza per mantenere in funzione i servizi pubblici di base e per evitare che la prossima settimana il Paese in crisi di debito vada fuori controllo.

“Senza nuovo denaro, non saranno pagati gli stipendi, il sistema sanitario smetterà di funzionare, la rete elettrica e il trasporto pubblico si interromperanno, e non si potranno importare beni vitali perché nessuno può pagare”, ha dichiarato.

Schulz in precedenza aveva chiesto che il governo eletto di Syriza fosse sostituito da un governo “tecnico”,  fino a quando la stabilità non fosse ripristinata.

Gli avvertimenti allarmistici fanno parte di una campagna di pressione crescente da parte dei leader europei, mentre i greci decidono il loro destino in quello che è diventato – nonostante i tentativi di Syriza di presentarlo altrimenti – un voto sull’adesione all’euro dopo cinque anni di depressione economica e di disoccupazione di massa.

Yanis Varoufakis, il ministro delle Finanze greco, ha detto che il suo paese è sul “piede di guerra” e ha accusato la zona euro di cercare di terrorizzare gli elettori greci per indurli alla sottomissione.

Quello che stanno facendo con la Grecia ha un nome: Terrorismo. Perché ci hanno costretto a chiudere le banche? Per spaventare la gente e diffondere il terrore“, ha detto a El Mundo.

Il completo crollo di fiducia tra Syriza e gli ispettori UE-FMI giunge nel momento in cui i sondaggi mostrano un testa a testa tra il “Sì” e il “No”, entrambi frutto delle forti emozioni che circolano nel paese, aspramente diviso.

Questo venerdì di fronte al Parlamento greco circa 40.000 persone si sono riunite per una manifestazione per il “No”,  animata da un cast di famosi cantanti greci e dall’atteggiamento di sfida del premier Alexis Tsipras.

Circa 18.000 persone affollavano uno stadio vicino per la campagna a favore de “Sì”, soffiando sui fischietti e sventolando bandiere greche ed europee, molti di loro intimoriti dal fatto che la Grecia verrebbe buttata fuori dall’UE dopo 34 anni, e abbandonata nell’oblio.

La crisi ha raggiunto un punto in cui il sistema produttivo della Grecia si sta fermando. Importazioni fondamentali e materie prime sono rimaste bloccate nei porti a causa della imposizione dei controlli sui capitali e della chiusura del sistema bancario di una settimana fa.

Gli industriali non possono pagare i fornitori al di fuori del paese a meno che non siano considerati una priorità assoluta da parte di un comitato di pagamenti di emergenza presso il Tesoro greco. Centinaia di fabbriche e di officine potrebbero essere costrette a chiudere la settimana prossima.

Varoufakis ha rabbiosamente respinto le “voci maliziose” che le banche della Grecia stanno elaborando dei piani per raccogliere una quota di tutti i depositi superiori agli 8,000 €, in un cosiddetto “bail-in“. Una somma di gran lunga al di sotto del livello di garanzia dei depositi della UEM di € 100.000.

Queste affermazioni sono state ampiamente trasmesse dalla televisione greca e dalla stampa conservatrice, anche se non sono state identificate le fonti.

Louka Katseli, il capo dell’associazione bancaria greco, ha detto che questi rapporti sono pura fantascienza.

Tuttavia, la situazione è chiaramente disperata.  Varoufakis aveva detto al Telegraph in precedenza che le banche della Grecia avrebbero esaurito il denaro contante nei successivi due giorni. “Siamo in grado di durare fino al fine settimana e, probabilmente, fino a Lunedi,” ha detto. Ancora oggi i greci potevano ritirare 60 € al giorno – in realtà fino a 50 € – con le loro carte locali agli sportelli bancomat. Le Carte straniere non hanno alcun limite, ma è tutt’altro che chiaro se questa situazione possa andare avanti.

Varoufakis sembra pronto, se necessario, ad affrontare un lungo assedio. “Abbiamo sei mesi di scorte di petrolio e quattro mesi di scorte di farmaci,” ha detto.

Il ministero delle Finanze sta allocando la maggior parte della scarsa liquidità del paese per le importazioni di cibo, per evitare un disastro nel pieno della stagione turistica. Ha dichiarato che non vi è alcun rischio di penuria di cibo.

Romano Prodi, ex capo della Commissione europea ed ex premier italiano, ha detto che ora è in gioco la sopravvivenza stessa dell’Unione europea, a causa della gestione pasticciata della crisi greca che sta portando ala catastrofe. “Se l’Unione europea non può risolvere un piccolo problema delle dimensioni della Grecia, a che serve l’Europa?

Mi piacerebbe sapere come Merkel, Juncker, o Lagarde potranno eventualmente assumersi la responsabilità di cacciare la Grecia fuori dall’euro. E’ vero che il comportamento irrazionale ricorre sempre nella storia. La prima guerra mondiale è scoppiata per un incidente di minore importanza. Ci auguriamo che questo non sia il nostro Sarajevo“, ha detto.

E’ emerso che i membri europei del consiglio di amministrazione del Fondo monetario internazionale hanno cercato di censurare la pubblicazione di un rapporto del Fondo monetario internazionale in cui si dimostra che il debito della Grecia è “insostenibile” e che il paese ha una grave necessità di un alleggerimento del debito.

Ciò conferma la richiesta di Syriza che un accordo senza ristrutturazione del debito non riesce ad andare alla radice del problema, e garantisce soltanto lo scoppio di un’altra crisi. Alcuni membri del del FMI, irati per la situazione, hanno fatto trapelare parti del documento alla stampa tedesca, costringendo alla pubblicazione completa.

I creditori della UEM finora hanno rifiutato di accettare una riduzione del debito. Il pericolo è che questa linea dura gli si ritorcerà contro, costringendo la Grecia al default su una passività stimata di 340 miliardi di € verso l’eurosistema. Ciò comporterebbe perdite enormemente più elevate per i creditori.

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