Il giornalista greco Nevradakis – con la collaborazione del giornalista investigativo USA Palast, riassume la situazione della Grecia, schiacciata tra creditori folli e una leadership che non conduce da nessuna parte. Finchè non si ammetterà che il primo problema della Grecia, così come di tanti altri stati europei, è proprio l’euro, sarà impossibile uscire dalla crisi.

 

Di Michael Nevradakis e Greg Palast , 6 luglio 2015

 

Noi Greci abbiamo votato “No” alla schiavitù – ma “Sì” alle nostre catene.

In maniera non sorprendente, con un rapporto di quasi due contro uno, a grande maggioranza i Greci hanno respinto un programma di austerità crudele e economicamente insensato richiesto dalla Banca Centrale Europea in cambio di un prestito della BCE per pagare i creditori della Grecia. In tal modo, il popolo greco ha sconfitto una campagna mediatica greca e internazionale senza precedenti basata sulla paura, l’Unione europea (UE) e la maggior parte dei nostri partiti politici.

L’unica cosa semplicemente assurda è che, mentre votano “No” all’austerità, molti Greci desiderano rimanere incatenati all’euro, la vera causa delle nostre miserie.

Resistenza, non Crisi. Prima di spiegare perché l’euro è la causa di questo film dell’orrore, chiariamo subito una cosa. Tutta la settimana, i media in tutto il mondo era pieni di notizie della “crisi” greca. Sì, l’economia fa schifo, con 1 disoccupato greco su 4 lavoratori. Ma altre 2 nazioni dell’eurozona, la Spagna e Cipro, hanno lo stesso livello di disoccupazione. Di fatto, in 7 nazioni dell’eurozona, incluse Italia e Portogallo, più dell’11% dei lavoratori sono disoccupati.

Ma a differenza della Grecia, queste altre nazioni sofferenti hanno tranquillamente acconsentito alle loro “austere” punizioni. Gli spagnoli ormai accettano di essere per sempre servitori sottopagati per i turisti britannici che vomitano birra. Il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, che ha emanato un legge draconiana per imbavagliare le proteste interne così da tenere a bada le propria masse sofferenti, ha appoggiato il pacchetto-sciacallo di riforme, rifiutando qualsiasi cosa non fosse la più brutale austerità per la Grecia.

La differenza tra queste nazioni addormentate e la Grecia è che i greci non ne possono più.

Quello che i media chiamano la “crisi” greca è, in realtà, una Resistenza.

Resistere verso il nulla Ma è una Resistenza i cui leader ci conducono verso il nulla.

Per decenni, i Greci hanno sofferto governi corrotti e disonesti. L’elezione di Syriza ha cambiato questa situazione: il governo ora è solamente disonesto.

Il nostro nuovo primo ministro di Syriza, Alexis Tsipras, ha giustamente chiamato “ricatto” il piano di austerità. Tuttavia, prima della votazione di domenica, Tsipras ha detto alla nazione un gigantesca bugia. Ha detto che avremmo potuto votare contro il piano della BCE ma mantenere la moneta della BCE, l’euro. Ma come? Tsipras non l’ha detto; fa parte di una manovra politica che il suo ministro uscente delle Finanze Yanis Varoufakis chiama “ambiguità creativa.” Traduzione: ambiguità creativa è il greco per “stronzate”.

Ci dispiace, Alexis, se desideri utilizzare la moneta del Reich, devi accettare i diktat del Reich.

Non una moneta, un virus L’affermazione di Tsipras che la Grecia può mantenere l’euro pur respingendo austerità è una pazzia. Il fatto è che il cancelliere tedesco Angela Merkel, la Crudelia Demon dell’eurozona, ignorerà le grida dei greci sanguinanti e ci chiederà di ingoiare l’austerità – o di rinunciare all’euro.

Ma che ce ne importa di perdere l’euro? La cosa migliore che potrebbe succedere alla Grecia, e che avrebbe dovuto succedere molto, molto tempo fa, è di lasciare l’eurozona.

Questo perché è l’euro stesso il virus responsabile delle malattie economiche greche.

Infatti, l’impegno sadico di “austerità” è stato coniato all’interno del metallo della stessa moneta. Non tiriamo a indovinare. Uno di noi (Palast, un economista di formazione) ha avuto lunghe chiacchierate col cosiddetto “padre” dell’euro, il Professor Robert Mundell. È importante menzionare l’altro piccolo bastardo generato dal defunto Prof. Mundell: economia “lato offerta”, altrimenti nota come “Reaganomics,” “Thatcherismo” – o, semplicemente economia “voodoo”.

L’imposizione dell’euro ha avuto un solo obiettivo vero: la fine del welfare europeo.

Per Mundell e per i politici che hanno concepito il suo concetto di moneta, l’euro stesso sarebbe stato il vettore capace di infettare il corpo politico europeo con la Reaganomics sul versante dell’offerta. Mundell concepiva un’Europa eurizzata, priva di sindacati e di regolamenti governativi; un’Europa in cui i voti dei parlamenti non valevano nulla. Ogni nazione dell’eurozona, privata del controllo del valore della propria valuta, del proprio bilancio e della propria politica fiscale, avrebbe potuto competere solo tagliando i regolamenti e le tasse. Mundell disse, “[l’euro] mette la politica monetaria al riparo dei politici… Senza politica fiscale, l’unico modo per le nazioni di mantenere i posti di lavoro è tramite la riduzione competitiva delle regole sui business.”

Ecco come funziona. Per aderire all’eurozona, le nazioni devono accettare di mantenere i loro deficit entro il 3% del PIL e il debito totale a non più del 60% del PIL. In una fase di recessione, queste regole sono semplicemente folli. Al contrario, il Presidente Obama ha tirato gli Stati Uniti fuori dalla recessione aumentando la spesa in disavanzo ad uno sconcertante 9,8% del PIL, e ha aumentato il debito della nazione al 101% dal 62% pre-recessione. I repubblicani hanno fatto sceneggiate, ma ha funzionato. Gli Stati Uniti hanno una disoccupazione inferiore rispetto a qualsiasi nazione dell’eurozona.

Obama ha rimproverato i carnefici europei della Grecia: “Non si può continuare a spremere paesi che sono in mezzo a una depressione.” Tagliare il potere d’acquisto conduce a una spesa minore che porta a ulteriori tagli al potere d’acquisto – una spirale mortale che vediamo oggi nell’eurozona dalla Grecia all’Italia alla Spagna — ma non in Germania.

“Non in Germania.” Qui sta il punto. Normalmente, una nazione come la Grecia può recuperare rapidamente da una recessione da debito eccessivo, svalutando la sua moneta. La Grecia tornerebbe a essere un centro turistico terribilmente economico e le sue esportazioni a costi ribassati si amplificherebbero, aumentando istantaneamente la competitività. Ed è questo ciò che la Germania non può permettere. La Germania ha attirato le altre nazioni europee nell’euro al fine di impedirgli di praticare prezzi inferiori alla Germania nei mercati di esportazione.

Limitati dalla regola di disavanzo del 3%, l’unica soluzione rimasta ai debitori dell’eurozona è pagare lo scotto con misure di “austerità”.

Tsipras nel Paese delle Meraviglie In questo sta la menzogna. Tsipras dice ai suoi compagni Greci che possiamo vivere in un mondo di fantasia, dove possiamo prendere due piccioni con una fava; che possiamo rimanere ammanettati all’euro ma correre liberi senza austerità.

L’assurdità continua: dopo l’annuncio dei risultati ufficiali del referendum nella notte di domenica, Tsipras ha twittato che l’elettorato greco ha votato per un'”Europa della solidarietà e della democrazia,” mentre il ministro delle finanze ormai dimessosi, Varoufakis, ha twittato che “la permanenza della Grecia nell’eurozona non è negoziabile,” sostenendo che non avrebbe permesso l’”unica alternativa,” la vecchia dracma introdotta a fianco dell’euro.

L’euro-feticcio di Syriza era già evidente nelle sue proposte pre-referendum al FMI e alla BCE, un documento di 47 pagine che comprendeva 8 miliardi di euro in nuove misure di austerità più un nuovo round di svendite delle industrie di stato, il mantenimento di un avanzo primario dell’1% quest’anno che sarebbe aumentato nei prossimi anni, l’aumento dell’età pensionabile a 67 anni e la stabilizzazione delle imposte precedentemente “temporanee” sulle spalle di una popolazione già sovra tassata. Nella proposta dello stesso Tsipras, non c’era alcun accenno a una cancellazione del debito o a un’interruzione dei pagamenti, nonostante il fatto chela Commissione del Debito del governo stesso avesse annunciato il 17 giugno che la maggior parte del debito della Grecia è illegale, “odioso” e non dovrebbe essere pagato.

Al contrario, Tsipras è andato a sostenere la proposta del FMI di un semplice taglio del debito del 30% e un “grace period” di 20 anni, di fatto nascondendo il problema sotto il tappeto. La Grecia attualmente è in deficit, quindi per ottenere un surplus dell’1% previsto, Syriza deve tagliare, tagliare, tagliare. Esattamente come volevano Mundell e i sostenitori del “lato dell’offerta”.

Morte causata da “Riforme” Come Obama, Tsipras sa che tagliare le pensioni, privatizzare e chiudere le industrie, tagliare gli stipendi – in altre parole, l’”austerità” – o, per usare il gergo più recente, “le riforme” – non è solo crudele, è semplicemente stupido: può soltanto spingere una nazione in recessione in una depressione.

Non è solo una teoria. La Troika (la BCE, il FMI e la Commissione Europea) avevano per prima cosa imposto le loro maligne misure di austerità in Grecia nel 2010. I Greci hanno visto calare i loro stipendi annuali alla metà della paga di un tedesco. Le pensioni presunte generose della Grecia sono state tagliate otto volte durante la crisi, mentre due terzi dei pensionati vivono sotto la soglia di povertà. Tutto è stato venduto, dagli aeroporti ai porti, dalla lotteria nazionale alle migliori proprietà immobiliari pubbliche, mentre sono state chiuse scuole ed ospedali.

E, per la prima volta dalla seconda guerra mondiale, è ritornata la fame diffusa. Si stima che in Grecia 500.000 bambini siano malnutriti. Studenti che svengono dalla fame nelle scuole fredde, che non possono permettersi il combustibile per il riscaldamento, sono ormai un fenomeno comune.

Questa crudele “stretta di cinghia,” promise la Troika, avrebbe rimesso a posto l’economia greca entro il 2012 (e poi entro il 2013, il 2014 e il 2015). In realtà, la disoccupazione è passata da un terribile 12,5% nel 2010 a un orrendo 25,6% oggi.

Ora, la Troika richiede ancora le stesse cose, una continuazione di questa disastrosa politica.

Ci schianteremo contro l’Africa? Nel frattempo, dopo il risultato del referendum che lo ha reso un eroe, il ministro delle finanze Varoufakis ha dato le dimissioni. Ironia della sorte, mentre Varoufakis irritava i funzionari tedeschi nel modo sbagliato con il suo stile poco ortodosso, perfino egli, manteneva il mito pro-euro. Le precedenti misure di austerità sono continuate durante il suo mandato. Per compiacere i pazzi maestri dell’austerità, egli ha promesso di “spremere sangue da una pietra” per rimborsare il FMI — cosa che ha fatto in maggio, quando tutti i fondi rimanenti del tesoro greco sono stati raccolti con decreto presidenziale per effettuare il pagamento di quel mese al FMI. Varoufakis era così legato all’euro da sostenere che la Grecia non sarebbe in grado di stampare la sua vecchia valuta, la dracma, perché abbiamo distrutto le nostre stampanti per la valuta quando abbiamo aderito all’euro. Invece, le apparecchiature di stampa delle banconote del governo di Atene operano ancora, stampando banconote da 10 euro.

Nel frattempo, il nostro futuro se ne va. Un quarto di milione di laureati hanno abbandonato la nostra nazione. Non avevano scelta: la disoccupazione sotto i 25 anni ha raggiunto il 48,6%.

So che molti greci, ciprioti, italiani e portoghesi esprimono una paura viscerale di lasciare l’euro. A seconda di quali sondaggi uno sceglie di sentire, un numero variabile tra una quasi maggioranza e una maggioranza schiacciante di greci desiderano rimanere nell’euro a tutti i costi. A giudicare dalle dichiarazioni isteriche che ho sentito da alcuni greci: “Non possiamo lasciare Europa!”, si potrebbe pensare che l’abbandono dell’euro comporterebbe per la Grecia lo staccarsi dal confine albanese e schiantarsi contro l’Africa.

Sarebbe confortante sentire i leader politici dire la verità economica: “lavoratori d’Europa unitevi! Non avete niente da perdere tranne l’euro — e le vostre catene. ”