Tsipras vuole soldi per dimenticare la democrazia

Su Bloomberg View, Leonid Bershidsky confronta le richieste dei creditori ante-referendum greco e la proposta di Tsipras e Tsakalotos dopo il referendum, trovando che ci sono pochissime differenze. Anzi, una differenza, gigantesca, c’è: per le stessa dose di austerità, il governo greco otterrà un piano di salvataggio molto più generoso e probabilmente anche un haircut del debito pubblico. Tsipras avrebbe quindi completamente rinnegato il mandato ricevuto in modo chiaro dal suo elettorato una sola settimana fa in cambio di più soldi: pagate di più e ci dimenticheremo completamente della democrazia, è l’offerta adesso sul tavolo. Soldi in più che in ogni caso non risolveranno nessun problema della Grecia, procrastinando ancora per un po’ il redde rationem.

di Leonid Bershidsky, 10-luglio-2015

L’hashtag Twitter preferito del primo ministro greco Alexis Tsipras è #democrazia [#democracy nel testo originale, NdT]. Il 6 luglio, dopo che il suo campo ha vinto un referendum per rifiutare le condizioni dei creditori su un piano di salvataggio continuo, ha scritto su Twitter che la #democrazia aveva trionfato. Eppure giovedì sera il suo governo ha proposto un nuovo documento che sembra sputare in faccia a ogni greco che ha votato “no” – il 61.31 per cento di coloro che sono andati a votare. Il motivo: Tsipras pensa di poter ottenere più soldi ora di quelli che poteva avere prima del voto.

Ecco nel dettaglio tutte le differenze che sono riuscito a trovare tra la proposta dei creditori respinta dagli elettori greci e il nuovo documento del governo greco:

  • Avanzo fiscale primario: nessuna differenza di sorta: gli obiettivi rimangono l’1 per cento del prodotto interno lordo nel 2015, il 2 per cento nel 2016, il 3 per cento nel 2017 e il 3,5 per cento negli anni successivi.
  • Riforma fiscale sull’IVA: la nuova proposta del governo insiste sull’IVA al 13 per cento per gli hotel, mentre i creditori la volevano alzare al 23 per cento. (Il nuovo documento omette di menzionare uno specifico obiettivo sull’aumento del gettito per il 2015, che i creditori volevano impostare all’1 per cento del PIL).
  • Riforma delle pensioni: L’esatto linguaggio presente nella proposta dei creditori è stato copiato e incollato nel nuovo documento.
  • Gestione delle finanze pubbliche: La proposta del governo prevede le stesse misure richieste nella proposta dei creditori – tra cui una nuova legge penale sull’evasione fiscale, controlli più severi della spesa sanitaria, la riforma del sistema del welfare per generare un risparmio annuo dello 0,5 per cento del prodotto interno lordo , un aumento delle imposte sulle società dal 26 per cento al 28 per cento, una nuova tassa sulla pubblicità televisiva, più tasse sul lusso e le proprietà, e l’eliminazione dei sussidi per il carburante per gli agricoltori. L’unica differenza è che il governo vuole un taglio inferiore nelle spese per la difesa – 100 milioni di euro quest’anno invece dei 400 milioni suggeriti dai creditori.
  • Mercato del lavoro: Nessuna differenza. Il governo greco si impegna a portare l’organizzazione del mercato del lavoro in linea con le migliori pratiche dell’Unione Europea.
  • Mercati dei prodotti: Nessuna differenza. Le medesime misure per ridurre la burocrazia, rimuovere le restrizioni e aumentare la competitività sono delineate nello stesso linguaggio.
  • Privatizzazioni: Il governo non si impegna in nessun obiettivo specifico di gettito, come quelli indicati nella proposta dei creditori. Si limita a promettere di completare il processo di liquidazione iniziato dai suoi predecessori, quello che chiedevano anche i creditori.

Quindi, in effetti, sembra che i greci abbiano votato domenica per ottenere solo tre cose: 1) una riduzione dell’aliquota IVA per gli alberghi; 2) 300 milioni di euro in più per le spese militari; 3) nessun obiettivo di gettito per le privatizzazioni.

Se Tsipras avesse formulato il quesito referendario in questo modo, dubito che alle urne si sarebbero presentati molti elettori.

Il filosofo Slavoj Zizek recentemente ha spiegato il problema greco nei termini di uno scontro tra la democrazia e l’approccio tecnocratico europeo: “Le decisioni strategiche basate sul potere sono sempre più mascherate come norme amministrative basate su conoscenze specialistiche neutrali, e sono sempre più negoziate in segreto e applicate senza consultazione democratica “. Il partito di Tsipras, Syriza, nella visione di Zizek, è una forza democratica dirompente con l’intenzione di riportare l’Europa ai suoi veri valori. Dice Zizek:

Solo una nuova “eresia” (rappresentata in questo momento da Syriza) può salvare ciò che vale la pena di salvare dell’eredità europea: la democrazia, la fiducia nel popolo, la solidarietà egualitaria. L’Europa che vincerà se Syriza sarà sconfitta è un’ ‘”Europa con valori asiatici” (che, ovviamente, non ha nulla a che spartire con l’Asia, tranne che nella tendenza chiara e presente del capitalismo contemporaneo di sospendere la democrazia).

La nuova proposta di Tsipras è in linea con una tradizione democratica. “I Cavalieri” di Aristofane, scritto nel 5 ° secolo aC, ha un personaggio chiamato Demos, “un uomo amareggiato e vecchio, irascibile, dai gusti semplici e di scarse vedute, un po’ duro d’orecchi”. (Alcuni traduttori inglesi hanno reso il nome greco come Mr. Gente). Demostene, il suo schiavo, così descrive l’appena acquistato nuovo schiavo arrivato in casa, un certo conciatore:

Ben presto scopre

I punti deboli del padrone; e scodinzolandogli intorno

lo lusinga, e lo adula, e lo blandisce, e lo liscia,

con le più stupide quisquilie, così:

O Demos, pronuncia una sentenza, prendi l’obolo che ti sei guadagnato,

Quindi fai il bagno, abbuffati, tracanna, mangia fino a scoppiare.

Vuoi che ti prepari la cena? e subito arraffa

un piatto che qualche altro servo ha preparato

e lo offre al padrone.

Questo è più o meno quello che è successo agli elettori greci nelle ultime due settimane, fatta eccezione per il gozzovigliare. Loro – soprattutto i più poveri, che hanno appoggiato Tsipras al referendum – sono stati truffati dal governo che hanno eletto per combattere l’austerità e per prestare servizio come i progressisti eretici di Zizek sulla scena europea. A meno che i radicali irriducibili nel Parlamento greco oggi respingano la proposta di Tsipras, il governo farà esattamente il contrario di ciò per cui la gente ha votato: adotterà ulteriori misure di austerità e cederà alla classe dirigente tecnocratica dell’Europa.

Tutto questo non avverrà senza ragione, però. Due settimane fa, i creditori stavano offrendo alla Grecia solo una proroga del programma di salvataggio esistente, nel quale rimanevano solo 7.2 miliardi di euro. Ora, Tsipras sta concordando le stesse richieste in cambio di un programma di salvataggio del valore di 53.5 miliardi per tre anni. Per di più, vuole parlare di riduzione del debito, e ha ragione di credere che potrà farlo, perché il Fondo Monetario Internazionale, gli Stati Uniti e alcuni alti funzionari europei, tra cui il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, hanno espresso il loro  sostegno per una maggiore “sostenibilità del debito”.

Tsipras ha astutamente presentato un regalo a coloro che hanno paura di assumersi la responsabilità di lasciare che la Grecia abbandoni l’euro. OK, quindi il dono arriva insieme ad un conto considerevole  – ma sembra che i Greci abbiano ceduto! Il presidente francese Francois Hollande ha già ritenuto la proposta greca “seria, credibile” e indicativa della volontà della Grecia di rimanere nella zona euro.

Pagate di più e noi ci dimenticheremo tutto della democrazia è l’offerta ora sul tavolo. Se il cancelliere tedesco Angela Merkel e la sua coalizione di governo la accetteranno, come Hollande ha apparentemente già fatto, la Grecia rimarrà attaccata al supporto vitale europeo. E poi Tsipras ci penserà, a quelle riforme.

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