Dal Washington Post un’analisi piuttosto cruda ma realistica della tragedia greca in corso: non si può nemmeno definire una vittoria di Pirro, è molto peggio, perché volendo rimanere nell’euro Syriza ha giocato duro e aggravato l’economia del paese per non ottenere alla fine niente, se delle condizioni ancora peggiori. 

 

di Matt O’Brien, 10 luglio 2015

La Grecia pensava di avere una certa influenza mentre non ne aveva nessuna, e di conseguenza ha indebolito la sua economia ancora più di quanto già non fosse, per nulla in cambio.

Questa è la semplice storia dopo che la Grecia si è offerta di venire incontro a quasi tutte le richieste dell’Europa nella sua ultima proposta di salvataggio. La parola chiave è “richieste”.

La Grecia pensava di poter negoziare con l’Europa mentre invece le veniva semplicemte  detto che cosa fare, ma ora sa di non avere altra scelta se non quella di adeguarsi, se vuole rimanere nella zona euro – e lo vuole. Ecco perché Atene propone un accordo che è quasi uguale a quello appena respinto dai suoi elettori in un referendum. Sebbene anche questo potrebbe non essere sufficiente. Mentre è vero che la Francia ha dichiarato il proprio sostegno all’ultima offerta della Grecia, la Germania è rimasta vistosamente in silenzio. La Grecia potrebbe dover tagliare il suo bilancio più di quanto sta già dicendo che farà, e prendere soldi dai depositi bancari dei correntisti per ottenere l’approvazione di Berlino. La morale, però, è che il referendum non ha dato alla Grecia un maggiore potere contrattuale, come il governo aveva detto, e ora Atene dovrà fare tanta austerità come prima, e forse di più.

Questa non è nemmeno una vittoria di Pirro, per la Grecia. E’ una sconfitta di Pirro.

La Grecia è arrivata ​​a questo punto perché ha creduto in quella che era o una bugia o un equivoco. E cioè la promessa del partito di sinistra Syriza che avrebbe potuto mettere fine all’austerità senza mettere fine all’adesione della Grecia all’euro. Questo non era vero. Perché no? Be’, perché l’Europa ha un potere assoluto sulla Grecia e la Grecia non ha alcun potere sull’Europa. Le banche della Grecia si affidano ai prestiti di emergenza della Banca Centrale Europea per rimanere a galla – prestiti che potrebbero essere tagliati se il governo greco non fa quello che vuole l’Europa.  Questo porterebbe Atene a un fallimento bancario,  e le banche dovrebbero o essere salvate prendendo il denaro dai depositanti o essere salvate uscendo all’euro e stampando il denaro necessario. E questo non era un bluff. La BCE ha effettivamente staccato la spina alle banche greche dopo che è stato annunciato il referendum, abbastanza da farle chiudere temporaneamente, ma non così tanto da farle chiudere in maniera definitiva. Cosa che ha reso la minaccia sufficientemente chiara.

Ma non sarebbe un disastro anche per l’Europa se la Grecia uscisse dall’euro? E questo non significa che l’Europa farebbe qualsiasi cosa per evitarlo? Be’, no, non più. Cinque anni fa, avrebbe potuto essere un’altra Lehman Brothers, ma adesso equivarrebbe soltanto una o due brutte giornate per i mercati. Questo è tutto. Le banche francesi e tedesche che le avevano prestato i soldi sono state indirettamente salvate con il primo salvataggio della Grecia, quindi il panico non si diffonderebbe nel sistema finanziario.  E la BCE ha iniziato ad acquistare titoli di altri paesi e ha promesso di acquistarne quanti ne servono per mantenere bassi i loro tassi d’interesse, quindi il panico non si diffonderebbe neanche sui mercati del debito della Spagna o dell’Italia. Il panico, in altre parole, non si diffonderebbe affatto. Rimarrebbe soltanto in Grecia. Quello che Syriza aveva pensato fosse un gioco di distruzione reciproca assicurata era in realtà un gioco di distruzione unilaterale assicurata – e l’Europa lo sapeva. Ecco perché oggi ha potuto permettersi di essere relativamente indifferente sul fatto di buttare fuori la Grecia dalla moneta comune.

La strategia di Syriza, nella misura in cui ce n’era una, non poteva essere altro che un fallimento. La sua politica del rischio calcolato ha creato tanta incertezza che l’economia della Grecia ha cominciato a contrarsi di nuovo, e non può che peggiorare ora che le banche sono chiuse. Quest’ultima parte è l’equivalente economico di un attacco di cuore: le imprese non possono ottenere il credito di cui hanno bisogno, be’, per fare impresa, e quindi non hanno altra scelta che licenziare. E che cosa ha ottenuto Syriza per tutto questo? Niente, e forse meno di niente. Non solo la Grecia sta per accettare l’austerità nei termini dettati dall’Europa, ma potrebbe dover fare anche di più di quello che avrebbe dovuto fare prima, per compensare il peggioramento della sua economia. In altre parole, gli aumenti di imposte e i tagli alla spesa che avrebbero prodotto un avanzo dell’1 per cento prima, non avranno lo stesso effetto ora, e le banche che prima erano sane, ora potrebbero aver bisogno di essere ricapitalizzate. Quindi non sarebbe sorprendente se la Germania dicesse che, per ottenere un accordo, adesso la Grecia deve fare ancora più austerità e prendere i soldi dai depositi dei correntisti .

Così Syriza ha sostenuto molti dei costi di un’uscita dall’euro – come una crisi finanziaria –  allo stesso tempo mantenendo i costi del rimanere nell’euro. Non ci sono stati benefici. Certo, l’Europa potrebbe offrire la foglia di fico di futuri colloqui sul debito, ma è un qualcosa che aveva già dato alla Grecia nel 2012. L’unica cosa che è cambiata è che la Grecia sta peggio di prima. Infatti, è difficile vedere come la Grecia potrà crescere,  ora che ha appena promesso di fare più di austerità ed è bloccata in una valuta che è troppo costosa per lei. Il vero errore è stato quello di bluffare sul lasciare l’euro quando né Syriza, né il popolo greco volevano o erano disposti a farlo. Questo ha fatto un buco ancora più grosso nella loro economia, con forse più austerità, e nessuna via d’uscita.

E’ una vera e propria tragedia greca che adesso il partito anti-austerità stia quasi implorando la possibilità di fare più austerità.