Sapir: La Resa

Il prof. Sapir legge e commenta il terrificante “accordo” che l’Eurogruppo ha imposto alla Grecia, questo lunedì mattina, come condizione per ricevere liquidità e dunque non uscire (per ora) dall’euro. Le conseguenze politiche sono spaventose: di fatto in Grecia la democrazia come la conosciamo è stata cancellata. Gli stessi prestiti dovranno essere rimborsati, se necessario, con la svendita più selvaggia dei beni pubblici. François Hollande si è vantato di aver “salvato l’euro”. Ma, nota Sapir, euro, austerità e abolizione della democrazia sono palesemente la stessa cosa.

 

di Jacques Sapir, 13 luglio 2015

Nel primo mattino di lunedì 13 luglio, il primo ministro greco Alexis Tsipras si è infine arreso. Si è arreso alle pressioni irragionevoli della Germania, ma anche della Francia, della Commissione Europea e dell’Eurogruppo. Ad ogni modo si è arreso. Non ci sono infatti altri termini per definire l’accordo che gli è stato imposto dall’Eurogruppo, nonché dai vari dirigenti europei, se non come una pistola – o più esattamente la minaccia di un’espulsione della Grecia dall’eurozona – puntata alla tempia. Questa resa avrà delle conseguenze drammatiche, in primo luogo in Grecia, dove l’austerità continuerà ad essere messa in atto, ma anche nel resto dell’Unione Europea. Le condizioni alle quali questa resa è stata ottenuta distruggono il mito di un’Europa unita e pacifica, di un’Europa di solidarietà e di compromessi. Abbiamo visto la Germania ottenere sulla Grecia ciò che anticamente si chiamava una “pace cartaginese”. Sappiamo che questa è stata fin dall’inizio la posizione del signor Dijsselbloem, il presidente dell’Eurogruppo [1]. Ma abbiamo anche visto, con rabbia, che alla fine la Francia si è inchinata alla maggior parte delle richieste tedesche, qualunque cosa ne dica il nostro presidente.

Questo 13 luglio è e resterà nella Storia come un giorno di lutto, sia per la democrazia che per l’Europa.

Un accordo detestabile.

Si tratta di un accordo detestabile per diverse ragioni. Per prima cosa dal punto di vista economico. Fa sanguinare nuovamente l’economia greca, senza offrirle quella necessaria boccata d’ossigeno di cui aveva assoluto bisogno. L’aggravamento della pressione fiscale, senza alcuna contropartita, avrà conseguenze disastrose per l’economia greca. È il perseguimento dell’austerità nella più pura logica di Pierre Laval [premier francese dei primi anni ’30, NdT] in Francia, ma soprattutto di Brüning in Germania, o di McDonald in Gran Bretagna, figure tragiche degli anni ’30 che con le loro politiche hanno aggravato le conseguenze della crisi del 1929. L’aumento richiesto della pressione fiscale, i nuovi tagli alla spesa, non si accompagnano ad alcun massiccio piano di investimenti che ne possa compensare, almeno in parte, gli effetti. Notate anche che il governo greco è stato costretto ad impegnarsi a “condurre ambiziose riforme alle pensioni e a definire delle politiche che mirano a compensare pienamente l’impatto sul bilancio della sentenza della corte costituzionale sulla riforma delle pensioni del 2012, e a mettere in atto la clausola del pareggio di bilancio o misure alternative ugualmente accettabili a partire da ottobre 2015”. In altre parole viene richiesto al governo greco di compensare il disavanzo conseguente alla sentenza della corte costituzionale che ha cancellato la riforma delle pensioni del 2012. Per farla breve, la logica dell’austerità viene proclamata più importante della Costituzione di uno stato sovrano [2].

Questo accordo è detestabile anche dal punto di vista finanziario. Esso coinvolge il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES). Questo coinvolgimento subentrerà in misura crescente. L’economia greca, infatti, continuerà a sprofondare nella depressione. Il gettito fiscale andrà in completa stagnazione o potrà anche diminuire se la pressione fiscale aumenterà nella misura prevista dall’accordo. Il debito sarà, pertanto, sempre più pesante rispetto alla ricchezza prodotta. Su questo debito una “riformulazione” – parola barbarica che significa solo una dilazione del pagamento del capitale e dei relativi interessi – non risolverà nulla. Come ha detto il Fondo Monetario Internazionale, ciò che serve è una ristrutturazione, ossia un annullamento di parte del debito greco. Ma la Germania continua ostinatamente a rifiutarsi. Sarà necessario di qui a poco trovare del nuovo denaro per la Grecia. Una ragione per la quale questo accordo è detestabile è che non risolve niente, né economicamente né finanziariamente.

Un accordo di tipo neo-coloniale

Questo piano è detestabile anche per una terza ragione. Dal punto di vista politico finisce per mettere la Grecia sotto tutela, rendendola nei fatti una colonia privata di una sorta di potere reale. Il parlamento greco non solo è chiamato a votare al più presto una serie di riforme, con le due scadenze del 15 e del 22 luglio [3], ma da ora in avanti dovrà sottomettere tutte le proprie decisioni al controllo e al volere delle istituzioni europee. In particolare, un paragrafo dell’accordo risulta particolarmente significativo. Dice “il governo dovrà consultare le istituzioni e concordare con loro qualsiasi progetto di legge negli ambiti coinvolti entro un termine prestabilito adeguato, prima di sottoporlo alla consultazione pubblica o al Parlamento” [4].

Ciò significa il ristabilirsi di ciò che i greci chiamavano il “regime della Troika”, regime che già avevano ripudiato con le passate elezioni del 25 gennaio. È proprio questo, probabilmente, il risultato più incredibile di tutto questo accordo. Ciò equivale ad annullare le elezioni libere e democratiche, ad affermare che le regole dettate da Bruxelles hanno più peso di quelle stabilite dal processo democratico. Sarà bene ricordare che, da questo punto di vista, questo accordo non riguarda solo i greci. Esso minaccia tutti i popoli dell’eurozona. Minaccia anche noi francesi. Ed è per questo motivo che possiamo dire che il nostro presidente, François Hollande, si è prestato ad un crimine, perché non esiste altra parola per descrivere questo accordo dal punto di vista politico, e questo ci deve riempire di terrore. Nel momento in cui ha accettato di mettere la sua firma su questo accordo, accettando di farlo approvare dal Parlamento Francese entro la fine della settimana, François Hollande si è reso connivente di questo strangolamento della democrazia in Grecia, ma anche in tutta la zona euro.

Andando oltre, questo accordo prepara il saccheggio della popolazione greca tramite una clausola leonina che riguarda le privatizzazioni, e risale direttamente a ciò che nel 19esimo secolo veniva chiamata “la diplomazia delle cannoniere”. Questo paragrafo stabilisce che il governo greco dovrà “elaborare un programma di privatizzazione notevolmente ampliato e con una migliore governance; i beni patrimoniali greci saranno trasferiti su un fondo indipendente che li monetizzerà attraverso la privatizzazione e altri mezzi. La monetizzazione dei beni costituirà una fonte di introiti che permetterà il rimborso programmato dei nuovi prestiti del MES, per tutta la durata dei nuovi prestiti fino al totale di 50 miliardi di euro, di cui 25 miliardi serviranno al rimborso della ricapitalizzazione delle banche e di altre attività finanziarie, e la metà del rimanente (vale a dire la metà dei restanti 25 miliardi di euro) serviranno a diminuire il rapporto del debito, mentre ciò che resta sarà utilizzato per gli investimenti” [5]. Ciò significa che la grecia utilizzerà solo la metà di 25 miliardi, cioè 12,5 miliardi, provenienti dalle privatizzazioni, per fare investimenti. Tali importi comunque non saranno disponibili – sempre che lo saranno un giorno – prima di due o tre anni.

Quando stamattina (13 luglio) abbiamo sentito il presidente François Hollande dire che la sovranità della Grecia è stata preservata, abbiamo potuto pensare che il nostro presidente ha un gusto un po’ discubile per le battute. Ciò che ha detto ha aggiunto al danno la beffa. La sovranità della Grecia è stata infatti calpestata dall’Eurogruppo e dalla Germania, con l’aiuto dell’assenso della Francia. Ecco perché questo 13 luglio sarà d’ora in avanti un giorno di lutto per tutti quelli che difendono la democrazia, la sovranità e la libertà dei popoli.

La questione dell’euro

François Hollande dice che la sua decisione ha salvato l’euro. È chiaro che se la Germania avesse imposto alla Grecia l’uscita dall’euro, ciò avrebbe innescato un processo abbastanza rapido di dissoluzione dell’eurozona. Ma mantenere la Grecia dentro l’eurozona non salverà l’euro dalla sua fine. Da un lato perché i problemi economici e finanziari della Grecia non sono affatto risolti. Dall’altro lato perché anche altri paesi sono oggi in grande difficoltà, e in particolare uno dei nostri vicini: l’Italia.

L’euro è, e oggi ne abbiamo avuto la prova, indissolubilmente legato alla politica dell’austerità. La politica economica condotta dentro la zona euro e consolidata attraverso i vari trattati, e in particolare attraverso il Trattato di Stabilità del settembre 2012 non può fare altro che condurre all’austerità. Se qualcuno non lo avesse ancora capito adesso è perfettamente chiaro: l’euro è l’austerità. Bisogna capire il senso profondo di questa affermazione. Oggi, e finché rimarremo dentro la zona euro, sarà impossibile condurre una qualsiasi politica che non sia l’austerità. Per non aver capito questo, Alexis Tsipras si è messo da solo la testa sul ceppo.

Questa constatazione è destinata a diventare il vero punto punto di frattura della politica francese nei mesi e negli anni a venire. Ciò che François Hollande ha salvato, pertanto, non è altro che l’austerità. Sappiamo che in realtà aveva già fatto questa scelta nel 2012. Non è affatto cambiato. Sarà dunque giudicato nel prossimo turno di elezioni.

 

[1] VAROUFAKIS: POURQUOI L’Allemagne REFUSE D’ALLÉGER LA DETTE DE LA GRÈCE, http://blogs.mediapart.fr/blog/monica-m/120715/varoufakis-pourquoi-lallemagne-refuse-dalleger-la-dette-de-la-grece

[2] Déclaration du sommet de la zone euro, Bruxelles, 12 luglio 2015, pagina 3.

[3] Il testo dell’accordo precisa che quest’ultimo sarà valido solo nei seguenti termini: “Solo dopo – e immediatamente dopo – che le prime quattro suddette misure saranno state implementate sul piano giuridico, e che il Parlamento greco avrà approvato avrà approvato tutti gli impegni descritti nel presente accordo, con la verifica delle istituzioni e dell’Eurogruppo, allora e solo allora si potrà prendere una decisione che dia alle istituzioni il mandato di negoziare un protocollo d’intesa”. Déclaration du sommet de la zone euro, Bruxelles, 12 luglio 2015, pagina 2.

[4] Déclaration du sommet de la zone euro, Bruxelles, 12 luglio 2015, pagina 5.

[5] Déclaration du sommet de la zone euro, Bruxelles, 12 luglio 2015, pagina 4.

 

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