L’eurozona è ormai una vergogna democratica e un fallimento economico. Così dice Lagrain su Foreign Policy, analizzando l’umiliazione e la spoliazione della Grecia ribelle da parte della potenza europea egemone: la Germania. I tedeschi, ancora una volta, si dimostrano dei leader disastrosi, volendo stravincere umiliando le controparti. L’accordo raggiunto rende di fatto la Grecia una colonia senza alcun residuo di sovranità, mettendo fine – se mai ce ne fosse stato bisogno – a qualsiasi velleità di “sogno” europeo.

 

Di Philippe Legrain, 13 luglio 2015

 

Lo scorso anno, mentre completavo il mio libro Primavera Europea, esitavo nel descrivere l’eurozona come una “gloriosa prigione per debitori”. Ma dopo questo weekend di brutale, vendicativo e miope esercizio del potere tedesco contro la Grecia, sostenuto dalla Banca centrale europea (BCE) con sede a Francoforte, corroborato dalla minaccia illegale di staccare la spina all’intero sistema bancario greco, mi rimangio quella definizione. Non c’è niente di glorioso nell’eurozona: è un racket di creditori mostruoso e antidemocratico.

La sottomissione della Grecia alle condizioni richieste dalla Germania, semplicemente per avviare i negoziati sugli ulteriori fondi per rifinanziare il proprio debito insostenibile, può allontanare la prospettiva di un imminente crollo bancario e di un’uscita della Grecia dall’eurozona. Ma anziché risolvere il problema greco, rafforzare la disastrosa strategia usata dei creditori negli ultimi cinque anni potrà solo deprimere l’economia, aumentare ulteriormente l’onere insostenibile del debito e calpestare la democrazia. Perfino Deutsche Bank, una delle banche tedesche salvate dai prestiti forzati dei contribuenti europei al governo greco nel 2010, dice che la Grecia ora equivale a uno stato vassallo.

Ma il dramma va oltre la Grecia. È più chiaro che mai che la disfunzionale unione monetaria europea ha anche un problema tedesco. Come creditore in pectore di un’unione monetaria priva di istituzioni politiche comuni, la Germania sta dimostrando di essere una potenza egemone disastrosa. Parigi può aver temperato la petulante minaccia di Berlino di sbattere la Grecia fuori dall’euro, ma senza dubbio la cancelliera tedesca Angela Merkel è quella che comanda. L’accordo di fronte al quale il primo ministro greco Alexis Tsipras ha capitolato, rispecchia le richieste tedesche, non le proposte che aveva elaborato con l’aiuto francese la scorsa settimana. Mettendo in evidenza l’inutilità della resistenza, nel caso la Grecia avesse voluto rimanere nell’euro, Parigi ha, in un certo senso, agito come agente di Berlino nel garantire l’acquiescenza di Atene.

Certo, piccoli paesi come la Slovacchia e la Finlandia concordavano con la Germania. Ma le loro voci sono insignificanti. Dal punto di vista di Berlino, sono gli utili idioti che forniscono la copertura per i suoi meschini interessi. Ricordate che, attraverso i loro prestiti alla Grecia, i finlandesi e gli slovacchi hanno salvato le banche tedesche, non quelle finlandesi e slovacche. È ingenuo pensare che Berlino non calpesterebbe anche loro se solo gli fossero d’intralcio.

Cerchiamo di essere chiari. Quello che Berlino e Francoforte hanno fatto alla Grecia, possono farlo agli altri — e lo faranno. Nel 2010, hanno ricattato il governo irlandese perché imponesse 64 miliardi di euro di debito bancario sulle spalle dei contribuenti irlandesi. Nel 2011, hanno fatto dimettere il primo ministro eletto dell’Italia, Silvio Berlusconi. Sicuramente colpirebbero un futuro governo portoghese, se dovesse flirtare con l’insolvenza. E sì, essi farebbero i prepotenti anche con la Slovacchia e gli altri che attualmente fanno il tifo per loro.

È questo lo scopo di brutalizzare la Grecia: scoraggiare chiunque altro a uscire dalla linea. Perché votare per partiti che sfidano la linea di Berlino se saranno poi sottomessi anche loro? Creata per avvicinare gli europei, l’eurozona è ora tenuta insieme da poco altro che la paura.

Per Tsipras, l’umiliazione è completa. Ha indetto un referendum e ha vinto un massiccio mandato dal popolo greco. Ma anziché uscire con una posizione negoziale rafforzata, i creditori tedeschi gli hanno torto il braccio fino a quando si è piegato. Penalizzato dallo strano attaccamento greco ad una moneta che ora li schiavizza, e ricattato dalla minaccia della BCE di far saltare il sistema bancario greco, Tsipras non ha osato rifiutare le condizioni inique di Berlino.

Entro questo mercoledì e quello successivo, il Parlamento greco deve approvare delle controverse  riforme sull’IVA, le pensioni e molte altre misure. Queste includono un meccanismo fiscale economicamente folle che imporrebbe “tagli alla spesa quasi-automatici” quando gli obiettivi fiscali vengono disattesi — cosa che avverrà inevitabilmente, dal momento che i creditori sottovalutano sistematicamente l’impatto dannoso che hanno sulla crescita economica sia l’eccessiva austerità sia l’insolvenza del governo. L’odiata Troika tornerà ad Atene come padroni coloniali che possono riscrivere e mettere il veto sulle leggi greche che non piacciono loro. Tutte le misure emanate dal Parlamento greco fin dalla sua elezione nel mese di gennaio devono essere annullate.

Queste sono solo alcune delle condizioni – non per garantire un terzo programma di prestito UE-FMI – ma semplicemente per avviare negoziati suqueste condizioni, soggetti ad approvazione parlamentare in Germania, Finlandia, Slovacchia e altri tre paesi. Le autorità dell’eurozona forniranno inoltre un prestito ponte immediato per onorare gli arretrati della Grecia al FMI e le scadenze incombenti dei bond e dei pagamenti di interessi alla BCE il 20 luglio.

Dopo due settimane di controlli di capitale e delle banche imposti dalla BCE, l’economia greca è in cattive acque. Politici sensibili darebbero priorità al favorire la ripresa. Ma i creditori chiedono una austerità ancora maggiore , che allargherà la voragine economica e aumenterà l’onere insostenibile del debito della Grecia. Per quanto riguarda la riduzione del debito, di cui la Grecia ha un disperato bisogno, essa è rinviata a tempo indeterminato: i creditori dicono farisaicamente che questa potrebbe essere necessaria ad un certo punto, anche se solo a causa della cattiva gestione di Syriza, naturalmente. Vergognosamente, il FMI, avendo recentemente ammesso che i debiti greci sono insostenibili, ancora una volta ha accettato di infrangere le proprie regole e di prestare altri soldi ad una Grecia insolvente.

Per ora, molti greci credono che qualsiasi compromesso sia accettabile pur di mantenere la Grecia nell’euro. Ma man mano che la depressione che si fa sentire e la realtà delle regole tecnocratiche imposte dalla Germania viene assimilata, la reazione politica crescerà sicuramente. Quindi la prospettiva di un default e di un Grexit sono tutt’altro che tramontate.

I greci dovrebbero utilizzare il loro soggiorno prolungato nella prigione dei debitori per pianificare meglio la loro fuga. Per fare default in modo sicuro all’interno dell’eurozona, la Grecia deve garantire le proprie banche. Naturalmente, per motivi prudenziali, Atene dovrebbe obbligarle a possedere bond garantiti dal Governo Greco in misura minima e ricapitalizzarle con asset più tangibili dei crediti d’imposta su futuri utili. In questo modo la BCE non potrebbe farle chiudere nuovamente.

L’eurozona nel suo complesso rimane un disastroso caso economico e una vergogna democratica. È intrappolata in un limbo da incubo dove la politica impedisce la creazione di istituzioni comuni che possano ingabbiare la potenza tedesca e rimettere la BCE al suo posto, mentre la paura impedisce alle sue vittime di andarsene. Alla faccia del sogno europeo.