Dal sito Zero Hedge una rassegna sugli ultimi sviluppi dello scontro, che sta diventando sempre più esplosivo,  tra il FMI (vedi USA) e la UE (vedi Germania)  sulla gestione della crisi greca.  Contro l’intransigenza di una parte dei tedeschi, che rischia di far saltare tutto, il Fondo preme per una gestione più “umanitaria” e sostenibile dei paesi colonizzati.  Alternative entrambe terribili.

di Tyler Durden, 14 luglio 2015

Nei giorni precedenti, è emerso un documento “segreto” del FMI in cui il Fondo ribadisce la necessità per i creditori europei di svalutare i titoli del debito greco da loro detenuti (ne abbiamo parlato qui, ndt).

Secondo la Reuters, che ha dato la notizia dopo aver esaminato il documento, “un’analisi aggiornata sulla sostenibilità del debito è stata inviata ai governi della zona euro nella serata di lunedì, e sostiene che ‘il drammatico peggioramento della sostenibilità del debito porta alla necessità di una riduzione del debito su una scala che dovrebbe andare ben al di là di quello che è stato considerato fino ad oggi – e che è stato proposto dal ESM’ “. Il FMI continua dicendo che nei prossimi due anni il debito della Grecia probabilmente raggiungerà il 200% del PIL e rimarrà ancora alto al 170% del PIL nel 2022.

A titolo di promemoria, ecco un (brevissimo) riassunto della posizione del Fondo monetario sulla riduzione del debito per la Grecia:

“Una differenza di posizioni tra l’FMI e l’Europa (leggi: Germania), per quanto riguarda la svalutazione del debito della Grecia verso l’UE è rimasta latente per un bel po’ di tempo e recentemente è tornata alla ribalta internazionale quando, qualche mese fa, il Fondo ha indicato che la riduzione del debito era un presupposto per la sua partecipazione a ulteriori aiuti per Atene. Più di recente, il FMI ha pubblicato un rapporto sulla sostenibilità del debito della Grecia poco prima del referendum. La tempistica sembrava essere strategica e potrebbe aver contribuito a garantire la vittoria del “no”. Oggi, è emerso un altro documento “segreto” del Fmi sulla sostenibilità del debito della Grecia e non a caso, il Fondo ancora una volta sta sbattendo i pugni sul tavolo su un taglio ddel debito.”

Anche se Tsipras aveva resistito al coinvolgimento del FMI nel terzo programma del paese, la Germania aveva chiarito che la partecipazione del Fondo era obbligatoria. Ora, il FT dice che Christine Lagarde potrebbe prendere in considerazione di tirarsi fuori dall’accordo, alla luce del fatto che il debito di Atene non è visto come sostenibile. Qui altre notizie in merito:

Il Fondo monetario internazionale ha inviato un forte segnale sul fatto che potrebbe ritirarsi dal nuovo programma di salvataggio della Grecia, in quanto in un’analisi riservata sostiene che il debito del paese è alle stelle e gli obiettivi di avanzi primari fissati da Atene non possono essere raggiunti.

“Il debito della Grecia può essere reso sostenibile solo attraverso misure di riduzione del debito che vadano ben al di là di quanto l’Europa è stata disposta a prendere in considerazione fino ad ora,” si legge nella nota. In base alle sue regole, il FMI non è autorizzato a partecipare ad un piano di salvataggio se il debito di un paese è considerato insostenibile e non vi è alcuna prospettiva che il paese possa tornare sui mercati obbligazionari privati ​​per il finanziamento. Il FMI ha forzato le sue regole per partecipare a precedenti salvataggi greci, ma il rapporto suggerisce che questo ora non è più possibile.

Il coinvolgimento del FMI nel salvataggio della Grecia è stato fondamentale per un gruppo di intransigenti della zona euro a guida tedesca, i quali ritengono che la Commissione europea, uno degli altri partecipanti al salvataggio greco, non è sufficientemente rigorosa nelle sue valutazioni.

La questione è diventata uno dei principali punti critici durante i negoziati del fine settimana, durati tutta la notte, tra Alexis Tsipras, il primo ministro greco, e Angela Merkel, il suo omologo tedesco,  con il signor Tsipras che rifiutava ripetutamente di accettare la partecipazione del FMI a un nuovo piano di salvataggio.

Secondo i funzionari europei, la signora Merkel ha tenuto duro sulla questione, dicendo al premier greco che non ci sarebbe stato salvataggio – e quindi si sarebbe arrivati a un “Grexit” dalla zona euro – senza una richiesta formale fatta al FMI di partecipazione ad un nuovo programma. L’accordo di salvataggio finale afferma che “la Grecia chiederà la prosecuzione del sostegno del FMI” una volta che il programma in corso arriverà a scadenza.”

Che cosa succede, vi chiederete, se il FMI si tira fuori? Be’, l’intero “accordo” potrebbe andare in pezzi, dato che il Fondo dovrebbe mettere una parte non trascurabile del denaro del salvataggio e, in assenza di questo finanziamento, il divario dovrebbe essere colmato con i “proventi delle privitizzazioni” che il FMI stesso ha previsto ammonteranno a soli € 2 miliardi nei prossimi tre anni. Inoltre, i legislatori tedeschi, già esasperati dai lunghi negoziati, probabilmente potrebbero ritirare del tutto il loro sostegno. Ecco di nuovo FT:

Se il FMI dovesse ritirarsi dal programma greco, questo potrebbe causare notevoli problemi politici e finanziari per Berlino e gli altri creditori della zona euro. Senza l’imprimatur del FMI, i funzionari tedeschi hanno dichiarato che avrebbero difficoltà a ottenere dal Bundestag l’approvazione per un nuovo finanziamento di salvataggio. I parlamentari tedeschi devono approvare sia la riapertura di nuovi colloqui che le condizioni definitive del terzo piano di salvataggio.

Inoltre, un funzionario Ue ha detto che sul fabbisogno finanziario greco di € 86 miliardi, il Meccanismo europeo di stabilità – il fondo di salvataggio della zona euro da € 500 miliardi – era previsto che mettesse solo € 4050 miliardi.

L’attuale programma del FMI, che ha ancora € 16.4b miliardi di fondi non erogati e arriva fino a marzo 2016, era previsto colmare in parte la differenza, ed i funzionari della zona euro avevano presunto che il programma del FMI avrebbe contribuito anche in seguito.

Qualsiasi deficit dovrebbe essere coperto attraverso i proventi delle privatizzazioni greche, che hanno ripetutamente deluso le aspettative, o attraverso prestiti greci sul mercato obbligazionario, che si è prosciugato da quando il governo guidato da Syriza ha preso il potere ad Atene nel mese di gennaio – cosa che il rapporto del FMI aveva appunto detto essere altamente improbabile.

“La Grecia non può tornare ai mercati in tempi brevi a tassi di interesse sostenibili in una prospettiva di medio termine”, ha scritto il FMI.

Quindi, oltre a una rivolta parlamentare e all’incertezza che pesa sul finanziamento ponte così urgententemente necessario, la Grecia deve affrontare anche la possibilità che il FMI possa ritirarsi, rimettendo in discussione l’intero “accordo”. Ambrose Evans-Pritchard sul Telegraph riassume le conseguenze delle analisi del FMI e rafforza la nostra tesi secondo cui gli Stati Uniti (col loro potere di veto al FMI) stanno tirando i fili dietro le quinte e orchestrando le “fughe di notizie” con una tempistica opportuna.

Le conseguenze sono esplosive. Il documento equivale a un avviso che il FMI non prenderà parte a nessun pacchetto di salvataggio della UEM per la Grecia, a meno che la Germania e le potenze creditrici finalmente decidano una radicale riduzione del debito.

Questo complica notevolmente l’accordo di salvataggio concordato dai leader dell’eurozona nella maratona dei colloqui del fine settimana, in quanto la Germania insiste sul fatto che il salvataggio non può andare avanti a meno che non sia coinvolto anche il FMI.

Il rapporto sostiene che i controlli di capitale e l’arresto del sistema bancario greco hanno completamente cambiato il quadro delle dinamiche del debito, una critica implicita sia del governo greco che delle autorità della zona euro per essersi lasciato sfuggire di mano lo scontro politico.

Solo la remissione del debito non sarebbe sufficiente. Ci dovrebbe anche essere una “nuova assistenza”, e forse “espliciti trasferimenti annuali al bilancio greco”.

Questo è il peggior incubo degli Stati creditori del nord. Il termine “unione di trasferimentoè una espressione divenuta impronunciabile nel dibattito politico tedesco da quando la crisi del debito è scoppiata nel 2010.

Lo sfondo di questo improvviso cambiamento di posizione è quasi certamente politico. Segue a una forte spinta per la riduzione del debito nei giorni scorsi da parte del Tesoro degli Stati Uniti, la voce dominante nel consiglio di amministrazione del FMI a Washington.

Qualora il Fondo dovesse effettivamente ritirare il suo sostegno, la Germania si troverebbe ad affrontare una decisione difficile: resistere alle pressioni del FMI (e tacitamente degli Stati Uniti), o concedere la svalutazione, che potrebbe aprire le porte a una richiesta per la riduzione del debito da parte di Italia, Spagna e Portogallo.

Analisi sulla Sostenibilità del Debito Greco, del FMI