Intervista a Yanis Varoufakis sui cinque mesi di negoziati

Il resoconto di un’interessante intervista di qualche giorno fa di NewStatesman  a Yanis Varoufakis,  in cui l’ex ministro delle finanze greco racconta delle paradossali  trattative con la troika, dell’illegalità con cui  si muove l’eurogruppo, un organismo non riconosciuto dal diritto e quindi irresponsabile su cui il ministro delle finanze tedesco domina incontrastato, e del piano non accettato da Tsipras per il dopo referendum. Quel che ne viene fuori è il ritratto di una organizzazione sovranazionale totalmente catturata dalla oligarchia e di una sinistra assolutamente inconsapevole di ciò con cui ha che fare.  

di Harry Lambert, 13 luglio 2015

Nella sua prima intervista da quando ha presentato le dimissioni, l’ex ministro delle Finanze della Grecia dice che l’Eurogruppo è “completamente e assolutamente” controllato dalla Germania, che la Grecia era “in trappola” e il referendum della scorsa settimana è stato sprecato.

La Grecia ha finalmente raggiunto un accordo con i suoi creditori. I particolari non sono ancora stati pubblicati, ma è chiaro che l’accordo firmato è più punitivo ed esigente di quello a cui il suo governo ha cercato disperatamente di resistere negli ultimi cinque mesi.

L’accordo segue le 48 ore stabilite dalla Germania per il controllo delle finanze della Grecia o il suo ritiro dall’euro. Molti osservatori di tutta Europa sono rimasti sbalorditi dalla decisione. Yanis Varoufakis no. Quando ho parlato con l’ex ministro delle finanze della Grecia, la scorsa settimana, gli ho chiesto se un accordo raggiunto nei giorni a venire sarebbe stato un bene per il suo paese.

Come minimo, sarà peggio“, ha detto. “Confido e spero che il nostro governo insisterà sulla ristrutturazione del debito, ma non riesco a vedere come il ministro delle finanze tedesco [Wolfgang Schäuble] potrà mai firmare un accordo del genere. Se lo farà, sarà un miracolo.

E’ un miracolo che il popolo greco rischia di aspettare per un lungo periodo di tempo. Venerdì sera, quando il parlamento greco ha accettato un programma di austerità che gli elettori avevano respinto con una vittoria schiacciante nel referendum di cinque giorni prima, un accordo sembrava imminente. Una parziale cancellazione del debito nei confronti della cosiddetta “Troika” – il Fondo monetario internazionale, la Banca centrale europea e la Commissione europea – era improbabile, ma possibile. Ora, nonostante la capitolazione del suo governo, la Grecia non ha la riduzione del debito e può ancora essere buttata fuori dalla zona euro.

Varoufakis, che si è dimesso una settimana fa, è stato criticato per non aver firmato un accordo prima, ma ha detto che l’accordo offerto alla Grecia non era stato fatto in buona fede – e la troika nemmeno lo voleva davvero. In una lunga intervista telefonica di un’ora con il New Statesman, egli ha definito le proposte dei creditori – quelle approvate dal governo di Atene nella notte di Venerdì, che ora sembrano in qualche modo generose – “assolutamente impossibili, assolutamente non sostenibili e tossiche … [erano ] il tipo di proposte che si presentano all’altra parte quando non si desidera un accordo.

Varoufakis ha aggiunto: “Questo paese deve cessare di tirare avanti e far finta che le cose funzionino, dobbiamo smettere di prendere nuovi prestiti fingendo che abbiamo risolto il problema, quando non è così; quando abbiamo solo reso il nostro debito ancor meno sostenibile, a condizioni di ulteriore austerità che contrae ancora di più l’economia; e sposta l’ ulteriore onere sui non abbienti, creando una crisi umanitaria “.

Nel racconto di Varoufakis, durante i suoi cinque mesi da ministro delle finanze la troika non ha mai partecipato lealmente ai negoziati. Egli ha sostenuto che il governo di Syriza di Alexis Tsipras era stato eletto per rinegoziare un programma di austerità che aveva chiaramente fallito; negli ultimi cinque anni un quarto dei greci sono rimasti senza lavoro, e ha creato la peggiore depressione mai vista nel mondo sviluppato dagli anni ’30. Ma lui pensa che i creditori della Grecia semplicemente hanno condotto a questo.

Varoufakis ha detto che un accordo a breve termine avrebbe potuto essere raggiunto poco dopo che Syriza era salita al potere, alla fine di gennaio. “Tre o quattro riforme” avrebbero potuto essere concordate, e in cambio le restrizioni sulla liquidità avrebbero potuto essere allentate dalla BCE.

Invece, “L’altra parte ha insistito su un ‘accordo globale’, il che significava che volevano parlare di tutto. La mia interpretazione è che quando si vuole parlare di tutto, non si vuole parlare di niente”. Ma un accordo globale era impossibile. “Non ci sono state assolutamente [nuove] posizioni avanzate su nulla da parte loro.

Varoufakis ha detto che Schäuble, ministro delle finanze tedesco e l’architetto degli accordi firmati dalla Grecia nel 2010 e nel 2012, è stato “coerente in tutto“. “La sua visione era ‘Non sto discutendo il programma – questo è stato accettato dal precedente governo [greco] e noi non possiamo assolutamente permettere che un’elezione cambi le cose.

A quel punto ho detto ‘Be’, allora semplicemente non si dovrebbero più tenere le elezioni nei paesi indebitati’, e non c’è stata nessuna risposta. L’unica interpretazione che posso dare [della loro visione] è: ‘Sì, sarebbe una buona idea, ma sarebbe difficile. Quindi o sottoscrivete l’accordo o siete fuori.’

E’ ben noto che Varoufakis è stato rimosso dal team negoziale della Grecia poco dopo che Syriza è entrata in carica; egli era ancora ministro delle finanze del paese, ma non partecipava più ai negoziati. Il motivo è rimasto poco chiaro per lungo tempo. Nel mese di aprile, Varoufakis disse vagamente che era perché “Io cerco di parlare di economia nell’Eurogruppo” – il club dei ministri delle finanze dei 19 paesi dell’euro – ” ma lì nessuno lo fa.” Gli ho chiesto che cosa era successo.

Non è che non andava tanto bene – c’era proprio il rifiuto categorico di impegnarsi in argomenti economici. Punto e basta. Proponevi un argomento sul quale avevi lavorato davvero, per essere sicuro che fosse logicamente coerente, e ti trovavi solo di fronte a sguardi fissi nel vuoto. Come se non avessi parlato. Quello che dici tu è indipendente da quello che dicono loro. Avresti anche potuto cantare l’inno nazionale svedese – e avresti avuto la stessa risposta“.

Questo fine settimana sono emerse delle divisioni in seno all’Eurogruppo, con i paesi divisi tra coloro che sembrava volessero un “Grexit”, e quelli che richiedevano un accordo. Ma Varoufakis ha detto che i paesi sono sempre stati uniti in un aspetto: il loro rifiuto di rinegoziare.

C’erano persone che erano in sintonia a livello personale, a porte chiuse, in particolare dal Fondo monetario internazionale.” Ha confermato che si riferiva a Christine Lagarde, il direttore del FMI. “Ma poi all’interno dell’Eurogruppo solo qualche parola gentile e questo è tutto: dietro il paravento della versione ufficiale. … personaggi molto potenti ti guardano negli occhi e dicono ‘Hai ragione in quello che stai dicendo, ma ti faremo a pezzi comunque’.

Varoufakis si è mostrato riluttante nel fare nomi precisi, ma ha aggiunto che i governi che ci si sarebbe potuti aspettare fossero più simpatetici verso la Grecia, in realtà sono stati i loro “nemici più acerrimi“. Egli ha detto che “il più grande incubo” dei paesi più indebitati – dei governi di paesi come il Portogallo, la Spagna, l’Italia e l’Irlanda – “era il nostro successo“. “Se fossimo riusciti a negoziare un accordo migliore, sarebbero stati cancellati politicamente: avrebbero dovuto rispondere al loro stesso popolo sul perché non avevano negoziato come stavamo facendo noi.

Egli ha suggerito che i creditori della Grecia avevano una strategia per mantenere la speranza del suo governo in un compromesso, mentre in realtà era solo una sofferenza lenta e, alla fine, disperata.

Ci dicevano che avevano bisogno di tutti i dati sul percorso fiscale della Grecia, tutti i dati sulle imprese di proprietà statale. Così abbiamo speso un sacco di tempo per cercare di fornire loro i dati che chiedevano e rispondere ai questionari e fare innumerevoli incontri.

Questa sarebbe la prima fase. La seconda fase è stata che ci hanno chiesto che cosa avevamo intenzione di fare in materia di IVA. Hanno poi rifiutato la nostra proposta, ma non è venuta fuori una proposta da parte loro. E poi, appena avremmo avuto la possibilità di un accordo in materia di IVA, sono passati ad un altro problema, come le privatizzazioni. Ci hanno chiesto cosa volevamo fare con le privatizzazioni: abbiamo proposto qualcosa, e loro l’hanno rifiutata. Poi si sono spostati su un altro argomento, come le pensioni, da lì ai mercati di produzione, da lì ai rapporti di lavoro. … Era come un gatto che si morde la coda.

La sua conclusione è stata succinta. “Eravamo in trappola

Ed egli è stato adamantino su chi fosse il responsabile. Ho chiesto se il punto di vista tedesco controllava la prospettiva dell’Eurogruppo. Varoufakis è andato oltre. “Oh, completamente e assolutamente. Non il punto di vista tedesco – il ministro delle finanze della Germania. È come un’orchestra molto ben sintonizzata, e lui è il direttore.

Solo il ministro francese [Michel Sapin] ha fatto qualche osservazione diversa dalla linea tedesca, ma in maniera molto discreta. Si percepiva che doveva usare un linguaggio molto giudizioso, per non dare l’impressione di opporsi. E in ultima analisi, quando il dottor Schäuble rispondeva e determinava in modo efficace la linea ufficiale, il ministro francese si è sempre piegato “.

Se Schäuble era l’esecutore implacabile, il cancelliere tedesco Angela Merkel si presentava con un volto diverso. Benché Varoufakis non abbia mai avuto a che fare con lei, ha detto: «Da quel che ho potuto comprendere, lei era molto diversa. Cercava di compiacere il primo ministro [Tsipras] – diceva ‘Troveremo una soluzione, non ti preoccupare, io non lascerò che niente di terribile accada, basta fare i compiti a casa e collaborare con le istituzioni, lavorare con la Troika; non si finirà in un vicolo cieco’“.

La differenza forse era anche deliberata. Varoufakis pensa che il controllo della Merkel e di Schäuble sull’Eurogruppo sia assoluto, e che il gruppo sia al di là della legge.

Alcuni giorni prima delle dimissioni di Varoufakis, il 6 luglio, quando Tsipras ha indetto il referendum sulla proposta tardiva e sostanzialmente invariata dell’Eurogruppo, l’Eurogruppo ha emesso un comunicato senza il consenso greco. Questo atto ha violato le convenzioni dell’Eurozona. La mossa è stata sommessamente criticata da alcuni nella stampa, prima di essere messa in ombra dai preparativi per il referendum, ma Varoufakis la considera fondamentale.

Quando Jeroen Dijsselbloem, il Presidente del Consiglio europeo, ha cercato di emettere il comunicato senza di lui, Varoufakis consultato i funzionari dell’Eurogruppo – Dijsselbloem poteva escludere uno Stato membro? L’incontro è finito alla svelta. Dopo una serie di telefonate, un avvocato si è rivolto verso di lui e ha detto: “Bene, nel diritto l’Eurogruppo non esiste, non vi è alcun trattato che preveda questo gruppo.”

Allora” ha detto Varoufakis, “Ci troviamo davanti a un gruppo inesistente che ha il più grande potere di determinare la vita degli europei. Non è responsabile verso nessuno, dato che per il diritto non esiste; non ci sono verbali; ed è riservato. Nessun cittadino saprà mai ciò che viene detto al suo interno. . . Queste sono quasi decisioni di vita e di morte, e nessun membro deve rispondere a nessuno “.

Gli eventi del fine settimana sembrano sostenere il resoconto di Varoufakis. Sabato sera, è trapelata una nota che mostra come la Germania stava suggerendo che la Grecia avrebbe dovuto uscire temporaneamente dalla zona euro. Entro la fine della giornata, la raccomandazione di Schäuble è diventa la conclusione della dichiarazione dell’Eurogruppo. Non è chiaro quello che è successo; l’organismo opera in segreto. Mentre questo fine settimana i greci restano appesi ai rapporti sul loro destino, nessun verrbale delle riunioni è stato pubblicato.

Anche il referendum del 5 luglio è stato rapidamente dimenticato. E’ stato preventivamente respinto dalla zona euro, e molti lo vedevano come una farsa – un evento collaterale che offriva una falsa scelta e creava false speranze, ed è servito solo a mandare in rovina Tsipras quando ha poi firmato l’accordo contro il quale stava conducendo una campagna. Come avrebbe detto Schäuble, le elezioni non possono essere autorizzate a cambiare nulla. Ma Varoufakis ritiene che avrebbero potuto cambiare tutto. Nella notte del referendum egli aveva un piano, ma Tsipras non lo ha mai accettato del tutto.

La zona euro può dettare condizioni alla Grecia, perché non ha più paura di una Grexit. Sono convinti che ora le banche sono protette da un default delle banche greche. Ma Varoufakis pensava di avere ancora un po’ di spazio di manovra: una volta che la BCE avesse costretto le banche greche alla chiusura, si poteva agire unilateralmente.

Ha detto di aver trascorso il mese scorso ad avvertire il gabinetto greco che la BCE avrebbe chiuso le banche della Grecia per imporre un accordo. Quando lo avessero fatto, egli era pronto a fare tre cose: emettere pagherò denominati in euro; applicare un “haircut” sui bond greci emessi nel 2012, con una riduzione del debito della Grecia; e prendere il controllo della Banca di Grecia sottraendolo alla BCE.

Nessuna di queste mosse avrebbe costituito un Grexit, ma l’avrebbe minacciato. Varoufakis era sicuro che la Grecia non poteva essere espulsa dall’Eurogruppo; non vi è alcuna disposizione di legge per una tale decisione. Ma solo rendendo possibile il Grexit Grecia avrebbe potuto ottenere un accordo migliore. E Varoufakis pensava che il referendum offriva a Syriza il mandato di cui avevano bisogno per compiere queste mosse audaci – o, almeno, per annunciarle.

Ha accennato a questo piano, alla vigilia del referendum, e successivamente dei rapporti hanno lasciato intendere che questo gli sia costato l’incarico. Egli ci ha offerto una spiegazione più chiara.

Mentre la folla festeggiava nella notte di Domenica in Piazza Syntagma, sei importanti esponenti del governo di Syriza hanno fatto una votazione di importanza critica. Con quattro voti contro due, Varoufakis non ha ottenuto il sostegno per il suo piano, e non ha potuto convincere Tsipras. Avrebbe voluto mettere in atto il suo “trittico” di misure all’inizio della settimana, quando la BCE ha costretto le banche greche a chiudere. Domenica sera c’è stato il suo ultimo tentativo. Quando ha perso, le sue dimissioni sono state inevitabili.

Quella stessa notte il governo ha deciso che la volontà del popolo, questo clamoroso ‘No’, non avrebbe dovuto spingere questo approccio energico [il suo piano]. Invece, avrebbe dovuto portare a grandi concessioni dall’altra parte: la riunione del Consiglio dei leader politici, con il nostro Presidente del Consiglio, ha accettato la premessa che qualunque cosa fosse accaduta, qualunque cosa avesse fatto l’altra parte, non avremmo mai dovuto rispondere in alcun modo che fosse considerato di sfida. E in sostanza, questo ha significato un ripiegamento. … Smettere di negoziare.

Le dimissioni di Varoufakis hanno messo fine a quattro anni e mezzo di collaborazione con Tsipras, un uomo che egli ha incontrato per la prima volta alla fine del 2010. Un collaboratore ricercato da di Tsipras dopo le sue critiche al governo di George Papandreou, che aveva accettato la primo piano di salvataggio della troika nel 2010.

“Egli [Tsipras] non aveva idee chiare fin da allora, sulla dracma e sul ‘euro, sulle cause della crisi, e io avevo, direi, una ‘posizione precisa’ su quello che stava succedendo. E iniziato un dialogo … Credo di averlo aiutato a formarsi dele opinioni su cosa bisognava fare.”

Eppure Tsipras all’ultimo si è allontanato da lui. Ne capisce il perché. Varoufakis non poteva garantire che un Grexit avrebbe funzionato. Dopo che Syriza aveva preso il potere a gennaio, una piccola squadra aveva, “in teoria, sulla carta,” riflettuto a come avrebbe potuto funzionare. Ma egli aveva detto: “Non sono sicuro che potremmo gestirlo, perché la gestione del crollo di una unione monetaria richiede un grande know-how, e non sono sicuro di averlo qui in Grecia, senza l’aiuto di stranieri.”Altri anni di austerità ci attendono, ma egli sa che Tsipras ha l’obbligo di “non lasciare che questo paese diventi uno Stato fallito”.

Il loro rapporto rimane “estremamente amichevole”, ha detto, anche se quando abbiamo parlato giovedi, non avevano parlato per tutta la settimana.

Nonostante non siano riusciti a trovare un nuovo accordo, Varoufakis non sembra deluso. Mi ha detto di essere “alle stelle.”

“Non devo più rispettare questa agenda frenetica,” ha detto, ” assolutamente disumana, semplicemente incredibile. Ho avuto due ore di sonno ogni giorno per cinque mesi. … Sono anche sollevato del fatto che non devo più sostenere questa incredibile pressione a negoziare per una posizione che trovo difficile da difendere.”

Il suo sollievo non è sorprendente. Varoufakis è stato incaricato di negoziare con un’Europa che non voleva parlare, non temeva un “Grexit” e controllava efficacemente i conti bancari della tesoreria greca. Molti commentatori pensano che sia stato stupido, e i giornalisti locali e stranieri che ho incontrato la settimana scorsa ad Atene hanno parlato di lui come se fosse un criminale. Alcuni non potranno mai perdonarlo per aver strangolato una nascente ripresa riaprendo i negoziati. E altri gli daranno le colpe per la dura sorte che attende la Grecia questa settimana.

Ma Varoufakis sembrava indifferente. Durante tutta la nostra conversazione non ha mai alzato la voce. Egli ha mostrato una imperturbabile calma, e ha fatto qualche risata. Non ha mostrato alcun rimpianto; egli sembra considerare la perdita del potere con la stessa ambivalenza con cui aveva considerato la sua acquisizione.

Ora rimarrà deputato e continuerà a svolgere un ruolo in Syriza. Potrà anche tornare a lavorare a un libro sulla crisi, considerare le nuove offerte che gli editori hanno già cominciato a mandargli, e tornare alla Università di Atene, dopo due anni di insegnamento in Texas.

Con le sue dimissioni e il rifiuto di firmare un accordo che aborriva, ha mantenuto sia la coscienza pulita che la reputazione intatta. Il suo paese rimane bloccato in una trappola contro la quale si è opposto per anni contro cui ha lottato per mesi, ma alla fine lui ne è uscito fuori.

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