Schäuble non è stato compreso da molti: la sua offerta alla Grecia di un’uscita controllata dall’euro era la migliore sul tavolo. Così il Telegraph certifica una cosa che sappiamo da tempo: nel disperato tentativo di difendere una moneta-feticcio, la sinistra europea finisce col sorpassare a destra i più intransigenti tra i conservatori.

 

Di Ambrose Evans-Pritchard, 16 luglio 2015

Un giorno sapremo tutto quello che è successo ai massimi livelli del governo tedesco prima dell’umiliazione della Grecia durante lo scorso fine settimana.

Sapevamo già che l’accordo UME – se si può chiamarlo così – è un fiasco economico e diplomatico di primo ordine. Danneggia gravemente la credibilità morale dell’UE, ma non risolve nulla.

Non esiste la benché minima possibilità che la Grecia possa stabilizzare il suo debito e ritornare solvente con l’accordo in salsa cartaginese imposto ad Alexis Tsipras – dopo 17 ore di “waterboarding” psicologico, come l’ha definito un funzionario UE.

L’ultimo lavoro dal FMI ha strappato via la foglia di fico. Il paese ha bisogno di una moratoria di 30 anni sul pagamento del debito e probabilmente sovvenzioni dirette per riprendersi dalla devastazione degli ultimi sei anni.

Invece ottiene una contrazione fiscale pro-ciclica del 2% del PIL entro il prossimo anno.

Alcuni già paragonano questi termini al trattato di Versailles, ma questo non è abbastanza per descriverne la depravazione. Le richieste imposte alla Germania nel 1919 erano certamente grette e vendicative– come giustamente asserì Keynes – ma non erano, apparentemente, impossibili da raggiungere.

La Francia fu costretta a pagare risarcimenti dopo la guerra Franco-prussiana nel 1871 che erano grosso modo equivalenti a Versailles, anche se in circostanze molto diverse. Lo fece diligentemente, ma tramando vendetta.

Quello che viene chiesto alla Grecia è scientificamente impossibile. Quasi tutte le persone coinvolte nei colloqui lo sanno. Eppure la bugia va avanti perché la natura disfunzionale della politica e della governance UME rende impossibile dire la verità. Il paese è disonestamente tenuto in uno stato di crisi permanente.

Wolfgang Schäuble è una delle poche figure che si sono comportate onorevolmente in questo ultimo capitolo. Come i lettori sanno, sono stato un forte critico del duro ministro delle finanze per molto tempo, ritenendolo direttamente responsabile per il regime da anni trenta di deflazione da debito e di recessione imposto a gran parte dell’Europa, e per aver rifiutato di accettare il fatto che il divario nord-sud dell’eurozona deve essere chiuso da entrambi i lati. Qualsiasi politica che pone tutto l’onere dell’aggiustamento al sud è distruttiva e destinata al fallimento.

Ma ha completamente ragione a sostenere che un divorzio morbido e un’uscita ordinata dall’euro per cinque anni sarebbe una “opzione migliore” per la Grecia, come ha sostenuto alla radio tedesca questa mattina.

Permetterebbe al paese di recuperare competitività in un sol colpo senza un disastroso “over-shoot” (una temporanea svalutazione eccessiva della moneta NdVdE) o il rischio che gli eventi vadano fuori controllo. Porrebbe le basi per un’appropriata riduzione del debito – o per un pacchetto standard del FMI.

Se accompagnato da una sorta di piano Marshall o da un blitz di investimenti – cosa che il signor Schäuble sembra appoggiare – porrebbe le basi per una vera ripresa.

Ingenti somme di denaro greco che aspettano all’estero ritornerebbero probabilmente di nuovo nel paese una volta consumato il Grexit (quando le perdite da svalutazione sarebbero scongiurate NdVdE). È un percorso visto ripetutamente in tutto il mondo nei mercati emergenti, negli ultimi 60 anni.

Al contrario, rimane la confusione totale. “Nessuno al momento sa come questo accordo dovrebbe funzionare senza un taglio del debito e tutti sanno che un taglio è incompatibile con l’adesione all’euro,” ha detto il signor Schäuble.

A chi dice che il Grexit violerebbe la santità dell’Unione Monetaria – con incalcolabili conseguenze politiche – si può solo rispondere che è già troppo tardi. Nel momento in cui la Germania ha presentato il suo documento sul Grexit durante il fine settimana, il gioco era fatto. L’euro è già stato ridotto a un sistema transazionale di cambi fissi, soggetto ai capricci della politica populista, privo di idealismo e di solidarietà.

Il signor Schäuble spinge per il Grexit dal 2012 e probabilmente anche prima. Egli pensa veramente che sarebbe desiderabile per tutte le parti interessate. Quando ha tirato fuori il suo piano, lo voleva davvero.

Ma la cancelliera tedesca Angela Merkel non faceva sul serio. Aveva lo scopo opposto. Ecco l’enorme confusione.

La Merkel ha dichiarato più volte che qualsiasi rottura dell’euro sarebbe l’inizio della fine per il progetto europeo. Lo ha detto così tante volte che c’è in gioco la sua credibilità.

Anche se si è molto irritata per lo scritto di Schäuble – e le sue scaramucce con l’irascibile ministro delle finanze sono leggendarie –sembra avere averlo usato come un utile stratagemma negoziale. Il trucco ha funzionato. Esso ha terrorizzato il signor Tsipras fino alla sua sottomissione.

Perciò abbiamo il peggiore dei mondi possibili. L’accordo è un’atrocità. La crisi non è stata risolta. L’integrità dell’UME è stata violata. La Grecia è stata pubblicamente schiacciata e umiliata, ma senza un vero scopo. Il paese non può in alcun modo soddisfare le richieste. Non c’è nessuna riduzione del debito (salvo una vaga e inutile promessa riguardo al futuro).

La diplomazia tedesca è in disgrazia. Il mondo ha raggiunto la conclusione che Berlino ha rotto i ranghi con le altre potenze dell’UE e ha freddamente minacciato l’espulsione di uno Stato membro dell’UME. Un gran numero di persone in tutta Europa pensa che la Germania abbia perseguito un obiettivo nazionalistico, egoista e che si è comportata da prepotente.

Le intenzioni originali ed onorevoli del signor Schäuble sono state completamente fraintese. Il verdetto del mondo è che la leadership tedesca benigna e illuminata sull’Europa degli ultimi 60 anni è stata sostituita da riflessi da Bild Zeitung (giornale scandalistico tedesco NdVdE), l’egemonia del grezzo populismo.

Possiamo solo provare empatia per i diplomatici tedeschi che devono sistemare il pasticcio e spiegare come questo groviglio di obiettivi conflittuali sia finito fuori controllo.

Si dice spesso che l’euro è un talismano per i greci: rappresenta la loro completa e sicura ammissione tra i membri della famiglia europea, una moneta politica anziché un mezzo di scambio.

Se questo è vero, è difficile capire quanto possa durare dopo quello che è appena accaduto, perché è ormai evidente a molti che l’UME è di fatto lo strumento e il simbolo del degrado nazionale greco.

Alcuni sondaggi indicano che fino all’80% dei greci vuole ancora rimanere nell’euro. È difficile sapere quale peso dare a queste indagini sì/no dopo che la vittoria con il 61% dell’”Oxi” e la sfida del referendum di 10 giorni fa ha convogliato un significato diverso.

Sia come sia, il piano di Schäuble ormai è sul tavolo e tutto di conseguenza è cambiato. Al popolo greco viene offerta una via d’uscita. Dopo che le loro illusioni sono andate in frantumi, farebbero bene ad affrontare la questione come un freddo calcolo di interessi economici.

Non è una scelta morale semplice. I ricchi hanno già spostato i loro soldi all’estero. Otterrebbero un ingente guadagno dalla svalutazione, proprio come le élite messicane hanno fatto dopo la “Tequila crisis”.

Il resto del paese ha nascosto 40 miliardi di euro in nascondigli segreti, ma la maggior parte dei loro risparmi sono ancora intrappolati nelle banche. Soffrirebbero un taglio doloroso passando alla dracma.

Ma, alla fine, non è possibile impostare la politica economica nell’interesse dei risparmiatori. In questo modo si arriva alla perdizione. Ciò che conta nel lungo periodo è se il paese può ritornare all’equilibrio commerciale, a una crescita sostenuta e alla piena occupazione.

Data la feroce stupidità dell’accordo raggiunto lo scorso fine settimana, non ci può essere il minimo dubbio che la Grecia può raggiungere questi obiettivi solo accettando l’offerta del signor Schäuble – che è ormai la linea tedesca, che alla cancelliera Merkel piaccia o meno.

Coloro che sostengono che la Grecia si stava riprendendo l’anno scorso e pertanto può farcela all’interno del teutonico euro, si sbagliano di grosso.

Certo, ci possono essere brevi rimbalzi ciclici anche per le economie periferiche dell’UME bloccate nella depressione con un tasso di cambio sopravvalutato. La Spagna ne sta attraversando uno, in questo momento.

Ma non si tratta di una ripresa. Le tanto pubblicizzate “svalutazioni interne” di questi paesi vengono sovrastimate e sono per lo più un miraggio. Il disallineamento sottostante rimane, e verrà certamente a galla alla prossima recessione globale.

La Grecia continuerà a sopportare il suo lungo calvario finché qualcuno non avrà il coraggio di dire alla gente greca – e di continuare a dirglielo finché non passa il concetto – che la dracma è la loro migliore speranza di un rinnovamento economico.

Tutto quello che al momento gli viene detto è che qualsiasi discorso riguardo alla dracma equivale a un “tradimento”. Se questo è il livello del dibattito intellettuale, Dio aiuti la Grecia.

Domenica il signor Tsipras non ha colto l’occasione per farlo. A lui – o al suo successore – si presenterà un’altra occasione in poco tempo.