Krugman: Le Lezioni della Storia agli Euro-Debitori

Krugman torna ancora una volta a sostenere la necessità della Grexit. La Storia dimostra che la situazione greca sta ricalcando tutti gli errori economici già compiuti negli anni ’30. La necessità di svalutare la moneta è del tutto palese. Se questo non si può fare perché la Grecia è nell’eurozona —dice Krugman— evidentemente si pensa che le difficoltà tecniche di uscita siano talmente insormontabili da giustificare tutto ciò che sta succedendo. Ma forse questa idea andrebbe riconsiderata.

 

di Paul Krugman, 15 luglio 2015

Quando è arrivato il colpo della crisi finanziaria molti hanno detto che è tempo di adottare un nuovo pensiero economico. Di certo, credevano molti, i drastici eventi hanno dimostrato che ci fosse qualcosa di gravemente sbagliato nell’analisi economica. In realtà però la crisi stessa, e ancora di più i suoi sviluppi successivi, sono stati tutt’altro che un enigma. Per l’ennesima volta le cose si sono svolte come si aspettava chi (a) ha capito e preso seriamente le basi della macroeconomia di Hicks/Keynes e (b) ha fatto attenzione ai fatti fondamentali della storia economica.

Il problema è che troppi politici e troppi espertoni erano e sono tuttora ignoranti su questi fondamenti, oppure sono determinati ad ignorarli — o se combinate le due cose sono determinati ad essere ignoranti. Anno dopo anno, mentre stiamo ripercorrendo gli anni ’30, i soliti noti sono ossessionati dalla paura di un ritorno agli anni ’70. Mentre stiamo diventando il Giappone, questi si preoccupano di diventare lo Zimbabwe, e così via.

Dunque, per stare alla questione del momento, ci sono abbastanza modelli storici che spiegano cosa sta cercando di fare la Grecia — gestire un enorme debito con le politiche di austerità. La Gran Bretagna, dopotutto, emerse da ciascuna delle due guerre mondiali con un elevato debito pubblico. Il peso del suo debito dopo la Prima Guerra Mondiale era, in rapporto al PIL, più o meno confrontabile con quello della Grecia nel 2009. Il suo debito dopo la Seconda Guerra Mondiale era addirittura il doppio.

Cosa avvenne allora? Sono passati quasi tre anni da quando il FMI — sì, proprio il FMI — ha fatto notare che la Gran Bretagna tra le due guerre tentò una strategia molto simile a quella degli attuali debitori europei: moneta forte più austerità. La Gran Bretagna era straordinariamente determinata, accumulò enormi surplus primari in rapporto al PIL, ma non riuscì a intaccare effettivamente il peso del debito, perché la deflazione si portava via qualsiasi possibile guadagno dell’austerità fiscale:

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La storia dopo la Seconda Guerra Mondiale fu molto diversa. Anche se la Gran Bretagna di nuovo accumulò dei surplus primari, questi furono decisamente minori di quelli accumulati dopo la Prima Guerra Mondiale. Ma il rapporto debito/PIL stavolta diminuì drasticamente, grazie alla combinazione di inflazione e repressione finanziaria che aiutò a mantenere bassi i tassi d’interesse:

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Quale fu il segreto del successo della Gran Bretagna dopo la Seconda Guerra Mondiale? Dopo la Prima Guerra Mondiale la Gran Bretagna era ritornata dentro il gold standard; quando alla fine lasciò svalutare la sterlina, ciò fu appena sufficiente a contrastare la deflazione globale dovuta alla Grande Depressione. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, invece, la Gran Bretagna era in un mondo economico di prezzi in rialzo, ma lo stesso svalutò fortemente la sterlina nel 1949:

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Cosa c’è, in tutta questa storia, che vi potrebbe far pensare che le politiche della Troika in Grecia abbiano la benché minima possibilità di successo?

E dunque ora che si fa? Se la Grecia avesse una propria moneta, la necessità della svalutazione sarebbe totalmente evidente. Ciò a sua volta implica che tutto — l’attuale disastro economico in Grecia, i duri contrasti dentro l’eurozona, le perplessità dei politici, anche dei meglio intenzionati — tutto deriva dalle presunte insuperabili difficoltà tecniche di uscire dall’euro.

Ma ciò ha davvero senso, considerata l’assoluta gravità della situazione?

 

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