Washington Post: L’euro è una catastrofe anche per chi “fa i compiti a casa”

Matt O’Brien spiega come perfino paesi ritenuti “virtuosi” siano stati duramente colpiti dalla loro appartenenza all’euro. Perfino la piccola Islanda, travolta dalla crisi e con pochi mezzi, se l’è cavata meglio di loro, semplicemente perché ha potuto usufruire di tutte le flessibilità garantite dall’avere una propria moneta. L’appartenenza all’euro ha avuto per queste nazioni conseguenze peggiori di un default.

 

di Matt O’Brien, 17 luglio 2015

L’euro potrebbe essere perfino peggio della bancarotta.

Questo, per lo meno, è quanto è accaduto alla Finlandia e all’Olanda, che in realtà sono cresciute meno dell’Islanda a partire dal 2007 (anno precedente la crisi Lehman NdVdE).

Ora, è vero che la Finlandia e l’Olanda hanno i loro problemi economici, ma questi avrebbero dovuto essere gestibili. Nessuno dei due paesi è un caso disperato, ed entrambi hanno fatto quello che dovevano fare. In altri termini, hanno seguito le regole, ma i risultati sono stati ugualmente una catastrofe. Questo perché l’euro stesso è una catastrofe. O, volendo essere educati, la moneta comune è “imperfetta ed essendo imperfetta è fragile, vulnerabile e non procura tutti i benefici che potrebbe.” Questo è stato il verdetto del capo della BCE Mario Draghi, questo giovedì.

Allora cosa è successo a queste nazioni? Be’, solo comunissime cattive notizie economiche. È una esagerazione solo lieve affermare che la Apple ha gambizzato l’economia della Finlandia. Le sue due più grandi esportazioni erano i telefoni Nokia e i prodotti cartacei, ma, come ha detto l’ex ministro del paese Alex Stubb, l’iPhone ha ucciso i primi e l’iPad ha ucciso i secondi. Ora, il metodo tradizionale per compensare questi problemi sarebbe quello di tagliare i propri costi svalutando la moneta, se non fosse che la Finlandia non ha più una moneta da svalutare. Ha l’euro. Quindi, in alternativa, ha dovuto tagliare i costi riducendo i salari, il che non solo richiede più tempo, ma causa anche più danni economici perché, per convincere le persone ad accettare riduzioni salariali, le devi licenziare. Il risultato è stata la recessione più lunga che la Finlandia ricordi, che ha superato perfino la sua grande depressione negli anni novanta. Naturalmente, il fatto che le regole della zona euro hanno costretto il governo della Finlandia a tagliare il suo budget mentre tutto questo stava accadendo, non ha aiutato.

La storia è diversa per l’Olanda. I suoi prodotti sono più che competitivi all’estero — il suo surplus commerciale è un enorme 10% del PIL — ma la spesa interna è un problema. L’Olanda ha avuto una enorme bolla immobiliare, alimentata, in parte, dal fatto che i pagamenti di interessi sono completamente deducibili, che si è poi sgonfiata di circa il 20%. Questo meccanismo ha lasciato le famiglie olandesi con un debito più grande di chiunque altro nella zona euro. In aggiunta, c’è stata la solita austerità che ha mantenuto la sua ripresa al minimo — sempre che di ripresa si possa parlare. Infatti, il PIL dell’Olanda alla fine del 2014 era leggermente inferiore di quanto era alla fine del 2007. Il che è molto meglio di quanto avvenuto in Finlandia, la cui economia si è contratta del 5,2% nello stesso periodo; ma, come si può vedere qui sotto, perfino l’Olanda è in ritardo rispetto alla crescita dell’1,1% che ha ottenuto l’Islanda.

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Ora, non è facile fare peggio dell’Islanda. Essa, in pratica, aveva trasformato la sua intera economia in un hedge fund, collassato nel 2008. Le sue banche sono fallite, il governo ha dovuto essere salvato e la sua moneta è crollata del 60%. E non solo: tra il 2009 e il 2014, l’Islanda ha imposto un’austerità quasi doppia rispetto all’Olanda e 12 volte tanto rispetto alla Finlandia. E se ciò non bastasse, i difetti economici dell’Islanda includono anche un alto debito delle famiglie e un controllo dei capitali che ha impedito alle persone di spostare i soldi fuori del paese e le ha dissuase a portarli dentro.

Ma ciò nonostante, l’Islanda è riuscita ugualmente a fare meglio della Finlandia e dell’Olanda. Come è possibile? Be’, non ha l’euro. Ha una propria valuta, la corona. E per quanto male possa aver fatto agli islandesi perdere il 60% del loro potere d’acquisto sulle merci importate quando la corona si è molto svalutata, questo meccanismo ha aiutato l’economia islandese facendo diventare le sue merci più competitive all’estero. Questo è bastato a ridurre quella che avrebbe potuto essere una depressione a nient’altro che una brutta recessione.

L’euro, invece, fa il contrario. I Paesi aderenti non possono svalutare la propria moneta o tagliare i tassi di interesse o anche spendere di più quando sono nei guai, e così rimangono nei guai. Tutto quello che possono fare è tagliare gli stipendi, tagliare le spese e poi ridurre i salari ancora di più come penitenza per qualunque trasgressione economica possono avere o non avere commesso. La camicia di forza dell’euro, in altre parole, trasforma i problemi ordinari in straordinari (Finlandia) e i problemi straordinari in disastri di portata storica (Grecia). E questo può succedere sia che si seguano le regole o no.

L’euro è un dio capriccioso, che elargisce punizioni ai santi come ai peccatori.

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