Zero Hedge propone un audace e provocatorio confronto tra il Porto Rico e la Grecia: entrambi sono paesi a un passo dal default. La piccola repubblica caraibica, però, ha deciso di affrontare il default continuando a garantire i servizi ai propri cittadini. La Grecia invece, chiusa nella prigione dell’euro e priva del coraggio di attuare quel “Piano B” che pure aveva preparato, è stata costretta a piegarsi a tutte le richieste dei suoi creditori, sacrificando il bene pubblico. (Dopo l’Islanda, abbiamo dunque un altro esempio, purtroppo non seguito, di cosa dovrebbe fare la Grecia?)

 

di Tyler Durder, 20 luglio 2015

Se per il momento il problema Grecia è stato “contenuto”, l’unica ragione per la quale i creditori sono stati disposti a collaborare con l’umiliato governo Syriza tramite procedura d’urgenza è perché, come abbiamo notato in precedenza, dei 7,1 miliardi di euro di prestito ponte rilasciati alla Grecia, ben 6,8 miliardi verrano immediatamente utilizzati per ripagare i creditori della Grecia, tra cui la BCE, per la quale la possibilità di un default è addirittura più impensabile che il FMI.

La cosa triste, come abbiamo abbiamo esposto ne “La tragedia taciuta del prossimo bailout greco” è che sia per il prestito ponte che per gli effettivi 68 miliardi di euro (o più) del fondo EFSF che arriveranno, la maggior parte dei soldi saranno usati solamente per ripagare i creditori, e anche così non sarà abbastanza, da cui la necessità di mettere 50 miliardi di euro del patrimonio pubblico greco a garanzia dell’impegno di pagamento di tutte le scadenze future.

In altri termini, anche stavolta ben poco o proprio nulla del terzo vasto piano di salvataggio europeo raggiungerà effettivamente i cittadini greci (e anzi con ogni probabilità ci saranno comunque degli ammanchi, da qui la necessità di vendere il patrimonio pubblico).

Confrontate questa situazione con quella del Porto Rico, oggi che il suo direttore di bilancio ha stabilito che lo Stato non utilizzerà un soldo del proprio bilancio per ripagare i debiti, nel contesto del “aumento della pressione per la ristrutturazione del debito di 72 miliardi di dollari dell’isola caraibica”, come riportato da Bloomberg.

I commenti di Luis Cruz, direttore dell’Ufficio per la Gestione e il Bilancio, arrivano nel momento in cui Standard & Poor’s ha tagliato il rating del debito delle finanze pubbliche portoricane da CCC- a CC, prevedendo con “quasi assoluta certezza” il default sui titoli finanziari il primo di agosto.

Il Porto Rico dovrebbe restituire 36,3 miliardi di dollari di debito il primo agosto, che andrebbero ripagati tramite confische legali, ma, come detto prima, la scorsa settimana il Porto Rico ha detto di non aver versato i 36,3 miliardi di dollari per il pagamento del primo agosto, perché il legislatore non ha deliberato la confisca dei fondi.

L’isola, che ha dunque un rating-spazzatura, ha deciso di pagare prima le spese per la salute, la sicurezza e l’istruzione, secondo quanto riportato da Luis Cruz, direttore dell’Ufficio per la Gestione e il Bilancio, durante la conferenza stampa di lunedì a San Juan.

La priorità del governo è quella di fornire servizi pubblici, e non di effettuare pagamenti per ripagare i creditori” ha detto Cruz.

Conosciamo tutti la difficile situazione in cui ci troviamo in termini di flussi di denaro“, ha aggiunto Cruz, “e abbiamo deciso in che modo gestire questi flussi, considerando che la nostra priorità è quella di fornire servizi ai cittadini: salute, sicurezza e istruzione.”

Bloomberg ha aggiunto che lo scorso mese i deputati dell’isola hanno approvato il bilancio per l’anno fiscale che inizia il primo di luglio, e questo non include i 93,7 miliardi di dollari per ripagare i costi del servizio del debito sui titoli. “Il corpo legislativo ha creato un fondo che la Banca Governativa per lo Sviluppo può usare per ripagare il debito. La banca, che gestisce debiti e crediti dell’isola, deve chiedere al corpo legislativo prima di poter accedere al denaro. Il corpo legislativo non si riunirà prima di metà agosto, cioè dopo che i titoli saranno scaduti. Il governatore Alejandro Garcia Padilla non ha intenzione di convocare un’assemblea legislativa speciale per discutere il pagamento del debito“, ha detto Cruz.

David Hitchcock, analista di S&P a New York, ha scritto che “un default sui titoli sarebbe un’ulteriore dimostrazione della mancanza di volontà di ripagare i debiti, e solleva il problema per il futuro di un trattamento iniquo dei vari tipi di obbligazionisti“.

E mentre sembra facile dire che il Porto Rico e la Grecia sono in situazioni simili, la realtà è che a differenza dell’isola caraibica, che presto sarà in default, la Grecia ha avuto davvero, e ha tuttora, la pistola puntata alla tempia, dato che è questo l’esito della mancata volontà del paese ellenico di attuare il Piano B che esso stesso aveva preparato, vale a dire il piano per poter stare al mondo senza dover contare sulla copertura finanziaria della BCE, copertura che ora si manifesta in tutta la sua durezza, dai controlli sui capitali, alla corsa agli sportelli, ad un sistema finanziario paralizzato.

Ed è anche per questo che il Porto Rico è fortunato ad avere creditori che sono entità per lo più interti, per lo più fondi comunali, e alcuni fondi d’investimento, che comunque non hanno voce in capitolo nell’isola. Ed è per questo che il Porto Rico può fare default tranquillamente senza il timore di una rappresaglia, dato che gli USA di certo non getteranno la piccola repubblica caraibica fuori dalla zona-dollaro, né temporaneamente né permanentemente. La Grecia invece può solo stare lì a guardare i due casi: quello del Porto Rico, uno stato insolvente che però può decidere di dare priorità alla propria popolazione rispetto alle pretese dei creditori esteri, e il proprio caso, quello di un paese insolvente, i cui creditori possono però contare sulla “Unione” monetaria europea, che per la Grecia è diventata una prigione, e imporre ogni e qualsiasi pretesa essi vogliano, sapendo fin troppo bene di poter schiacciare la piccola economia ellenica ogni volta che vogliono solo interrompendo i fondi ELA.

In tutto ciò, è abbastanza chiaro che Schäuble stava scherzando quando ha offerto di trattare la Grecia, che non ha nessun potere negoziale sui propri creditori (almeno fino a quando non metterà in atto il piano per andarsene dall’eurozona), come se fosse il Porto Rico, sul quale sono invece i relativi creditori a non avere alcun potere negoziale.

Per finire, speriamo che il governo greco stia guardando e imparando, e prenda le opportune decisione in modo che possa anch’esso, per una volta, dare priorità al proprio popolo anziché alle esigende dell’oligarchia bancaria globale.