Anche l’ex capo della FE – e stimato economista – Ben Bernanke, sottolinea il vero problema degli squilibri europei: l’enorme surplus commerciale tedesco. Un surplus dannoso per tutta l’eurozona e contrario alle regole europee, ma che viene praticamente ignorato alla luce della vecchia legge del più forte. Un sistema per risolverlo ci sarebbe: lasciare che i cambi valutari intra-europei fluttuino liberamente. Insomma, al di là delle tante chiacchere, la logica soluzione all’eurocrisi è sempre la stessa, colpevolmente ignorata: lasciare che la valuta tedesca possa rivalutarsi, come è nella sua natura fare.

 

Di Bernice Napach , 20 luglio 2015

 

Lunedì la Grecia ha riaperto le sue banche per la prima volta in tre settimane — con restrizioni — e ha rimborsato circa 6,25 miliardi di euro dovuti al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Centrale Europea. Ma la crisi finanziaria non è affatto finita, e l’eurozona rimane a rischio, secondo l’ex capo della Federal Reserve, Ben Bernanke.

Nell’ultimo post sul suo blog, Bernanke scrive che la disparità tra le diverse economie dell’eurozona pone ” sfide serie” a questa regione e al progetto dell’eurozona. Un esempio importante: il tasso di disoccupazione è superiore al 13% dell’eurozona se si esclude la Germania, mentre il tasso di disoccupazione in Germania è sotto il 5%, inferiore al 5,3% degli Stati Uniti.

“La promessa dell’euro era sia di aumentare la prosperità sia di favorire una maggiore integrazione europea,” scrive Bernanke. “Ma le attuali condizioni economiche non stanno costruendo la pubblica fiducia nei responsabili delle politiche economiche europee o fornendo un ambiente favorevole alla stabilizzazione fiscale e alle riforme economiche”.

Bernanke chiede all’eurozona di affrontare i suoi ” grandi e duraturi squilibri commerciali ” partendo dalla riduzione del “persistente surplus commerciale” della Germania, che è salito a quasi il 7,5% del PIL.

La Germania ha tratto beneficio da un euro che è “significativamente più debole di come sarebbe una ipotetica valuta della sola Germania,” e ha aiutato a spingere le esportazioni tedesche, scrive Bernanke. Ma il sua ” grande surplus commerciale pone tutto l’onere dell’aggiustamento sui paesi con deficit commerciali, che devono subire una dolorosa deflazione dei salari e di altri costi per diventare più competitivi,” scrive Bernanke. “La Germania potrebbe aiutare a ristabilire l’equilibrio all’interno dell’eurozona e alzare il ritmo complessivo di crescita della zona valutaria aumentando la spesa interna”.

Bernanke suggerisce che la Germania aumenti la spesa per infrastrutture nazionali e permetta agli stipendi tedeschi di aumentare. Tali misure comportano un piccolo sacrificio per la Germania e ridurrebbero i rischi di una rottura dell’eurozona, dice Bernanke.

Bernanke suggerisce inoltre che i politici europei modifichino il patto di stabilità e crescita — l’insieme delle regole sulle finanze pubbliche e sulle politiche fiscali dei paesi membri dell’Unione Europea — per includere gli squilibri commerciali.

Per quanto riguarda la Grecia, Bernanke suggerisce che i creditori consentano alla Grecia qualche clemenza nell’ottenere i suoi obiettivi di bilancio se la crescita europea sarà più debole di quanto era previsto durante i negoziati con la Grecia.

Ashoka Mody, un visiting professor di politica economica internazionale presso la Princeton Woodrow Wilson School of Public and International Affairs, offre una soluzione più drammatica per i problemi dell’eurozona rispetto a Bernanke. In un pezzo di Bloomberg View, egli sostiene che la Germania, non la Grecia, debba lasciare la zona euro.

L’uscita della Germania farebbe svalutare l’euro, dando ai paesi come la Grecia “una spinta tanto necessaria alla competitività, mentre il danno per la Germania sarebbe minore,” scrive Mody.

I tedeschi potrebbero comprare più beni e servizi in Europa, perché il nuova marco tedesco varrebbe di più rispetto al vecchio euro, ma le esportazioni della Germania diventerebbero più costose e meno competitive. Questo ridurrebbe il grande surplus commerciale della Germania: una cosa necessaria, secondo Bernanke.