In questo post sul suo blog, l’economista danese Lars Christensen mostra la differenza nelle prestazioni tra i cinque paesi nordici – Islanda, Svezia, Norvegia, Finlandia e Danimarca – dallo scoppio della crisi del 2008, facendo riferimento ai diversi regimi monetari, a tassi di cambio flessibili o fissi, di ognuno di essi. Il grafico che ne esce è disarmante.

di Lars Christensen, 23 luglio 2013

C’è stato un tempo in cui i paesi scandinavi avevano un’unione monetaria tra di loro. Tuttavia, oggi i paesi nordici hanno scelto differenti regimi monetari. Svezia, Norvegia e Islanda hanno tassi di cambio flessibili e l’obiettivo sull’inflazione, mentre la Finlandia ha aderito alla zona euro e la Danimarca ha agganciato la corona all’euro.

Quindi, in sostanza abbiamo tre paesi – i flessibili – che hanno la sovranità monetaria per impostare le condizioni monetarie per raggiungere i loro obiettivi dichiarati di politica monetaria e due – i fissi – che hanno rinunciato alla sovranità monetaria e hanno “esternalizzato” la politica monetaria alla BCE di Francoforte.

Come ha giocato questo durante la Grande Recessione? Il grafico in basso vi dà un suggerimento. I flessibili sono in verde e i fissi sono in rosso.

five-nordic-countries

Ci sono ovviamente molte ragioni per cui i paesi hanno avuto prestazioni così diverse ma è difficile non concludere che i regimi di politica monetaria hanno svolto un ruolo molto importante nella lunghezza e nela profondità della crisi in ciascuno dei cinque paesi nordici.

Tra l’altro, se si desidera una corretta analisi empirica della differenza in termini di prestazioni dei flessibili e dei fissi durante la Grande Recessione, allora vi consigliamo di leggere questo articolo di Thomas Barnebaek, Nikolaj Malchow-Møller e Jens Nordvig.