Sapir: L’Antincendio di Prodi

Un interessante commento di  Sapir sulla posizione, portata avanti in Italia da Romano Prodi ma anche da molti ambienti della cosiddetta sinistra, di denuncia delle “colpe” della Germania, che con la sua rigida ed apparentemente assurda linea di austerità, porta alla rovina la Grecia e tutto il sud dell’eurozona.  Pur distruttiva, la politica tedesca ha una sua razionalità, e chi lancia le accuse funge in realtà da pompiere antincendio contro l’ascesa del movimento antieuro.

di Jacques Sapir, 11 Agosto 2015

L’accordo a cui la Grecia e i suoi creditori sembrano essere arrivati oggi, martedì 11 agosto, dopo lunghe trattative, è un cattivo accordo. Gli 85 miliardi che sono previsti in questo accordo sono ormai largamente insufficienti. Non potrebbe essere altrimenti. Poiché questo testo è la logica conclusione del diktat imposto dai creditori alla Grecia il 13 luglio 2015. E, questo diktat non è stato progettato con l’obiettivo di procurare alla Grecia un sollievo reale, anche a costo di enormi sacrifici, ma solo di umiliare e screditare politicamente il suo governo. Questo diktat è il prodotto di vendetta politica e non ha alcuna razionalità economica.

L’accordo che deve essere ratificato entro il 20 agosto pone già molti dubbi. E’ stato molto criticato in vari articoli. [1] Aumenterà l’austerità in un paese la cui economia è in caduta libera dopo le manovre della Banca centrale europea, a partire dal 26 giugno. L’aumento delle tasse è una follia in un’economia in recessione. Si dovrebbe, invece, immettere denaro nell’economia in maniera massiccia per riavviare la produzione. Tutti lo sanno [2], sia il governo greco che i suoi creditori. Eppure persistono nell’errore. Perché?

La responsabilità della Germania

Spesso si richiama alla responsabilità della Germania. In realtà, questo paese intende legare questo accordo a una rigorosa condizionalità e questo nonostante che le condizioni poste agli aiuti nei piani precedenti che sono stati firmati dal 2010 abbiano portato ad un calo del 25% del PIL e ad una disoccupazione alle stelle. Allo stesso modo, la Germania intende imporre ad Atene un’importante riforma delle pensioni, mentre queste stesse pensioni agiscono come ammortizzatori sociali in un paese in cui i trasferimenti intergenerazionali sostituiscono i sussidi di disoccupazione ora molto bassi. Tutto questo porterà a impoverire ancora di più la popolazione, e a causare ancora più recessione. Infine, la Germania vuole ancora imporre delle grandi privatizzazioni. E’ chiaro che questo permetterebbe alle imprese tedesche (la filiale greca della Siemens è al centro di uno scandalo fiscale enorme) di continuare una lista della spesa a buon mercato. E’ evidente che l’incompetenza sembra accompagnarsi al cinismo.

La responsabilità della Germania è evidente. In realtà, l’unica speranza – se la Grecia deve restare nella zona euro – sarebbe di cancellare gran parte, dal 33% al 50%, del debito greco. Ma, di questo, il governo tedesco non vuole saperne niente, e ciò in un momento in cui sembra aver tratto grandi profitti dalla crisi greca, come riconosciuto da un Istituto di ricerca tedesco. [3] Tuttavia, nell’ostinazione mortale del governo tedesco verso il popolo greco c’è qualcosa che va ben al di là dell’impegno per le “regole” di una gestione molto conservatrice o degli interessi particolari. In realtà, il governo tedesco intende punire il popolo greco per aver eletto un partito radicale di sinistra. Vi è qui una chiara volontà politica, non economica. Ma il governo tedesco vuole anche fare della Grecia un esempio, per mostrare, guardando all’Italia e alla Francia, come ha fatto notare l’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis [4], chi è il capo nell’Unione europea. E questa è la cosa più inquietante.

Le dichiarazioni di Romano Prodi

In questo contesto, le dichiarazioni del Presidente Prodi a un giornale conservatore del Veneto, Il Messaggero, in cui denuncia quello che lui chiama il “blitz tedesco”, devono essere considerate con attenzione [5], ma anche con un certo sospetto. Quando Romano Prodi, del quale va ricordato che è stato presidente della Commissione europea e Primo Ministro italiano, denuncia il comportamento del governo tedesco considerando che esso mette in questione il funzionamento stesso della zona euro, c’è  poco da ridire. Ma questo comportamento non viene analizzato per quel che esso veramente significa. Certo, il governo tedesco, nella forma e nella sostanza, sta distruggendo la zona euro. Ma, se lo fa, è perché non ha scelta. Infatti, agire in modo diverso vorrebbe dire accettare quello che propone implicitamente Romano Prodi, una organizzazione federale della zona euro. Ora, questo non è possibile per la Germania. Se vogliamo che la zona euro non sia quella camicia di forza che è oggi, che unisce la depressione economica alle leggi di austerità, questo richiederebbe che i paesi del Nord della zona euro trasferissero dai 280 ai 320 miliardi euro all’anno, e questo per un periodo di almeno dieci anni, ai paesi dell’Europa meridionale. La Germania contribuirebbe a tale somma probabilmente per almeno l’80%. Ciò significa che, secondo le ipotesi e le stime, essa dovrebbe trasferire dall’8% al 12% del suo PIL ogni anno. Va qui detto che questo non è possibile. Tutti coloro che intonano il grande lamento del federalismo nella zona euro, con la voce rotta dai singhiozzi o con delle pose marziali, non hanno fatto i loro conti o non sanno contare. Possiamo, e dobbiamo,  criticare la posizione tedesca nei confronti della Grecia, perché è una vendetta politica contro un governo legittimamente eletto. Ma chiedere a un paese di trasferire volontariamente una tale proporzione della sua ricchezza prodotta ogni anno, non è realistico.

Romano Prodi non è un imbecille

Ora, Romano Prodi non è certo un imbecille, e quelli che ricordano il suo discorso in Russia, al Valdai Club del 2013, sanno che è persona di rara intelligenza, ed inoltre che sa contare. Perché, allora, insiste in questo modo, e perché chiede un asse tra Roma e Parigi per riequilibrare i rapporti di forza? Eppure, Prodi sa bene che non è nel governo francese che può riuscire a trovare un partner deciso e determinato per confrontarsi con Berlino [6]. Dal settembre 2012, e dal voto sulla TSCG, è chiaro che François Hollande non ha alcun desiderio e nessuna intenzione di entrare in conflitto con la signora Merkel. La sua inazione lo evidenzia ogni giorno.

Quindi dobbiamo ammettere che Romano Prodi in realtà fa politica, più che altro politica interna italiana. Egli sa che ora in Italia l’euro è messo in discussione, direttamente e apertamente, sia oggettivamente per il degrado dell’economia, che soggettivamente per il moltiplicarsi delle prese di posizione critiche verso l’euro, a sinistra (con l’appello di Stefano Fassina) e a destra con la Lega Nord. Dovete comprendere la sua posizione come una protezione antincendio di fronte a un cambiamento, lento ma profondo, dell’opinione pubblica e degli ambienti politici sulla questione dell’euro. Ma, perché questo antincendio sia efficace, bisogna dire delle verità. Quindi, l’analisi, che non è sbagliata, sulle conseguenze dell’atteggiamento tedesco verso la Grecia. Ma allo stesso tempo, si nota che questa analisi è volutamente non spinta sino alle sue logiche conclusioni.

Antincendio

Vediamo il gioco di Romano Prodi. Ma quello di Wolfgang Schäuble non è diverso. Il ministro delle Finanze tedesco ha capito il rischio per il suo paese, che a partire dalla crisi greca si metta in moto un forte movimento verso il federalismo nella zona euro, con tutte le sue implicazioni. E, di questo, non ne vuol sapere, e qui è in pieno accordo sia con il cancelliere che con il leader SPD Gabriel Sygmar, senza alcun dubbio. Così, che si tratti di Romano Prodi o di Wolfgang Schaeuble, i due uomini, i due leader politici sono costretti a mettere in azione l’antincendio. Ma la novità è che le loro azioni non possono essere coordinate. Dovranno scontrarsi, e da questo scollegamento strategico consegue una disarticolazione politica del progetto dell’euro.

Prodi cerca di evitare o rallentare la formazione di questo fronte di forze anti-euro che cresce sia nell’opinione pubblica che negli ambienti politici, sia in Italia che in Europa. Wolfgang Schäuble, da parte sua, vuole evitare che si entri in una logica di unione di trasferimento che sarebbe fatale per la Germania. Così, sia l’uno che l’altro fanno mostra di parlare dell’euro e dell’Europa, ma, in realtà, si riferiscono al contesto nazionale. Quale prova migliore è necessaria della morte dell’euro, ma anche del fallimento di una certa idea di Unione europea?

[1] Voir Godin R., « Grèce : pourquoi le nouveau plan d’aide est déjà un échec » in La Tribune, 4 août 2015, http://www.latribune.fr/economie/union-europeenne/grece-pourquoi-le-nouveau-plan-d-aide-est-deja-un-echec-496415.html o Robin J-P, « Pourquoi le Grexit est plus que jamais d’actualité » in FigaroVox, 4 agosto 2015, http://www.lefigaro.fr/vox/politique/2015/08/04/31001-20150804ARTFIG00200-pourquoi-le-grexit-est-plus-que-jamais-d-actualite.php

[2] Lo ammette anche un giornale che ci ha abituato a delle posizioni molto conservatrici: http://www.lesechos.fr/monde/europe/021256452465-le-3e-plan-grec-pas-meilleur-que-les-precedents-1143735.php#xtor=RSS-52

[3] « Greek Debt Disaster: Even If Greece Defaults, German Taxpayers Will Come Out Forward, Says German Assume Tank » in Observer,http://www.observerchronicle.com/politics/greek-debt-crisis-even-if-Greece-defauts-German-taxpayers-will-come-out-ahead-says-german-think-tank/58504/

[4] Vedere la trascrizione della teleconferenza à l’OMFIF o Official Monetary and Financial Institutions Forum http://www.omfif.org/media/1122791/omfif-telephone-conversation-between-yanis-varoufakis-norman-lamont-and-david-marsh-16-july-2015.pdf

[5] Prodi R., « L’Europa fermi l’inaccettabile blitz tedesco », Il Mesaggero, 8 agosto 2015,http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/ESTERI/europa_fermi_inaccettabile_blitz_tedesco/notizie/1507018.shtml

[6] Godin R., « Grèce : y a-t-il un vrai désaccord entre Paris et Berlin ? », in La Tribune, 3 août 2015, http://www.latribune.fr/economie/union-europeenne/grece-y-a-t-il-un-vrai-desaccord-entre-paris-et-berlin-496193.html

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