L’Islanda Va Sempre Meglio: Il Rating del Debito Punta Verso la “A”

Euromoney pubblica un breve articolo che elogia l’eccezionale performance finanziaria dell’Islanda. Il piccolissimo paese scandinavo, con poco più di 300.000 abitanti, –ricordiamolo– nel 2008 fu travolto in modo molto pesante dalla crisi finanziaria, ma rifiutò di nazionalizzare una parte consistente del debito delle banche. L’Islanda reagì alla crisi con un’enorme svalutazione della propria moneta: la corona islandese arrivò a dimezzare il proprio valore nel giro di appena un anno. La ripresa economica fu rapida e notevole, e ora l’Islanda è in forte crescita e il suo rating sul debito sta tornando a ottimi livelli.

 

di Jeremy Weltman, 13 agosto 2015

Il paese più a nord del mondo sta tornando ad avere un buon rating sul credito, grazie a forti garanzie finanziarie e a un piano per rimuovere i controlli sui capitali, che consolidano una ripresa dai risultati macroeconomici sorprendenti.
Con oltre 60 punti di rischio su un massimo di 100 nel sondaggio sul rischio-paese condotto da Euromoney su economisti e altri esperti, l’Islanda ha recuperato 10 posizioni nella classifica globale dal 2010 a oggi, raggiungedo la 37esima posizione.

Ciò significa che il paese sta per salire allo status di secondo livello – la seconda delle cinque categorie di rischio stabilite da Euromoney per classificare i debiti di 186 paesi del mondo, e che è paragonabile a un rating “A”.

L’Islanda ha ricevuto un BBB+ stabile da Fitch, un rating più basso di Baa2 da Moody’s, e un rating simile, di BBB, da Standard&Poor’s, che ha aumentato il punteggio dopo la notizia sulla prevista rimozione dei controlli sui capitali.

Il sondaggio effettuato da Euromoney suggerisce che l’Islanda potrebbe presto raggiungere un rating di “A”. Attualmente si trova solo due posizioni e meno di quattro punti sotto il secondo livello, collocandosi tra due paesi che hanno la A-, cioè la Malesia e la Cina:

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Prospettive rosee

L’ultima revisione del FMI segnala un boom del turismo, dell’investimento, e un livello sostenuto dei consumi privati, che stanno dietro una crescita del 4,1 percento in termini reali quest’anno, dopo la crescita dell’1,9 percento del 2014. La Banca Centrale Islandese ha una stima ancora più alta, al 4,6 percento.

Con l’aiuto della stabilità della corona islandese, e un’inflazione attualmente sotto il 2 percento, il bilancio pubblico è quasi in pareggio e la bilancia dei pagamenti è passata dal deficit al surplus – il che mostra che l’economia islandese è sempre più bilanciata nonostante la pesante eredità del debito.

I suoi rischi economici sono più forti rispetto a quelli dei suoi vicini del nord. Forti rivendicazioni salariali, incertezza sulla moneta, inflazione, il possibile ritorno di un deterioramento fiscale, e i possibili effetti della rimozione dei controlli sui capitali sulla bilancia dei pagamenti causano ancora delle preoccupazioni.

Di conseguenza, la banca centrale ha recentemente alzato il tasso d’interesse di 50 punti base.

Tuttavia, al contrario di Finlandia e Norvegia, che si stanno indebolendo, gli esperti hanno aumentato il punteggio sulla stabilità bancaria islandese, sulla stabilità della politica valutaria e della moneta, e sulle finanze pubbliche.

La coalizione di centro-destra che si è formata dopo le elezioni del 2013 è ancora coesa e ha un mandato fino al 2017, e per quanto riguarda gli indicatori di rischio politico, essi sono per lo più favorevoli, attorno ad almeno 7 o 8 punti su 10 secondo il sondaggio di Euromoney.

La sola eccezione è il rischio di non-pagamento/non-restituzione, dato che il piano di rimozione dei controlli sui capitali implica che gli obbligazionisti possono lasciare l’Islanda comprando valuta estera con un sovrapprezzo o scambiando i titoli esistenti con investimenti a 20 anni denominati in corone o euro.

La mancata accettazione di una delle due opzioni bloccherebbe gli investimenti in un conto che non rende alcun interesse per un periodo di tempo indefinito.

Ciò può essere interpretato come “inutilmente duro, dato che si alzerebbe il premio di rischio richiesto dagli investitori stranieri e questo agirebbe da deterrente per potenziali futuri investitori”, dice l’islandese Arion Bank, che ha contribuito al sondaggio sul rischio condotto da Euromoney.

C’è tuttavia una crescente fiducia verso il piano di rimozione di controlli sui capitali, che dovrebbe evitare interminabili contenziosi legali, consolidare la corona e minimizzare l’impatto sull’economia reale.

Oltretutto, come aggiunge Arion Bank: “Il continuo afflusso di denaro dovuto al boom del settore turistico dovrebbe permettere alla banca centrale di consolidare grosse riserve di valuta estera nel prossimo trimestre – uno sviluppo decisamente necessario per il processo di liberalizzazione del conto capitale.”

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