Zero Hedge  commenta il cambiamento di umore dei creditori, che decidono di togliere il pilota automatico al terzo piano di salvataggio greco, in attesa che si chiarisca il quadro politico del dopo elezioni.  Con il consenso per Syriza che sta crollando, il popolo è avvertito che se non vota come vuole la troika il cash non è più assicurato.  

Tyler Durden, 1 Settembre 2015

Proprio quando tutti erano convinti che il principale “scampato pericolo” della stagione estiva, vale a dire il salvataggio della Grecia, fosse ormai messo in sicurezza e che, dopo aver abdicato alla sua sovranità in favore dei suoi creditori e in particolare della Germania, che ora tiene in ostaggio il sistema bancario greco per gentile concessione di controlli draconiani sui capitali, la Grecia avrebbe continuato a ricevere la sua liquidità mensile grazie alla quale poter rimborsare i creditori dei primi due salvataggi e non avrebbe più fatto notizia nel prossimo futuro, Market News ha appena dato la notizia che improvvisamente anche il salvataggio della Grecia non ha più il pilota automatico a causa delle prossime elezioni che si terranno fra tre settimane e il cui esito è tutt’altro che scontato.

Secondo Market News, “fonti comunitarie hanno dichiarato a MN che i creditori internazionali della Grecia potrebbero ritardare la prima revisione del piano di salvataggio del paese fino a novembre, rimandando a più avanti i colloqui sulla potenziale riduzione del debito mentre la Grecia si prepara alle elezioni anticipate del 20 settembre”.

E nel caso non fosse chiaro che la sovranità greca è ora del tutto subordinata al fatto che il popolo greco voti come vuole la troika, per una continuazione delle condizioni di austerità delineate nel 3° salvataggio della Grecia, MNI riferisce che “i funzionari hanno anche sottolineato che qualsiasi nuovo governo che emerga dalla consultazione di questo mese deve rispettare i termini del salvataggio in corso al fine di poter ottenere i 3 miliardi di euro in sospeso della prima tranche del finanziamento e hanno già avvertito il governo ad interim perché prosegua con l’attuazione delle azioni previste per settembre “.

In altre parole sempre la stessa faccenda: la Grecia finge di fare le riforme, i creditori fingono di iniettare fondi nell’economia greca:

“Realisticamente parlando, il ritorno degli ispettori in Grecia potrebbe ritardare e la prima valutazione potrebbe avvenire nel mese di novembre, invece che in ottobre. In questo caso non mi aspetto che i colloqui su un’altra riduzione del debito greco avvengano contemporaneamente”, una importante fonte della Commissione ha dichiarato. “Ma il nuovo governo greco dovrà attuare una nuova serie di misure prima di ricevere i restanti 3 miliardi di euro, a prescindere da chi vincerà”.

Ricordiamo a titolo di promemoria che la Grecia e i suoi creditori devono ancora definire il pacchetto di misure che verranno allegate come fasi fondamentali e preliminari all’erogazione dei 3 miliardi.

Inoltre, il più grande ostacolo a qualsiasi formale salvataggio greco, la partecipazione del FMI, resta tutt’altro che risolto: “c’è ancora ambiguità sul coinvolgimento del Fondo monetario internazionale e su quando deciderà di acconsentire a un terzo programma di prestito alla Grecia. Tuttavia il programma dell’Unione europea verrà eseguito indipendentemente”.

Un’altra fonte ha detto che Poul Thomsen del FMI ha avuto recentemente un incontro informativo col Consiglio di amministrazione del Fondo, dove “ha espresso il suo scetticismo e le sue riserve sull’efficacia del nuovo piano di salvataggio e sulla partecipazione del FMI.”

Quello che è sconcertante, è che tutto questo non è una sorpresa per i creditori greci: “La leadership dell’Unione europea e i ministri delle Finanze della zona euro sapevano fin da luglio che il primo ministro uscente Alexis Tsipras avrebbe indetto le elezioni entro settembre”.

Ma è ora che le cose si fanno difficili: “allora pensavamo che (Tsipras) avrebbe vinto di nuovo e tutto sarebbe andato come concordato”, ha detto la fonte, aggiungendo che “ora c’è una preoccupazione di fondo circa l’esito e la formazione del nuovo governo (greco), e anche la possibilità di doppie elezioni “.

Il motivo della preoccupazione è che, inaspettatamente per molti, il vantaggio di Syriza, che non più tardi di un mese fa era visto come insormontabile, ora è ridotto quasi a niente. Come riportato da Reuters nel fine settimana, “il divario tra Syriza e il partito conservatore Nuova Democrazia si è ridotto a 1,5 punti percentuali, secondo un sondaggio condotto da Alco per il giornale domenicale Proto Thema. Il sondaggio ha dato Syriza al 22,6 per cento contro 21,1 per cento per Nuova Democrazia , con il 79 per cento degli intervistati che afferma che Tsipras ha deluso le loro aspettative e il 66 per cento che crede che abbia sbagliato a indire elezioni anticipate.”

Ma la maggiore incognita può essere rappresentata dai giovani greci. Durante la notte, Bloomberg ha riferito che il “Gruppo Giovanile di Syriza” ha ritirato il suo sostegno a Tsipras: “Noi non sosterremo Syriza nelle prossime elezioni, né ci candideremo nelle sue liste” dice la maggioranza del gruppo dirigente del movimento giovanile di Syriza in un comunicato pubblicato sul suo sito ufficiale. Al contrario, i membri del gruppo dicono che continueranno a lottare contro i salvataggi dall’esterno del partito, citando la decisione di Alexis Tsipras di sostenere l’accordo sull’austerità con i creditori come ragione della loro uscita dal partito.

Quindi la domanda diventa improvvisamente: se un altro partito fa quello che ha fatto Syriza nel fine del 2014, quando ha promesso di porre fine all’austerità (con i risultati che tutti conosciamo), vincerà? E chi potrebbe essere: sarà il nuovo partito paneuropeo anti austerità di Varoufakis? O questa volta sarà dato il mandato a Golden Dawn? La risposta: probabilmente a nessuno dei due, perché grazie ai controlli sui capitali greci, la popolazione locale è ancora grata per la gentile concessione dei suoi signori europei del blocco in corso sui circa 120 miliardi di € nei depositi greci.

Una cosa è certa: la Grecia farà notizia sui titoli dei giornali finanziari, ancora una volta, mesi se non anni prima di quanto la maggior parte della gente preveda.