Un’unione di deflazione e disoccupazione

Sul suo blog, il giovane ricercatore Ari Andricopoulos spiega molto chiaramente la genesi della crisi del debito nella zona euro, mostrando come nell’euro sia impossibile uscire dalla spirale di deflazione e disoccupazione.

di Ari Andricopolous, 11 luglio 2015

Di recente su Twitter qualcuno ha scritto che chi non capisce l’importanza della differenza tra l’offerta di moneta sovrana e quella di moneta non sovrana non capisce l’economia. Sono pienamente d’accordo. E la maggior parte dei commenti che vedo sugli articoli sulla situazione greca conferma che la maggior parte della gente non capisce l’economia.

Non so nemmeno da dove cominciare con le critiche all’idea di una moneta comune senza un governo comune. Ci sono tre problemi principali:

Problema 1: E’ molto facile fare debiti:

Nell’euro, un paese non ha alcun controllo della propria politica monetaria. Pertanto quando la Grecia ha avuto tassi di interesse reali negativi durante il boom, non c’era niente che potesse fare per evitare che le persone prendessero in prestito il denaro. Quando a questo si aggiunge un governo che pure prende soldi in prestito per mitigare interessi specifici, può essere disastroso. Ma la Spagna ha avuto questo problema anche mentre realizzava avanzi di bilancio pubblico.

Nell’euro, un paese ha pochissimo controllo sulla politica fiscale a causa delle regole che determinano quanto i governi possono prendere in prestito e risparmiare. Quindi, anche se un governo voleva combattere la politica monetaria allentata con una politica fiscale giustamente restrittiva, non poteva. Non c’era letteralmente nulla che la Spagna avrebbe potuto fare all’interno delle regole per evitare la situazione nella quale si trova ora, con circa il 25% di disoccupazione.

Le massime autorità erano molto preoccupate che i governi creassero moneta in ​​quanto non volevano svalutare l’euro. Ma non si sono date la pena di preoccuparsi della creazione di moneta da parte delle banche private. Così, quando le banche irlandesi hanno riempito enormi libri contabili di prestiti, aumentando notevolmente l’offerta di denaro, nulla è stato fatto per fermarle. Finché non è stato troppo tardi. E la BCE ha costretto i contribuenti irlandesi, piuttosto che gli obbligazionisti delle banche, a pagare per questo.

In aggiunta, nell’euro un paese ha fatto una politica dell’avere enormi surplus commerciali, riducendo i redditi dei lavoratori per sovvenzionare gli esportatori. Dato che era la più grande economia della zona euro, tutto questo ha avuto un grande impatto sul resto dei paesi dell’Unione, in particolare su quelli meno competitivi. Il risparmio in eccesso confluiva verso i paesi più poveri e, come Michael Pettis spiega meravigliosamente, c’era poco che questi potessero fare se non assumersi dei debiti.

Quindi nel complesso, è stato abbastanza facile fare debiti.

Problema 2: Una volta indebitati è impossibile uscirne:

Ci sono tre modi principali con i quali un governo storicamente si è liberato dei debiti. Il primo è la crescita economica; un’economia in crescita significa che il debito in rapporto al PIL scende poiché aumenta il PIL. Il secondo è l’inflazione; se il debito pubblico diventa troppo grande il governo può sempre ricorrere alla stampa di moneta per aiutarsi ad uscirne. Il terzo è il default palese.

Non è permesso fare default sul debito, una volta assunto, poiché è contro le regole comunitarie. Un default limitato è stato consentito alla Grecia, ma questo è avvenuto quando i creditori erano in gran parte banche greche e fondi pensione che il governo ha dovuto ricapitalizzare comunque, quindi non ha aiutato molto. Recentemente è stato fatto molto chiaro che alla Grecia non sarà permesso di fare default sul proprio debito pubblico; anche se questo principio può essere un po’ allentato domenica [il riferimento è alle trattative sul terzo salvataggio greco che erano ancora in corso al momento della pubblicazione dell’articolo, ndT], i greci hanno dovuto subire una perdita di PIL delle dimensioni della Grande Depressione per raggiungere questo risultato e probabilmente la riduzione del debito non sarà grande.

Anche l’inflazione è verboten [vietata, in tedesco, ndT]. Si cita l’inflazione nella Germania di Weimar come motivo per cui i tedeschi sono così anti-inflazione. Anche se tale episodio è stato orribile per le persone con i soldi, più dell’inflazione è stato il crollo dell’economia imputabile al pagamento delle riparazioni che ha causato il danno. In effetti, la cancellazione di tutti i debiti interni ha aiutato la Germania a recuperare più rapidamente in seguito. Sembra che si sia dimenticato che in realtà fu la depressione causata dalla deflazione (dovuta al tentativo di mantenere il gold standard) nei primi anni ’30 a portare Hitler al potere. La lezione importante sull’offerta di moneta dal periodo tra le due guerre è che la deflazione è cattiva, ma la gente sembra ricordare soltanto che l’inflazione è cattiva.

In ogni caso, quale che sia il motivo, il governo tedesco ha dimostrato con le sue azioni che piuttosto che abbandonare l’obiettivo di bassa inflazione guarderebbe l’Eurozona morire di fame. Pertanto la via dell’inflazione è stata eliminata.

Poi c’è la via della crescita. Purtroppo anche questa è fuori questione.

Problema 3: la crescita economica diventa molto difficile dopo che si sono verificati entrambi i problemi precedenti

Come argomento qui, per avere crescita economica, l’economia ha bisogno di fonti fresche di denaro. Dal 1945, in genere in Occidente questo è stata fornito dalla crescita del credito, sia dal settore pubblico che da quello privato. Un altro metodo consiste nello stampare nuova moneta.

Come ho discusso anche nel post precedente, il debito del settore privato è estremamente inefficiente poiché per ogni 100 euro di debito, solo 13 euro si aggiungono alla domanda aggregata nell’economia.

I governi, provati dall’esperienza della Grecia e sapendo che stanno effettivamente prendendo in prestito in una valuta estera, non possono prendere in prestito molto altro ancora. Una nazione sovrana non avrebbe alcun problema ad emettere debito per il 150 o il 200% del PIL. La banca centrale la sosterrebbe e il governo saprebbe che i tassi di interesse reali non potrebbero diventare troppo alti. Non così per chi prende in prestito una valuta estera. Non appena si teme che i debiti non possano essere pagati, i tassi di interesse possono andare alle stelle e l’economia può essere distrutta. La Grecia aveva soltanto circa il 100% di rapporto debito-PIL nel 2007, ma la svalutazione interna e i tassi di interesse più elevati lo hanno reso inesigibile.

Quindi nessun governo sano di mente adesso prenderà in prestito molto denaro. In ogni caso, i governi sono tenuti al limite massimo del 3% del PIL (che con una moneta sovrana sarebbe ridicolmente basso). La Grecia è tenuta all’avanzo primario – stanno togliendo soldi all’economia ogni anno.

Il settore privato è già troppo indebitato. Anche nel Regno Unito e negli Stati Uniti è difficile incoraggiare molti prestiti, anche al limite inferiore zero per i tassi d’interesse. La situazione è accentuata in Europa perché la deflazione aumenterà il valore dei prestiti ogni anno e i tassi di interesse reali, soprattutto nella periferia, sono molto elevati. Quindi il settore privato non prenderà in prestito.

Vi è quindi molto poco nuovo denaro che fluisce nell’economia dal credito e il risultato è bassa crescita.

La necessità di ottenere un surplus delle partite correnti

C’è un’altra fonte di nuovo denaro ogni anno. E’ la sola adesso disponibile per la Grecia. E ‘il commercio estero. I paesi devono avere un surplus commerciale, se vogliono avere crescita economica.

Questa, infatti, sembra essere l’idea tedesca di un Euro perfettamente funzionante. Uno dove tutti hanno un surplus commerciale. E’ certamente l’unico euro che è attuabile, senza disastri del debito.

Ma ci sono un paio di fregature.

La prima fregatura è che l’unico modo per farlo, dal momento che le tariffe doganali non possono essere messe, è quello di ridurre la domanda interna. Questo comporta la effettiva svalutazione interna e la riduzione dei salari. Questo è un processo molto lento e straordinariamente doloroso se fatto in un mondo di bassa inflazione. Come mostro qui, la viscosità dei prezzi significa che mentre la domanda si riduce, i prezzi e i salari reagiscono molto lentamente. La disoccupazione arriva per prima e ha l’impatto maggiore. Se l’inflazione media dell’Eurozona è pari allo 0,5%, allora un adeguamento del 2% annuo significa che è richiesto 1,5% di deflazione. L’effetto sull’economia è enorme.

La seconda fregatura è che la Germania ha già un enorme surplus commerciale (un cambiamento strutturale reso esecutivo durante i periodi di boom, quando era molto più facile) e non mostra segni di rinunciare ad esso. Ciò significa che l’euro è già troppo alto per il resto della zona euro e le esportazioni tedesche sono a buon mercato rispetto al resto della zona euro. Ciò significa che il livello di svalutazione interna richiesto è anche maggiore di quanto sarebbe richiesto in ogni caso.

La terza fregatura è che il resto del mondo dovrà essere felice di essere in deficit per far fronte agli enormi surplus di tutta la zona euro. Poiché è una politica parassitaria, che porta debito nei paesi dai quali succhia fuori domanda, essi potrebbero opporvicisi e rivalersi.

La spirale discendente

La quarta, e molto importante, fregatura è che più ogni paese fa questo, più gli altri paesi della zona euro (e in effetti il ​​resto del mondo) reagiranno facendo lo stesso. Come un paese riduce la domanda interna in modo da diminuire le importazioni, un altro paese deve avere un minor numero di esportazioni. Quel paese deve quindi ridurre la domanda interna per ridurre le proprie importazioni. Questo colpisce poi il primo paese che ha bisogno quindi di ridurre ulteriormente la domanda interna.

Questo porta ad una spirale di svalutazioni interne e disoccupazione che potrebbe durare per molti anni.

La conclusione

Penso di aver mostrato tre cose:

  1. L’unica politica che un paese può seguire se si vuole evitare la crisi del debito è quella di ottenere un surplus delle partite correnti.
  2. Questo porta ad una politica di svalutazione interna e deflazione.
  3. Questo crea un meccanismo di feedback positivo che porta ad una spirale di deflazione e disoccupazione.

Questo è valido certamente fino a quando la Germania insisterà sulla bassa inflazione e sui surplus commerciali, ma forse in ogni caso, soltanto per la natura della rischiosità dei prestiti sovrani.

Vorrei offrire con la presente il mio modesto consiglio ai leader in Europa; adesso è il momento di rinunciare a questa idea impraticabile prima che diventi ancora di più un disastro.

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