Germania generosa

La Tribune : perché Angela Merkel è così generosa verso i rifugiati?

Grazie al contributo di La Tribune, ancora una volta andiamo controcorrente. Così come sostenevamo che i tedeschi non erano i cattivoni della crisi greca, oggi non sposiamo la versione dei media nostrani che fanno della Merkel il baluardo disinteressato dei poveri rifugiati. Le mosse della cancelliera sono, come sempre, semplicemente razionali e improntate agli interessi del suo paese e della sua carriera politica (in ordine crescente di importanza). Occorre però attenzione: la situazione politica tedesca interna è destinata a cambiare presto, e allora tutta la disponibilità all’apertura oggi tanto sbandierata potrebbe improvvisamente invertirsi.

 

Di Romaric Godin, 7 settembre 2015

 

Il Governo federale tedesco mette sul tavolo 6 miliardi di euro per l’accoglienza dei rifugiati. La Cancelliera ho molte ragioni per mostrarsi generosa.

La generosità tedesca verso i rifugiati continua senza sosta. Al termine di una riunione di crisi tra i tre partiti della coalizione (il conservatore CDU e il CSU bavarese e il socialdemocratico SPD), il governo federale ha annunciato di aver messo a disposizione, per l’anno 2016, 3 miliardi di euro ai Länder per gestire l’afflusso massiccio di rifugiati dal Medio Oriente, in aggiunta ad altri 3 miliardi messi a disposizione direttamente dal governo.

Cifre importanti

Un piano da 6 miliardi di euro non è trascurabile, dato che rappresenta il 60% delle spese supplementari inizialmente previste nel budget federale del 2016. Questa crisi migratoria ha pertanto il primo merito di costringere la Germania a spendere di più. Questa è una buona notizia per tutta l’Europa, anche se le somme sul tavolo probabilmente non avranno un impatto macro-economico di grande valore. Rimane tuttavia, che, in un paese dove lo stato investe troppo poco, per ammissione della Federazione dei datori di lavoro, la BDI, tali costi aggiuntivi sono senza dubbio un segno positivo.

Lo stato federale prevede inoltre la costruzione di 150.000 alloggi per trascorrere l’inverno. A questi vanno aggiunti circa 300.000 abitazioni che saranno costruite dai comuni. Questi ultimi riceveranno finanziamenti privilegiati dalla banca pubblica KfW, il cui rifinanziamento è garantito dal governo federale. In breve, la Germania riscopre decisamente l’importanza degli investimenti pubblici.

La reazione dell’opinione pubblica

In ogni caso Angela Merkel dimostra, ancora una volta, che è pronta a pagare il prezzo dell’accoglienza dei rifugiati. Perché tanta generosità? Primo, perché è quello che si aspetta l’opinione pubblica tedesca. Quest’ultima si è svegliata ben prima della famosa foto del bambino morto su una spiaggia turca. Infatti l’estate tedesca è stata contrassegnata da una serie di attacchi contro i centri richiedenti asilo, principalmente nell’ex DDR e in particolare in Sassonia. Questi attacchi sono stati determinanti nella reazione della popolazione tedesca, che è naturalmente molto sensibile a questo tipo di comportamento.

Le strategie di Angela Merkel

Angela Merkel, come suo solito, ha seguito questo movimento spontaneo della sua popolazione. Per lei, è una strategia consolidata. Nel 2011, reagì all’esplosione di Fukushima sollecitando una rapida uscita del suo paese del nucleare, facendo così dimenticare che, nell’ottobre 2010, aveva fatto adottare una legge per prolungare la vita dei reattori nucleari. Nel caso dei rifugiati, l’atteggiamento di Angela Merkel è stato il medesimo. Poi improvvisamente abbiamo visto la stampa tedesca più conservatrice, quella che si lascia volentieri andare alla xenofobia, chiedere l’aiuto ai rifugiati. Il movimento di opinione è cresciuto e Angela Merkel si è mostrata perfettamente in sintonia con esso.

L’opportunità europea

Per Angela Merkel, questa politica è stata anche un’opportunità in termini di politica europea. In primo luogo, prendendo in contropiede la maggior parte dei leader europei, appare come il difensore dei rifugiati nel vecchio continente. La foto della Cancelliera in mano ai rifugiati lo ha dimostrato. Questo gli ha permesso, ancora una volta, di imporre l’agenda in Europa. Sulla sua scia, gli altri leader hanno iniziato dimostrazioni di apertura verso i rifugiati, il più caricaturale è stato probabilmente il primo ministro finlandese, che ha annunciato l’accoglienza di rifugiati in casa sua. Angela Merkel ha quindi preso l’iniziativa, cosa che le darà un indubbio vantaggio nei futuri negoziati europei.

Riabilitare l’immagine del suo paese

D’altra parte, l’occasione di riscattare il suo paese era troppo ghiotta per la Cancelliera. La Germania apparirà ora come un modello di apertura, generosità e solidarietà. Si tratta di un totale cambiamento di immagine in confronto all’immagine di egoismo e durezza che aveva acquisito durante la crisi greca. È anche un’opportunità per Angela Merkel di farci dimenticare l’indifferenza completa che è prevalsa – e ancora ampiamente prevale – sulla gestione della crisi migratoria dai due principali paesi di frontiera: l’Italia e la Grecia. È anche un modo per farci dimenticare che la Germania non partecipa alle azioni militari sul campo e ha sempre rifiutato di partecipare. Alla fine, rimarrà solo questa immagine dell’accoglienza entusiasta dei rifugiati a Monaco di Baviera, in pieno contrasto con la violenza ungherese, le esitazioni francesi e l’ostilità britannica. Lunedì 7 settembre, Angela Merkel ha detto che “coloro che hanno dato aiuto hanno dato un’immagine della Germania di cui possiamo essere orgogliosi.” Ancora una volta la Germania, vincendo la battaglia della comunicazione, si è messa in una posizione di forza per imporre la sua soluzione nei prossimi mesi. Inoltre, questo cambiamento di immagine può anche giocare tutto il suo peso in altri negoziati, compreso quello della riforma della zona euro.

Considerazioni economiche

A queste considerazioni politiche si aggiunge, ovviamente, un elemento economico. La situazione demografica tedesca è allarmante e il paese ha bisogno di persone. Vediamo che la ripresa dei consumi tedeschi, se è reale, rimane bassa per quanto riguarda la situazione dell’occupazione e degli aumenti salariali concordati. La Germania ha chiaramente bisogno di un apporto massiccio di popolazione giovane e disposta al consumo. Questi 800.000 migranti sono quindi una benedizione per l’economia tedesca. Al punto che il 46% dei datori di lavoro tedeschi hanno difficoltà nel trovare il personale da reclutare.

Nel piano deciso domenica sera, il governo federale ha deciso di facilitare l’accesso dei migranti al mercato del lavoro. Il limite di tempo oltre il quale essi possono espletare l’interim è stato portato da 4 a 3 mesi. Le squadre delle agenzie di collocamento saranno rafforzate per fornire posti di lavoro o di formazione per i migranti. Ma non è certo che questa questione sia centrale nella decisione di Angela Merkel di aprire i confini tedeschi. In realtà, la maggior parte dei migranti non può occupare immediatamente le lacune di manodopera che esistono oggi e che riguardano principalmente la manodopera qualificata (più della metà dei motivi per la difficoltà di assunzione secondo uno studio di Manpower). D’altra parte, Angela Merkel sostiene da tempo una politica di immigrazione più attiva per prepararsi al futuro, perché la crisi demografica in realtà inizierà nel 2025. Questa crisi potrebbe favorire una maggiore apertura che diventerà necessaria.

Un numero da equilibrista per la destra

Ma non dobbiamo dimenticare l’ambiguità della situazione di Angela Merkel. Fondamentalmente, dal 2005, la Cancelliera persegue una politica di equilibrismo focalizzata sulla CDU, il suo partito, pur mantenendo l’ala più conservatrice della destra tedesca proprio nel suo grembo. Tutta la politica europea della Germania si traduce in questo sottile gioco che è stato, un tempo, aggravato dall’emergere di Alternative für Deutschland (AfD), partito apertamente euroscettico. Questo problema persiste. Da un lato, la Cancelliera poteva, prendendo il treno dell’opinione pubblica, disinnescare la critica virulenta da destra, correndo il rischio di ritrovarsi confusa con la violenza nazionalista. AfD che, nel mese di giugno, ha inasprito i suoi discorsi sull’immigrazione, sarà indubbiamente la prima vittima della situazione attuale. Da fine agosto, il partito è dato al 3% delle intenzioni di voto, contro il 5% prima dell’estate.

Le garanzie date alla destra bavarese

Ma Angela Merkel non deve, tuttavia, alienarsi la destra. Altrimenti, la CSU bavarese comincerebbe a mostrarsi di cattivo umore. Il suo Presidente, e Ministro-Presidente della Baviera, Horst Seehofer, ha infatti chiesto domenica a Angela Merkel “di fermare il flusso” di rifugiati. Angela Merkel ha pertanto dato garanzie alla destra della sua coalizione di un piano federale per i rifugiati. Quindi, è stato concesso lo status di “paese sicuro” a Macedonia, Albania e Kosovo, in modo da rifiutare tutte le richieste di asilo da parte dei cittadini di questi paesi ed espellere tutti coloro che lo hanno ottenuto finora. Per il CSU, c’è infatti il rischio che i migranti economici dai Balcani vengano a mescolarsi al flusso di rifugiati mediorientali.

Inoltre, i rifugiati non riceveranno, come fino ad ora, denaro liquido, ma aiuti in natura. Anche in questo, c’è una risposta alla critica populista della CSU. Infine, la durata della sospensione della deportazione in caso di rigetto della domanda d’asilo è stata ridotta da 6 a 3 mesi. In breve, Angela Merkel tenta di placare l’ira della CSU, alimentata dal fatto che la Baviera è in prima linea. E già si può vedere una certa ambiguità: le scene di accoglienza a Monaco certamente non riflettono pienamente il sentimento di tutta la Baviera, la regione più conservatrice del Paese.

La necessità della soluzione europea

Angela Merkel, che ha avvertito che l’apertura delle frontiere è “una misura temporanea“, deve quindi trovare rapidamente una soluzione europea alla crisi. Capiamo quindi perché la Merkel ha sostenuto durante tutta la scorsa settimana “una distribuzione europea” dei migranti. In realtà, non è certo che la Cancelliera possa mantenere la sua attuale politica di apertura, una volta passato l’entusiasmo dei primi giorni e rivitalizzate le critiche della destra. Pertanto vuole rapidamente utilizzare la posizione di forza che ha acquisito in questi giorni per imporre le “quote” per tutti i paesi membri dell’UE. Paradossalmente, i principali ostacoli a questa politica dovrebbero essere i paesi dell’Europa centrale, tradizionalmente i principali alleati di Berlino, come abbiamo visto ancora recentemente nella crisi greca.

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