Krugman: Quale modello spagnolo?

Il premio Nobel Krugman sfata l’ennesimo mito che circola nell’eurozona: il modello spagnolo. L’attuale mini-ripresa spagnola si sposa perfettamente con la teoria keynesiana, e non è affatto la prova che “le riforme” e “il rigore” in una depressione sono efficaci: infatti, per ottenere magri risultati, sono stati necessari anni di intensa sofferenza e di intollerabile disoccupazione. E di certo, sotto tutti i punti di vista, la Spagna non può certo dirsi fuori dai guai.

 

Di Paul Krugman, 14 settembre 2015

 

In questi giorni in Europa si continua a sentire gente dire che il “successo” della Spagna e del Portogallo dimostra che i critici dell’austerità si sbagliavano di grosso. Per poterlo sostenere però, occorrono due cose. In primo luogo, occorre spostare l’asticella del “successo” molto, molto in basso. Inoltre, occorre travisare volontariamente quello che i keynesiani hanno detto fin dall’inizio riguardo al processo di svalutazione interna.

Diamo un’occhiata a quello che viene propagandato per “successo” in Spagna che è stata, piuttosto incredibilmente, elevata al ruolo di esempio da seguire:

Krugman Spagna fig 1

Vediamo un impressionante crollo che lascia la Spagna ben al di sotto del suo livello di produzione prima della crisi, e ancor più in basso rispetto al trend pre-crisi, seguito da un cambio di direzione che, anche ammesso che possa continuare al ritmo attuale, avrà bisogno di molti anni per recuperare il terreno perduto. E questa sarebbe la prova che la politica seguita era giusta?

Ma molti sostengono che una qualsiasi ripresa è la prova che le persone che la pensano come me si sbagliavano. Sigh. Ecco quello che ho scritto tre anni fa, partendo dalla teoria internazionale macroeconomica standard:

Quindi nel tempo la graduale deflazione (o la deflazione rispetto ai partner commerciali) aumenta la competitività, tendendo a ritornare verso la piena occupazione; questo processo implica un periodo di crescita superiore al normale e, implicitamente, una crescita superiore al normale anche delle esportazioni. Quindi se vedete queste cose accadere, non è una prova contraria a questo approccio, è in realtà quello che il modello prevede che accada.

Il punto, in ogni caso, è che per accadere potrebbe volerci molto tempo – e durante tutto questo tempo c’è un’enorme sofferenza.

Questo è precisamente quanto sosteneva Milton Friedman quando appoggiava i cambi valutari flessibili:

La disoccupazione produce una costante pressione al ribasso sui prezzi e sui salari, e l’aggiustamento non sarà completo fino a quando la deflazione non avrà fatto il suo doloroso corso.

Se posso esprimere un parere, la dice lunga il fatto che i difensori delle attuali politiche – e coloro che attaccano le voci critiche – sono costretti a inventarsi false teorie che i critici non hanno mai sostenuto.

 

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