F. Coppola: Il rating della Finlandia è ingiustificato

Dal suo blog, F. Coppola spara a zero sulle valutazioni di Fitch riguardo la Finlandia. Il paese è in una situazione economica difficilissima e si accinge a dare la solita risposta giusta alla domanda sbagliata. Intraprendere una politica di consolidamento fiscale nel mezzo di una crisi è la maniera migliore per aggravare la situazione. Fitch si accorge di tutti i problemi, ma aggiustando le stime di crescita e contando sul possibile saccheggio dei pensionati finlandesi, conferma comunque la valutazione “AAA”.

Purtroppo ancora una volta, le valutazioni politiche prevalgono sulla verità tecnica economica.

 

Di Frances Coppola, 20 settembre 2015

 

L’agenzia di rating Fitch ha confermato la valutazione “AAA” per il debito pubblico della Finlandia. Ma leggendo l’analisi di Fitch, è difficile capire la logica con cui la decisione è stata presa:

La situazione economica della Finlandia è, a dir poco, terribile. Questo è ciò che Fitch ha da dire in proposito:

L’economia finlandese si sta adeguando a crisi settoriali in settori chiave (elettronica, comunicazioni e legname), sta già sperimentato l’impatto dell’invecchiamento della popolazione attraverso una forza lavoro in calo ed è esposta alla debolezza dell’economia russa (la Russia è il secondo mercato di esportazione della Finlandia). Il declino strutturale delle industrie chiave e una contrazione della forza lavoro hanno portato ad un netto calo della crescita della produttività e della stima della crescita potenziale.

Quindi, una grave caduta della capacità produttiva a causa di shock dal lato dell’offerta, la demografia sfavorevole e il problema russo. Questo ha significativamente indebolito la posizione esterna della Finlandia: La perdita di competitività ha portato a un deficit delle partite correnti dal 2011 e a una crescita del debito estero netto a circa il 35,7% del PIL nel 2014 – partendo da -3,6% nel 2007 – più di tre volte il valore medio dei paesi ‘AAA’: il 10,1%.

La crescita del debito estero è evidente nel seguente grafico:

Coppola Finlandia fig 1

AGGIORNAMENTO. Ramanan mi segnala che il grafico qui sopra riguarda il debito lordo estero. I numeri del debito netto sono difficile da trovare (non sono riportati da Eurostat, e la Banca di Finlandia pubblica solo i valori lordi). Standard&Poor ci aiuta con la pubblicazione di questa tabella da Marzo 2015 che mostra il debito estero lordo e netto:

Coppola Finlandia fig 2

L’aumento del debito estero netto a partire dal 2008 è evidente.

Personalmente, penso che un aumento così significativo del debito estero (netto e lordo) sia già sufficiente per un downgrade. Un debito estero elevato aumenta notevolmente le probabilità di una crisi valutaria e di un default estero, un particolare perché stiamo parlando di un membro di un sistema monetario a cambi fissi.

Ma i problemi della Finlandia non si fermano qui. Il paese è in recessione dal 2012:

Coppola Finlandia fig 3

E anche se la previsione di crescita per il 2015 al momento è (appena) positiva, la prospettiva è tutt’altro che incoraggiante, secondo Fitch:

Quest’anno la crescita economica è stata debole finora. Il PIL reale è all’incirca stazionario nel primo trimestre. Nel secondo trimestre, il PIL è cresciuto dello 0,2%. La crescita degli investimenti e dell’export di beni è stata debole, compensata parzialmente dalla crescita dei consumi privati e dell’export di servizi. Fitch prevede che la crescita del PIL quest’anno si attesterà allo 0,3% – una piccola revisione al ribasso rispetto alle previsioni precedenti. Abbiamo anche rivisto al ribasso le previsioni di crescita per il 2013 all’1% dal precedente 1,3%, per riflettere gli impatti negativi sulla crescita derivanti dai piani di consolidamento fiscale del nuovo governo.

Ahem, che cosa – consolidamento fiscale? Nell’ambito di un’economia stagnante con una capacità produttiva compromessa?

Ma è tutto vero. Il governo finlandese sta pianificando austerità per ridurre il deficit di bilancio:

La proposta di budget governativo include misure per il consolidamento permanente per circa 3,5 miliardi di euro (circa l’1,7% del PIL) che saranno implementate entro questo mandato parlamentare. Le misure di consolidamento si focalizzano sulla spesa corrente. I piani del governo puntano anche a una riforma del sistema di tassazione e a un aumento degli investimenti di 1,6 miliardi di euro nell’arco 2016-2018.

Be’, gli investimenti sono i benvenuti. Ma i tagli alla spesa, con una disoccupazione al 9,7% e in aumento? Non c’è da stupirsi che ci siano state proteste.

Secondo la BBC, il governo finlandese dice che i tagli alla spesa sono necessari per rivitalizzare l’economia:

La scorsa settimana, il premier finlandese Juha Sipila ha annunciato i piani per rivitalizzare l’economia di questo membro dell’eurozona dopo tre anni di recessione.

I piani includono una riduzione delle ferie, la riduzione delle indennità di alloggio dei pensionati, e la riduzione del pagamento degli straordinari e delle domeniche dei lavoratori.

Come diavolo sia possibile che ridurre le indennità di alloggio dei pensionati e strizzare i redditi delle persone possa rivitalizzare l’economia non riesco proprio a spiegarmelo. Ma attenzione – in realtà questi piani non hanno niente a che vedere col rilanciare l’economia:

“Lo stato finlandese ha emesso debito al ritmo di circa un milione di euro all’ora per 7 anni, notte e giorno, tutti i giorni della settimana. Non possiamo continuare così”, ha dichiarato il signor Sipila.

Quindi la ragione è il debito, non la crescita. Ma la crescita è sicuramente il problema più grande per la Finlandia. Quindi perché focalizzarsi sul debito?

Ho fatto notare in un articolo precedente che i pazzi eurocrati hanno deciso che, nonostante la situazione economica critica della Finlandia, la priorità del governo deve essere di ridurre il deficit di bilancio (che al momento è appena sopra il 3% del PIL) e riportare il rapporto debito/PIL sotto controllo. Per assicurarsi che questo venga fatto, hanno messo la Finlandia sotto lo scacco della “procedura per deficit eccessivo”. In quanto membro dell’eurozona, la Finlandia non ha possibilità di scelta: deve obbedire o incorrere in multe e sanzioni. Ecco da dove vengono le misure di austerità – anche se il governo finlandese, tradizionalmente “duro” – avrebbe probabilmente “stretto la cinghia” in ogni caso.

Non sorprende che il governo finlandese abbia scelto il consolidamento fiscale a spese della crescita e dell’occupazione. Quel che sorprende, e delude, è che gli analisti di Fitch pensino che sia una buona scelta. Nonostante un’evidenza sostanziale – inclusa, ormai, dagli altri paesi dell’eurozona – che il consolidamento in una crisi peggiora la posizione fiscale anziché migliorarla, Fitch riesce a produrre una stima piuttosto ottimistica del deficit/PIL:

Lo sforzo di consolidamento evidenziato nella proposta di budget dovrebbe portare il deficit a calare al 2,8% nel 2016, e al 2,7% nel 2017. Ogni tanto mi chiedo se gli analisti economici abbiano una minima idea degli effetti moltiplicatori. Quando un’economia è a terra, la caduta del PIL dovuta al consolidamento fiscale sarà probabilmente molto maggiore del taglio nominale al bilancio pubblico. Fitch ha abbassato la sua stima di crescita di appena lo 0,3% per tener conto del consolidamento fiscale. Tale stima è largamente insufficiente, e la stima iniziale era già molto ottimistica. Se il governo dovesse confermare queste misure, a mio parere la Finlandia ricadrà in recessione entro il 2017.

E questo troppo ottimistica rende anche la previsione di Fitch del rapporto debito/PIL:

Cia spettiamo che il rapporto debito/PIL raggiunga il 62,2% quest’anno e il 66,2% a fine 2017. Nel caso base della nostra analisi, prevediamo che tale rapporto raggiunga il massimo al 69% nel 2020.

Naturalmente, se anziché iniziare misure di austerità il governo si concentrasse sulla crescita, questi numeri potrebbero essere molto migliori. E’ incredibile come la crescita del denominatore possa ridurre un rapporto.

Niente di tutti questi ragionamenti si sposano col profilo che ci dovremmo aspettare da uno stato con rating AAA. Per non sbagliare, Fitch dice che le prospettive sono negative. Ma di certo la situazione della Finlandia è abbastanza compromessa da giustificare un downgrade?

Be’, ecco qui:

Il settore “general government” ha una posizione patrimoniale netta intorno al 59% del PIL nel primo trimestre del 2015 grazie a una forte posizione finanziaria dei piani pensionistici obbligatori. La Finlandia è tra le 7 nazioni OCSE ad avere una posizione patrimoniale netta pensionistica attiva.

Bene. Quindi, se tutto dovesse andare male, la Finlandia potrebbe sempre saccheggiare i piani pensionistici obbligatori per pagare i creditori.

Quindi Fitch giustifica il rating AAA della Finlandia sulla base di stime irrealistiche di crescita, disoccupazione e bilancio pubblico, e l’aspettativa (inespressa) che il governo finlandese potrebbe come ultima carta rubare soldi ai suoi pensionati per pagare i creditori.

Fitch è matta tanto quanto gli Eurocrati.

Categories Autori Nazioni Voci dall'estero