Come segnalato da Alessandro del Prete su Twitter, Bloomberg riporta le ultime manovre tedesche a livello UE: come sempre Berlino persegue gli interessi nazionali, e dopo aver chiesto la messa in sicurezza delle banche degli altri, vuole sottrarre le proprie a qualsiasi controllo. Oltre che un errore, il “più Europa” si dimostra – ancora una volta – una chimera: manca totalmente la volontà politica di realizzarla, prima di tutto quando le cessioni di sovranità vengono richieste ai paesi del Nord Europa.

 

Di Boris Groendahl e Birgit Jennen , 24 settembre 2015

 

La BCE deve affrontare una sfida sempre più accesa da parte dei governi dell’eurozona, riluttanti a cedere il controllo dei propri istituti di credito, come dimostra una legge tedesca che sfila alla BCE i suoi poteri di supervisione.

Il Bundenstag, la camera bassa del Parlamento, giovedì voterà un emendamento alla legge bancaria tedesca che, se approvato, permetterebbe al Ministero delle finanze di Berlino di emettere leggi riguardanti i piani di risanamento delle banche, la gestione del rischio e le decisioni interne; nell’ambito dell’implementazione di un progetto di legge dell’Unione Europea riguardo le regole per la gestione delle banche in fallimento.

La BCE di Francoforte, che ha assunto i poteri di vigilanza sulle banche dell’eurozona lo scorso novembre, sta considerando la possibilità di far ricorso alla Commissione europea, chiedendo al braccio esecutivo dell’UE di portare la Germania in tribunale riguardo questa legge – come riporta una persona informata dei fatti, che ha chiesto di non essere identificata perché le deliberazioni sono private. La BCE ha rifiutato di commentare.

“Ci vorrà molto tempo perché gli stati membri dell’eurozona accettino pienamente che la guida del settore bancario non è più nelle loro mani,” ha detto Nicolas Veron, un membro esperto del think tank Bruegel di Bruxelles. “I regolamenti nazionali, come in questo caso tedesco, sono essenzialmente azioni di retroguardia. Ma questo tipo di schermaglie distrae l’attenzione” della BCE ” dai suoi compiti importanti nel garantire che le banche europee siano sicure e ben gestite.”

Supervisore Unico

Due settimane fa, il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble ha rimproverato gli altri paesi del blocco di mettere il “carro davanti ai buoi”, perché chiedevano un sistema di garanzia dei depositi a livello europeo prima di aver completamente attuato misure già approvate.

Allo stesso tempo, a meno di un anno dall’inizio della nuova era di supervisione centralizzata bancaria nell’eurozona, il ministero di Schäuble sta intaccando l’autorità della BCE. La Banca centrale sta cercando di unificare una moltitudine di sistemi bancari nazionali con forti radici storiche, come le banche di risparmio e credito in Germania e Austria.

E la Germania non è l’unica a respingere la BCE. Fabio Panetta, membro italiano del Consiglio di sorveglianza della BCE, ha avvertito che la Banca centrale rischia critiche per le decisioni “ingiustificate” e “arbitrarie” riguardo i maggiori requisiti patrimoniali per i creditori dell’eurozona che potrebbero danneggiare un’economia già fragile.

Soglie di intervento

Un punto conteso sono le regole di “intervento preventivo” sancite dalla direttiva dell’UE sul recupero e la risoluzione delle banche (BRRD). La legge dà ai supervisori il potere di imporre aumenti di capitale, convocare le assemblee degli azionisti o cacciare i manager in determinati casi.

Ma le soglie di attivazione dell’”intervento preventivo” variano ampiamente nelle leggi nazionali che attuano il BRRD. La normativa tedesca è così restrittiva che è praticamente impossibile utilizzarla – a meno che una banca non sia già sull’orlo del collasso – vanificando lo scopo della legge, secondo tre persone esperte in materia, che hanno chiesto di non essere identificate citando il protocollo.

Ciò ha portato Daniele Nouy, capo del meccanismo unico di vigilanza (SSM), come viene chiamato il braccio supervisore della BCE, ad esprimere la sua frustrazione pubblicamente.

“Quando una banca ha un basso rating e un sacco di punti deboli, e di fatto ci sono alcune banche così nel SSM, siamo obbligati a prendere in considerazione misure di intervento preventivo,” ha detto Nouy la scorsa settimana. “Le condizioni sono molto diverse. E in certi casi non vedo proprio come possiamo attuare queste misure prima che la banca sia quasi scomparsa, date le severe restrizioni. Questo ci impedisce di fare questi ulteriori passi”.

Interesse Nazionale

La legge in esame al Bundenstag alza la posta in gioco perché dà al Ministero delle finanze tedesco i poteri che la BCE rivendica come propri, mentre da alla Banca centrale il diritto di essere sentita su alcune, ma non tutte, tra queste questioni.

Un leader parlamentare impegnato nel disegno di legge al Bundenstag ha detto che il diritto della BCE di essere ascoltata è sufficiente.

“In questo modo possiamo pesare i giustificati interessi nazionali contro il nostro desiderio di avere una forte vigilanza europea,” ha detto via e-mail Antje Tillmann, che si occupa di politica finanziaria per i democratici cristiani del cancelliere Angela Merkel.

La BCE non ha è stata timida nella sua critica al disegno di legge.

“I regolamenti creano competenze nazionali che saranno un ostacolo alla supervisione unica delle banche importanti da parte della BCE,” ha scritto nel mese di luglio Lautenschlaeger Sabine, la vice tedesca di Nouy, ai parlamentari”. Tale provvedimento cementerebbe la ‘vigilanza frammentata’ che ha contribuito significativamente all’emersione della crisi finanziaria. Contraddirebbe lo spirito dell’Unione bancaria”.

 “Buon funzionamento”

Un parere giuridico della BCE del 2 settembre dice che la Banca centrale potrebbe ignorare la normativa tedesca. “La BCE non sarà vincolata da eventuali regolamenti governativi o da misure simili che possono interessare l’indipendenza o il buon funzionamento del SSM,” dice il parere.

“L’intero episodio è piuttosto imbarazzante per la Germania”, ha detto Veron, di Bruegel. “Arriva insieme a un documento trapelato dal Ministero tedesco delle finanze che proclama che la Germania si impegna al completamento dell’unione bancaria e a porre fine ai legami tra banche e Stati. Ma con questa legislazione, in realtà la Germania sta puntando i piedi.”