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Zero Hedge – I Media americani mainstream infine lo ammettono: il conflitto siriano è una guerra per procura tra USA e Russia

Zero Hedge riporta come la strategia USA per destabilizzare la Siria  – utilizzando cinicamente l’ISIS che si finge di combattere – va avanti da decenni come parte della guerra per metter fine al monopolio della Russia sulle forniture di gas all’Europa,  ed è ampiamente documentata nelle comunicazioni diplomatiche riservate che sono trapelate.  Ora forse anche i media americani cominciano a mettere in dubbio l’autenticità delle motivazioni alla guerra.  Nel frattempo  tanti paesi sono distrutti e milioni di rifugiati si riversano in Europa.  

17 Ottobre 2015 – La guerra civile infuria in Siria, in un conflitto che va avanti ormai da 5 anni, con ben 11 milioni di profughi e quasi 300 mila persone uccise. La Siria, alleato di lunga data della Russia, riceve sostegno dal gigante orientale già dal 1940. Come anti-Media ha riferito il mese scorso:

“Il sostegno russo alla Siria risale al 1946, quando la Russia ha contribuito a consolidare l’indipendenza della Siria. I due paesi sono giunti a un accordo diplomatico e militare, sotto forma di un patto di non aggressione, firmato il 20 aprile 1950. In questo patto la Russia ha promesso sostegno alla Siria appena costituita, contribuendo a sviluppare il suo esercito e a fornire supporto tattico. In sostanza,  Russia e Siria hanno collaborato per decenni sia militarmente che economicamente, e la Russia ha mantenuto una base navale sul Mediterraneo siriano”.

Ma anche gli Stati Uniti hanno dei piani sulla regione. Nel 2013, il presidente Obama, insieme a John Kerry, ha tentato di ottenere il consenso della pubblica opinione per un cambio di regime in Siria, toccando le corde dell’amore per la diffusione della democrazia e della libertà così vive nel cuore del pubblico americano. Gli americani hanno risposto con il massiccio movimento di protesta #NoWarWithSyria, cosicché questo tentativo di rovesciamento del governo siriano non è riuscito. Tuttavia, la spinta per un cambio di regime non si è fermata per il semplice fatto che il governo ha smesso di parlarne. La CIA ha continuato ad armare praticamente qualsiasi gruppo disposto a combattere contro il governo di Assad. Il Pentagono ha anche cercato (ma non ci è riuscito) di metter su un esercito alleato dell’America di cosiddetti ribelli siriani moderati, al costo di $ 500 milioni – che, sulla carta, dovrebbe opporsi all’ISIS, ma in realtà lavora per cacciare Assad.

La Russia, alleato siriano da decenni, è rimasta ferma nel suo sostegno al regime di Assad – fornendo apertamente armi, aerei, carri armati, intelligence e risorse umane sotto forma di consiglieri militari. La Russia gestisce anche una base navale sulle coste mediterranee della Siria.

Indubbiamente, questa è una guerra per procura da manuale tra potenze militari per curare i propri interessi economici in Medio Oriente. E infine, cinque anni dopo, sembra che i media abbiano finalmente “realizzato” questa guerra ombra per quello che è. Nel fine settimana, il Washington Post ha mandato un articolo intitolato “Le armi fornite dagli USA ai ribelli siriani hanno trascinato la Russia nel conflitto?” L’articolo prosegue affermando:

I missili anticarro americani forniti ai ribelli siriani stanno svolgendo un imprevisto ruolo di primo piano nel campo di battaglia siriano, dando al conflitto le sembianze di una guerra per procura tra gli Stati Uniti e la Russia, nonostante la volontà dichiarata del presidente Obama di volerla evitare”.

Poi, lunedi, il New York Times ha pubblicato un pezzo dal titolo Le Armi USA stanno trasformando la Siria in una guerra per procura con la Russia.” L’articolo ammette che i ribelli siriani stanno ricevendo grandi quantità di armi dalla CIA che vengono utilizzate per combattere l’avanzata delle truppe di Assad, sostenute dalla Russia, mentre cerca di riprendere la Siria dai vari gruppi ribelli, islamici, e terroristi entrati in gran parte del territorio.

Conscio che l’opinione pubblica americana è stanca della guerra sin dalla debacle in Iraq, Obama è stato costretto a cambiare la sua retorica, da un cambio di regime in Siria alla lotta contro il terrorismo sotto forma di ISIS. Il forte allarmismo causato dalle brutalità dell’ISIS ha dato a Obama il consenso di cui aveva bisogno per rinnovare la guerra permanente americana in Iraq, fornendogli una porta d’accesso in Siria. Gli Stati Uniti stanno attualmente bombardando entrambi i paesi, con una coalizione di 62 partner, con la Russia che ora si sta lanciando ufficialmente nella mischia dei bombardamenti.

Quello che dovrebbe essere chiaro è che la priorità degli Stati Uniti nella regione non è di sconfiggere l’ISIS, ma invece di rovesciare Assad. Una brillante retorica nasconde le segrete intenzioni americane, ma le azioni – e la conseguente traccia di documenti – dipingono un quadro molto chiaro di ciò che sta realmente accadendo in Siria. Aprendo una finestra sulla campagna di lunga data per spodestare il presidente siriano, Bashar al-Assad, Wikileaks ci dà qualche idea dei disegni dell’Occidente contro la Siria. Un nuovo libro di Chelsea Manning che analizza le comunicazioni diplomatiche trapelate, The WikiLeaks Files: The World According to U.S. Empire, rivela che gli Stati Uniti avevano una politica di lunga data volta a un cambio di regime in Siria, che risale a molto prima delle rivolte della Primavera araba del 2011 che hanno scosso il Medio Oriente.

“Un rapporto del 13 dicembre 2006 , ‘Influenzare il SARG [governo siriano] alla fine del 2006‘ indica che, già nel 2006 – cinque anni prima delle proteste della primavera araba in Siria – destabilizzare il governo siriano era un obiettivo centrale della politica degli Stati Uniti. L’autore del rapporto era William Roebuck, al momento incaricato d’affari presso l’ambasciata degli Stati Uniti a Damasco. Esso delinea le strategie per destabilizzare il governo siriano. Nella sua sintesi, Roebuck ha scritto:

‘Riteniamo che le debolezze di Bashar stiano nel modo in cui  sceglie di reagire ai problemi che incombono, sia percepiti che reali, come ad esempio il conflitto tra le misure di riforma economica (comunque limitate) e gli ambienti corrotti molto radicati, la questione curda, e la potenziale minaccia per il regime rappresentata dalla crescente presenza di estremisti islamici in transito. Questo rapporto riassume la nostra valutazione di queste vulnerabilità e suggerisce che ci possono essere azioni, dichiarazioni e segnali che il governo USA può inviare e che possono aumentare la probabilità di tali eventi. ‘”

Questi documenti riflettono un piano ancora più antico, che è stato descritto in dettaglio da Dan Sanchez di AntiWar.com:

“Un vero e proprio manifesto del ‘carpe caos’ è stato scritto nel 1996 per un think tank di Washington da David Wurmser, un neocon dell’Israel-first (ma mi ripeto) che avrebbe poi svolto un ruolo chiave nella spinta dell’amministrazione Bush alla guerra in Iraq: consulente di Dick Cheney nell’Ufficio del Vice Presidente, assistente di John Bolton al Dipartimento di Stato, e autore di fantasiosi ‘collegamenti’ tra Iraq e Al Qaeda al Dipartimento della Difesa.

In ‘Coping with Crumbling States: A Western and Israeli Balance of Power Strategy for the Levant‘ Wurmser ha raccomandato dicontenere e accelerare il collasso caotico’ dei governi baathisti in Iraq e in Siria “.

Documenti declassificati della Intelligence Agency della Difesa (DIA) suggeriscono che l’ISIS è semplicemente un comodo – e osiamo dire benvenuto – effetto collaterale del programma di destabilizzazione dell’Occidente in Siria e in Iraq.

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L’intero documento DIA sulla Siria e l’ ISIS si può vedere su Judicial Watch.

Sanchez continua nella descrizione di questo programma:

“Poi, dopo che nel 2011 le rivolte popolari della ‘primavera araba’ hanno raggiunto la Siria, ‘il Riorientamentoè andato in overdrive. La coalizione regionale guidata dagli Stati Uniti (Turchia, Giordania, Arabia Saudita, Qatar, ecc), ha cercato strenuamente di rovesciare il regime siriano di Bashar al-Assad, almeno dal 2012, sponsorizzando fortemente un’insurrezione guidata da jihadisti, tra cui Al Qaeda e ISIS .”

Il piano Wurmser sembra materializzarsi davanti ai nostri occhi in Siria.

Ciò che rimane nascosto sotto tutte queste informazioni è per quale ragione gli Stati Uniti vogliono così tanto che Assad sia estromesso dal potere. La scusa più ovvia era il suo aperto abuso sui diritti umani. E benché questa sia stata la storia raccontata al pubblico americano dai nostri “amici” nei media, nella migliore delle ipotesi questa retorica risulta completamente vuota, considerando come gli Stati Uniti abbiano attivamente sostenuto la brutale repressione saudita sui manifestanti della primavera araba. Durante la primavera araba abbiamo imparato che i nostri alleati degli Stati del Golfo erano autorizzati a uccidere a volontà i manifestanti per la democrazia (abbiamo anche fornito loro le armi per farlo!), mentre non accadeva lo stesso per i non-alleati. Muhammar Gheddafi l’ha imparato sulla sua pelle. Nello stesso tempo, Ali Mohammed al-Nimr, un cittadino saudita, è in attesa di esecuzione per crocifissione per il crimine di aver protestato contro il governo saudita durante la primavera araba. Ma crocifiggere un ragazzo per le proteste va bene agli Stati Uniti, perché l’Arabia Saudita è uno dei nostri più stretti alleati nella regione. La repressione va bene fintanto che sono i nostri ragazzi a farlo, giusto?

Tolto di mezzo il mitico argomento dei diritti umani, sorge la seguente domanda: Qual è la vera agenda che causa la guerra per procura USA-Russia in Siria? In breve, si tratta di risorse, potere ed egemonia.

Mentre quasi ogni guerra degli Stati Uniti è venduta al pubblico come un sforzo umanitario per fermare il terrorismo o diffondere la democrazia, gli studi dimostrano che i paesi che dispongono di risorse come i combustibili fossili hanno oltre 100 volte più probabilità di vedere un coinvolgimento straniero nei loro conflitti interni. L’America è spesso la forza straniera che arma e finanzia le diverse parti di questi conflitti. Parallelamente, in Siria, è la Russia.

Benché questo scenario geopolitico sia piuttosto complesso, esso ha perfettamente senso. Dalla Seconda Guerra Mondiale gli Stati Uniti hanno cercato di contenere la Russia, e quelle politiche di contenimento sono ancora in vigore oggi. L’America gode il suo ruolo di unica superpotenza rimasta e ha interesse a mantenere la sua egemonia. Per dire le cose molto chiaramente, questa è la principale spinta dietro la guerra civile in Siria.

La Russia ha un certo monopolio sulle forniture di gas necessarie per l’economia europea. Questo dà la Russia una base economica semi-permanente per finanziare il suo programma di politica estera e mantenere la propria strategia geopolitica. Gli Stati Uniti ei loro alleati della NATO vogliono metter fine a quel monopolio, ma per realizzare questo, deve essere costruita una condotta dagli stati del Golfo sunnita, a partire dal Qatar, che passi per la Giordania e la Siria, e prosegua in Turchia. Dalla Turchia, le forniture di gas saranno distribuite in Europa, minacciando in modo efficace l’ attuale assetto della Russia con l’Unione Europea e mettendo la sua economia in uno stato di incertezza. Questo alla fine porterebbe a una fuga di investimenti dalla Russia producendo quindi un danno permanentemente a ciò che resta dell’economia della Russia dipendente dalle risorse. Questo spiega il sostegno costante della Russia al governo di Assad. Come The Guardian documentava nel 2013:

“Assad ha rifiutato di firmare una proposta di accordo con il Qatar e la Turchia per costruire un oleodotto dall’ultimo campo a nord di quest’ultima, contiguo col giacimento di South Pars in Iran, attraverso Arabia Saudita, Giordania, Siria e Turchia, al fine di rifornire i mercati europei – col fatto cruciale di aggirare la Russia. La logica di Assad era quella di ‘tutelare gli interessi del [suo] alleato russo, che è il maggior fornitore europeo di gas naturale.’ “

pipeline-map-proxy-warSi noti  la linea viola che rappresenta la proposta di gasdotto Qatar-Turchia e che tutti i paesi evidenziati in rosso sono parte di una nuova coalizione frettolosamente messa insieme dopo che la Turchia, infine, (in cambio dell’acquiescenza della NATO sulla guerra a sfondo politico di Erdogan con il PKK) ha accettato di permettere agli Stati Uniti di far partire delle missioni di combattimento contro obiettivi ISIS dalla base di Incirlik. Ora, si noti quale paese lungo la linea viola non è evidenziato in rosso. Questo perché Bashar al-Assad non ha sostenuto la pipeline e ora stiamo vedendo cosa succede quando sei un uomo forte del Medio Oriente e decidi di non sostenere qualcosa che gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita vogliono che sia fatto. (Mappa: ZeroHedge.com)

Mnar Muhawesh di Mint Press News descrive questi giochi sui gasdotti in un suo articolo, “Migrant Crisis & Syria War Fueled By Competing Gas Pipelines“:

“Sapendo che la Siria era un elemento fondamentale nella sua strategia energetica, la Turchia ha cercato di convincere il presidente siriano Bashar Assad a rivedere questo gasdotto iraniano e lavorare con la proposta del gasdotto Qatar-Turchia, che finirebbe per soddisfare la mira della Turchia e delle nazioni arabe del Golfo, alleati degli Stati Uniti, ‘al predominio sulle forniture di gas. Ma dopo che Assad ha rifiutato la proposta della Turchia, la Turchia e i suoi alleati sono diventati i principali architetti della guerra civile in Siria “.

E’ un peccato che ci siano voluti tutti questi anni perché i media “scoprissero” che gli Stati Uniti e la Russia stanno combattendo una guerra geopolitica per procura in Siria. Resta da vedere quanti altri anni e vite perdute ci vorranno per “scoprire” anche che questa guerra per procura si combatte per le risorse e il potere. E’ un triste stato di cose che i media occidentali offrano agli Stati Uniti e alla NATO una copertura umanitaria per alimentare una brutale guerra civile – in cui hanno preso la vita quasi 300.000 persone – semplicemente per procurare vantaggi economici ai membri della NATO e loro alleati, mettendo in crisi la stabilità nel Medio Oriente – creando la più grande catastrofe umanitaria dalla seconda guerra mondiale. E mentre milioni di rifugiati continuano a riversarsi dalla Siria in Europa e all’estero, l’opinione pubblica della UE e degli Stati Uniti dominata dalla NATO in gran parte continua a ignorare il fatto che i propri governi hanno contribuito a creare la crisi dei rifugiati da loro così tanto aborrita.

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