ParlamentoPortogalloA

Sapir: Il Colpo di Stato Silenzioso a Lisbona

Dopo Pritchard, anche il prof. Sapir denuncia i recenti avvenimenti in Portogallo, dove, in nome dei mercati e delle istituzioni europee, il volere dell’elettorato è stato ignorato contro ogni norma democratica (il Presidente ha deciso di non dare il mandato per formare il governo a una coalizione di sinistra, nonostante questa abbia ottenuto la maggioranza assoluta). Nel finale Sapir preme per un coordinamento a livello europeo di tutte le forze che si battono per il recupero della sovranità democratica.

 

di Jacques Sapir, 25 ottobre 2015

Il Portogallo è stato vittima, nei giorni scorsi, di un colpo di stato silenzioso organizzato dalla classe dirigente europeista del suo paese [1]. Si tratta di un evento particolarmente grave. Esso si verifica in un modo che ricorda il golpe condotto contro il governo greco tramite la combinazione di pressioni politiche da parte dell’Eurogruppo e pressioni economiche e finanziarie da parte della Banca Centrale Europea. Esso conferma la natura profondamente anti-democratica non solo della zona euro, ma anche, e ce ne dobbiamo rammaricare, della stessa Unione Europea.

I risultati delle elezioni portoghesi

È stato ampiamente detto dalla stampa, specialmente in Francia, che la coalizione di destra è uscita vincitrice dalle elezioni legislative portoghesi. Ciò è falso. I partiti di destra, guidati dal primo ministro Passos Coelho, non hanno totalizzato che il 38,5% dei voi, e hanno perso 28 seggi in parlamento. La maggioranza degli elettori portoghesi ha votato contro le recenti misure di austerità, per un totale del 50,7%. Questi elettori hanno dato il loro voto alla sinistra moderata, ma anche al Partito Comunista Portoghese e ad altre formazioni politiche di sinistra radicale. Infatti il Partito Socialista Portoghese ha ottenuto 85 seggi, il Blocco di Sinistra (di sinistra radicale) 19 seggi, e il Partito Comunista 17 seggi. Sui 230 seggi del parlamento portoghese, si tratta di 121 seggi ottenuti dalle forze anti-austerità, una cifra superiore alla soglia assoluta, di 116 seggi [2].

Un accordo si potrebbe trovare tra i partiti di destra e il Partito Socialista. Ma questo accordo sarebbe chiaramente impossibile senza rimettere in discussione il programma di austerità derivante dall’accordo tra il Portogallo e le istituzioni europee. Questa situazione non può che ricordare quella greca…

I Socialisti e il “Blocco di Sinistra” hanno detto chiaramente che questo accordo deve essere rivisto. È stato questo il motivo per il quale il Presidente Cavaco Silva ha preso la decisione di respingere il progetto di formazione di un governo presentato dalla sinistra. Ma le considerazioni espresse nella sua dichiarazione vanno ancora oltre. Egli ha detto: “Dopo tutti gli importanti sacrifici fatti nell’ambito dell’accordo finanziario, è mio dovere, ed è entro le mie prerogative costituzionali, fare tutto il possibile per impedire che vengano mandati falsi segnali alle istituzioni finanziarie e agli investitori internazionali” [3]. Questa dichiarazione pone decisamente dei grossi problemi. Che il signor Cavaco Silva pensi che un governo di sinistra possa portare verso uno scontro con l’Eurogruppo e l’Unione Europea è suo diritto, e probabilmente è così. Ma che in una repubblica parlamentare, come è il Portogallo attualmente, non è certo suo potere interpretare le intenzioni future degli elettori per opporsi alla loro volontà. Se una coalizione di sinistra o di estrema sinistra ha la maggioranza al parlamento, e se presenta – come è avvenuto – un programma di governo, lui deve dargli una possibilità. Qualsiasi altra decisione non può che apparire come un atto incostituzionale e un colpo di stato.

La situazione economica del Portogallo

Questo “colpo di stato” arriva in un momento in cui la situazione economica del Portogallo, presentata spesso dalla stampa – a torto – come un “successo” delle politiche di austerità, è ancora estremamente precaria. Il deficit di bilancio ha superato il 7% nel 2014, e resterà comunque ben sopra la soglia del 3% quest’anno. Il debito pubblico è oltre il 127% del PIL. E se anche l’economia ha visto un po’ di crescita, è ancora oggi, nel 2015, al livello in cui era nel 2004. Il paese è stato portato indietro di 10 anni dalle politiche di austerità, con un costo sociale (in termini di disoccupazione) davvero troppo alto.

Le “riforme” che sono state imposte in cambio di un pacchetto di aiuti per il rifinanziamento del debito e delle banche, non hanno risolto affatto il problema principale del paese. Questo problema è la produttività del lavoro. Essa è troppo bassa in Portogallo, per diversi motivi: forza lavoro con poca e cattiva formazione, e investimenti produttivi decisamente insufficienti. Il Portogallo degli anni ’80 e ’90 poteva anche avere produttività bassa, perché poteva lasciar deprezzare la moneta. Ma dal 1999 è entrato in vigore l’euro, e questo è diventato impossibile. Non deve quindi sorprendere se la produzione si è fermata.

I piani di austerità che si sono susseguiti avevano lo scopo di abbassare i salari (in termini reali), sia che si parli di salari diretti o indiretti. Tuattavia questo calo può portare beneficio solo alle esportazioni, dato che deprime, al tempo stesso, i consumi interni [4]. Laddove un deprezzamento della moneta avrebbe lasciato invariato il consumo interno, è ora invece necessario che i guadagni delle esportazioni ottenuti tramite i piani di austerità compensino le perdite dei consumi interni. Perciò i piani di austerità saranno sempre meno efficaci rispetto alla svalutazione monetaria, e Patrick Artus su questo potrebbe aggiungere una nota, che risale al 2012: “L’aggiustamento dei tassi di cambio dà risultati rapiti; l’abbiamo già visto in Spagna e in Italia nel 1992-1993, con la rapida scomparsa del deficit estero e un aumento di durata molto limitata della disoccupazione. Lo abbiamo visto anche, in diversi casi, nei paesi emergenti: in Corea e Tailandia nel 1997, in Brasile nel 1998” [5].

La responsabilità che ha l’euro per la situazione economica del Portogallo è innegabile. Ma la responsabilità delle autorità europee per il caos economico e politico che potrebbe verificarsi è altrettanto certa.

Le lezioni da imparare

Si parla spesso di abitudine al disastro, di un arrendersi alla sofferenza che porta i popoli ad abbandonarsi al peggiore dei destini. In realtà qui non c’è nulla di tutto ciò. I portoghesi hanno cercato di applicare i metodi ispirati dall’Eurogruppo e dalla Commissione Europea e, oggi, sono costretti a constatare che questi metodi non hanno dato i risultati sperati. Il voto alle elezioni legislative è il risultato di questo bilancio. Ma la classe dirigente portoghese, servile verso il potere straniero, vale a dire verso le istituzioni europee, ha deciso di non tenerne conto. Ciò che sta accadendo oggi a Lisbona è altrettanto grave, anche se meno appariscente, di quello che è già avvenuto in Grecia.

La natura profondamente anti-democratica dell’Eurogruppo e dell’Unione Europea si riafferma di nuovo. Sarebbe da ciechi non vederlo. Ma questa potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso. Perché sia così, è indispensabile che tutte le forze determinate a lottare contro l’euro trovino delle forme di coordinamento delle loro azioni. Qui dobbiamo ricordare ciò che La Boétie scrisse nel Discorso sulla Servitù Volontaria, pubblicato nel 1574 [6]: “i tiranni sono grandi solo perché noi restiamo in ginocchio” [7]. Potremmo riprendere questa formula, che ci sembra contemporanea, e riformularla così: “Le istituzioni europee ci sembrano grandi solo perché noi (i sovranisti) siamo divisi“.

Ora più che mai si pone la questione del coordinamento delle tante forze sovraniste. Questo coordinamento non implica che ciò che distingue e divide le varie forze tra loro sia annullato o messo tra parentesi. Si tratta della logica dei “Fronti”, come il “Fronte Unito Antigiapponese” realizzato in Cina dal PC e il Kuomintang: non si tratta di alleanze in senso stretto, ma formazioni che permettono di marciare divisi per colpire uniti. La realtà, per quanto spiacevole possa essere per alcuni, è che fino a che noi non saremo capaci di coordinarci, un potere in realtà minoritario continuerà ad esercitare la propria tirannia. E di colpo di stato in colpo di stato, finirà per instaurare un regime di colpo di stato permanente.

 

[1] Evans-Pritchard A. « Eurozone crosses Rubicon as Portugal’s anti-euro Left banned from power », The Telegraph, 23 ottobre 2005, http://www.telegraph.co.uk/finance/economics/11949701/AEP-Eurozone-crosses-Rubicon-as-Portugals-anti-euro-Left-banned-from-power.html

[2] Reuters, « LEAD 2-La gauche portugaise travaille à la formation d’un gouvernement » 12 ottobre 2015, http://fr.reuters.com/article/idFRL8N12C47720151012

[3] Evans-Pritchard A. « Eurozone crosses Rubicon as Portugal’s anti-euro Left banned from power », op.cit.

[4] Blanchard O. et D. Leigh, Growth Forecast Errors and Fiscal Multipliers, FMI Working Paper WP/13/1, Washington DC, gennaio 2013.

[5] Artus P., « Dévaluer en cas de besoin avait beaucoup d’avantages », Flash-Economie, Natixis, n°365, 29 maggio 2012, p. 6.

[6] La Boétie E., Discours de la servitude volontaire, Paris, Mille et une nuits, 1997.

[7] Questa citazione ha avuto grande successo alla vigilia del 1789, ma in una forma diversa: “I grandi sono tali solo perché stanno in piedi sulle nostre spalle. Scuotiamoci e cadranno per terra“.

Categories Voci dall'estero