Krugman: Illusioni di Flessibilità

Paul Krugman sul New York Times fa un breve commento sul recente articolo di Münchau. Dato per assodato che i sostenitori dell’euro volevano la moneta unica fin dall’inizio per costringere i paesi ad aggiustamenti via deflazione salariale, Krugman nota che comunque l’entità di questi aggiustamenti è inverosimile, non essendosi mai vista da nessuna tanta flessibilità dei salari quanta sarebbe necessaria, nemmeno in una nazione come gli USA.

 

di Paul Krugman, 02 novembre 2015

Wolfgang Münchau dichiara che l’euro è stato un errore, e individua un’illusione di fondo. I sostenitori [dell’euro]

ritenevano che, per sopportare il rigore di un sistema di cambi fissi che assomigliava nientemeno che al Gold Standard, i paesi avrebbero dovuto adeguarsi agli shock economici attraverso aggiustamenti interni dei salari e dei prezzi — una direzione, essi credevano, che i paesi membri dell’euro sarebbero stati costretti a prendere.

Vale a dire, ritenevano che le riforme avrebbero potuto creare abbastanza flessibilità da neutralizzare l’avvertimento che Milton Friedman aveva dato sull’eventualità che, di fronte a shock negativi, i paesi con un tasso di cambio fisso avrebbero sofferto enormi costi:

Se i cambiamenti esterni sono ben radicati e persistenti, la disoccupazione produce una costante pressione al ribasso sui salari e i prezzi, e l’aggiustamento non sarà terminato fino a che la deflazione non avrà concluso il suo triste corso.

Ma io non ho mai creduto che questo potesse funzionare, e ho basato il mio scetticismo su un po’ di evidenza del mondo reale. Durante la corsa verso il trattato di Maastricht, c’era un gran numero di studi condotti negli USA — un’unione monetaria che funziona ragionevolmente bene. Funziona forse perché gli USA, con i suoi sindacati deboli e il suo mercato del lavoro competitivo, avevano più flessibilità di salari e di prezzi rispetto a qualsiasi altro paese? Non è così secondo Blanchard e Katz, che hanno trovato che i salari non giocano praticamente alcun ruolo negli aggiustamenti regionali all’interno degli USA in risposta agli shock, e che quello che conta è solo la mobilità del lavoro. Quindi l’idea che l’Europa sia in grado di raggiungere quel tipo di flessibilità che non si trova in nessun luogo del mondo — nemmeno nella brutale economia americana governata dal mercato — è semplicemente implausibile.

Ciò che nessuno di noi pensava, a quel tempo, era l’ulteriore problema dell’interazione tra la deflazione e il debito — il modo in cui si cerca di aggiustare la situazione, tramite la caduta dei salari, peggiora il problema del debito. Comunque già solo sulla base di ciò che sapevamo un quarto di secolo fa, i problemi dell’euro erano evidenti.

 

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