Russia Insider: la democrazia in Ucraina è arrivata già morta

Con questo articolo, Russia Insider ci guida nel risultato delle recenti elezioni amministrative ucraine: ne emerge la conferma che l’Ucraina, divisa di fatto in due, è ormai uno stato fallito, distrutto dall’estremismo supportato da Stati Uniti ed alleati per i propri fini geopolitici.

di Michael Lehner, 6 ottobre 2015

Le elezioni nelle comunità locali in Ucraina (ad eccezione della regione “separatista” del Donbass), che hanno avuto luogo il 25 ottobre offrono una buona opportunità per fare i conti con la realtà e controllare la salute della democrazia in questo paese. E’ successo quanto ci si aspettava – l’alleanza di governo, assolutamente impopolare, del presidente Petro Poroshenko ha di fatto subito una sconfitta umiliante.

Il primo ministro Arsenij Yatsenyuk, la cui popolarità nei sondaggi è al di sotto del 20%, ha fatto un’intelligente mossa sulla scacchiera quando ha apertamente respinto la partecipazione alle elezioni locali. E’ del tutto evidente che il governo ucraino di Kiev, che è stato portato al potere dall’Occidente, non è in grado di guadagnarsi la fiducia degli ucraini e rimane profondamente impopolare.

Detto in parole semplici, un corrotto e decrepito governo di oligarchi installato da oligarchi ha sostituito il corrotto e decrepito precedente regime di oligarchi. Se la Russia volesse, ci sarebbero le condizioni per condurre una “rivoluzione colorata” a Kiev. Ma la la Russia (post-sovietica) non è nel giro d’affari dei cambiamenti di regime e delle “rivoluzioni colorate” e lascia questo monopolio agli Stati Uniti d’America.

La parte sorprendente dell’elezione di domenica scorsa in Ucraina è il fatto che l’alleanza dell’ex-presidente Victor Yanukovich (che è stato rovesciato da un colpo di stato sostenuto dagli occidentali nel febbraio dello scorso anno) potrebbe mantenere la sua base nel sud e ad est. Un rifiuto particolarmente imbarazzante per il governo al potere a Kiev, in particolare per il connazionale di Poroshenko Mikhail Saakashvili (un altro discendente di un’altra rivoluzione colorata), che ha perso le elezioni nella città portuale di Odessa, nel sud. Le elezioni in un’altra città portuale meridionale, Mariupol, sono state annullate a causa delle condizioni elettorali inadeguate.

Tutto sommato, l’Ucraina resta divisa in due parti di quasi uguali dimensioni – le regioni occidentali e centrali, che sono filo-occidentali, e le regioni orientali e meridionali, che sono filo-russe. Venti mesi dopo la rivoluzione colorata non è cambiato molto – eccetto il fatto che l’Occidente ha installato il suo governo anti-russo. Si tratta di un successo discutibile che pone la questione della necessità del colpo di stato sostenuto dagli Stati Uniti nel febbraio dello scorso anno. Detto in modo diverso, si sarebbero potute evitare tutta questa distruzione e il caos in Ucraina, se ci fosse stata una transizione costituzionale del potere attraverso nuove elezioni, come era stato concordato con Yanukovich – invece di un putsch da parte degli USA e dei suoi alleati.

Il Wall Street Journal ha riportato che l’Ucraina oggi è un caso talmente senza speranza che il FMI è stato messo sotto pressione al fine di cambiare la sua politica di credito in modo da prestare denaro al paese, anche se Kiev non sta ripagando il proprio debito nei confronti della Russia.

Non vi è dubbio che Mosca sta guardando tutto questo con un sentimento di deja-vu. Mosca osserva l’Occidente tenere in mano un vaso di Pandora e dire addio agli standard del FMI sulla politica del credito. Anche questo è stato volutamente ignorato dalle elezioni locali di domenica. Ironia della sorte, se la Russia potesse essere convinta a dare una mano a riparare la spina dorsale spezzata dell’Ucraina, questa potrebbe essere la  soluzione migliore dal punto di vista europeo, date le circostanze. Questo è infatti il nocciolo di ciò che il vice cancelliere tedesco Sigmar Gabriel ha detto mercoledì a Mosca al presidente Vladimir Putin.

Se tutto va bene, un giorno, intorno all’anno 2020, ci sarà un atto di riconciliazione con l’allora ex-presidente Barack Obama. Se tutto va bene, Obama farà una dichiarazione alla CNN sui suoi gravi errori e sul proprio fallimento catastrofico nel non resistere ai neo-conservatori nel suo governo, che lo hanno spinto a seguire il loro fazioso programma contro la Russia. Nella realtà non dovrebbe fare delle deboli scuse, come quelle dell’ex primo ministro britannico Tony Blair, che ha fatto recentemente ammenda sull’invasione anglo-americana dell’Iraq nel 2003. La distruzione dell’Iraq è stata un crimine di guerra orribile – e non è un piccolo errore invadere un paese sovrano e uccidere più di duecentocinquantamila persone in un atto premeditato di barbarie.

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