Business Insider: Lo scorso anno l’unione Europea ha sperperato più di 6 miliardi

Come rivela Business Insider, le spese gestite dall’UE provocano enormi sprechi di denaro solo per gli errori coi quali vengono erogati, senza nemmeno che ci sia bisogno di verificare quanti poi finiscono in frodi, inefficienze o sprechi. Il dato non stupisce di certo, data l’enorme distanza tra il centro decisionale e i destinatari dei fondi stessi. E questo avviene nonostante il bilancio UE non è che una piccolissima frazione del PIL dell’UE stessa, cosa che impedisce a tale bilancio di essere in ogni caso efficace nell’ammortizzare gli shock esterni che colpiscono i paesi UE.

 

Di Danny Kemp, 10 novembre 2015

 

Bruxelles (AFP) – L’Unione Europea ha sperperato 6,3 miliardi di euro nel 2014, ha detto martedì l’osservatore finanziario dell’Unione, invitando Bruxelles a rendere il suo ingombrante bilancio più pronto a reagire a shock come la crisi dei migranti.

La Corte dei conti europea ha richiesto un “approccio totalmente nuovo” al modo in cui l’UE utilizza il suo denaro per permettere all’Unione di 28 Paesi di essere più flessibile e di liberare i fondi inutilizzati per poterli usare dove necessario.

Un report cita esempi di sprechi come i fondi per gli aeroporti sottoutilizzati, di cui solo circa la metà sono degni dei fondi UE, oppure gli aiuti erogati a terreni agricoli in Spagna che sono di fatto utilizzati come piste da motocross.

“Chiediamo un approccio completamente nuovo – non possiamo permetterci di continuare come sempre” ha detto ai giornalisti Vitor Caldeira, il Presidente del difensore civico indipendente, mentre pubblicava la relazione.

Egli ha dichiarato che la relazione arriva in un “momento particolarmente difficile”, nel quale l’UE deve affrontare “grandi sfide”, che vanno dalla lotta per creare occupazione e crescita fino alla più grande crisi migratoria europea dalla seconda guerra mondiale.

“I decisori devono allineare meglio il bilancio alle priorità strategiche a lungo termine dell’UE e renderlo più capace di rispondere a una crisi”.

Il rapporto dice che il cosiddetto tasso di errore della spesa è leggermente sceso al 4,4% del bilancio dell’UE di 142,5 miliardi di euro nel 2014, da una valore rivisto al 4,5 per cento nel 2013, ma è ancora molto al di sopra del livello accettabile del 2,2 per cento.

‘Più flessibile’ 

Ma il bilancio dell’UE ha suscitato a lungo un dibattito in un momento in cui l’economia si sta solo debolmente riprendendo dopo anni di austerità, e i partiti euroscettici sono in aumento in molti paesi.

La crisi migratoria ha pesato particolarmente sul bilancio dell’UE dato che gli Stati devono affrontare un flusso senza precedenti di rifugiati e migranti dalla Siria e dalle altre zone di conflitto.

Caldeira ha detto che il sistema di bilancio dell’UE è stato lento a reagire a crisi come quella migratoria, in parte perché viene pianificato ogni sette anni, con l’attuale bilancio che va dal 2014 al 2020 (questo particolare riecheggia i famigerati piani quinquennali dell’URSS, confermando il validissimo parallelo tra la vecchia Unione Sovietica e l’attuale tentativo di tenere insieme gli stati UE NdVdE).

“L’attuale problema migratorio verrebbe alleviato se ci fossero fondi disponibili che erano destinati a diversi impieghi se questi fossero utilizzabili in maniera più flessibile”, ha detto il capo dell’osservatore.

L’osservatore finanziario ha dichiarato che il suo compito è esaminare se il denaro viene speso secondo le norme UE, ma non entra nel merito dell’individuazione di “frodi, inefficienze o sprechi”, dato che i sospetti di frode vengono segnalati all’agenzia anticorruzione dell’Unione.

Il rapporto afferma che le spese gestite congiuntamente da Bruxelles e dagli Stati membri hanno lo stesso livello di errore di quelle gestite direttamente dalla Commissione Europea, il potente ramo esecutivo dell’UE.

Non sono presenti nel rapporto i dettagli relativi ai singoli paesi.

Secondo il rapporto il bilancio ammonta a circa l’1 per cento del reddito lordo nazionale dell’UE e circa al due per cento della spesa pubblica totale negli Stati membri dell’UE.

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