Telegraph: Nella sua corsa al riarmo la Francia congela le regole di bilancio UE

Come purtroppo la storia insegna, dalle gravi depressioni si esce con la guerra.  Ambrose Evans Pritchard sul Telegraph sottolinea come la Francia coglie l’emergenza delle terribili stragi terroristiche per lanciare la sua corsa al riarmo e sostituire il patto di stabilità col patto per la sicurezza, che naturalmente non garantisce nessuna sicurezza ma  permette di sfidare in maniera definitiva le regole di bilancio della tecnocrazia europea… (Appare lecita questa domanda…)  

di Ambrose Evans Pritchard, 16 novembre 2015

“Il patto sulla sicurezza ha la precedenza sul patto di stabilità. La Francia è in guerra”, ha detto il presidente Hollande

La Francia ha invocato i suoi poteri di emergenza per mettere da parte le regole sul deficit dell’Unione europea e riprendere il controllo della sua economia dopo le atrocità terroristiche di Parigi, promettendo un forte aumento nella spesa per la sicurezza e la difesa, qualunque sia il suo costo.

Il presidente Francois Hollande ha detto che sono in gioco interessi vitali della nazione francese e che non ci può essere alcuna giustificazione per ulteriori regole sul deficit improntate al più rigoroso legalismo imposte da Bruxelles. “Il patto di sicurezza ha la precedenza sul patto di stabilità. La Francia è in guerra”, ha detto al parlamento francese.

I tagli alla difesa sono stati cancellati fino al 2019, mentre il paese si prepara a intensificare la sua campagna per “sradicare” l’ISIS dal Sahel in Africa occidentale, in tutto il Maghreb, in Siria e in Iraq.

Saranno reclutate almeno 17.000 persone per rinforzare l’apparato di sicurezza e il ministero degli interni, che sta rapidamente diventando il centro nevralgico della guerra su vasta scala condotta contro la rete dell’ISIS.

Le nuove forze comprendono 5.000 nuovi poliziotti e gendarmi, 1.000 doganieri e 2.500 guardie carcerarie. «Presumo che questo porterà ad un aumento delle spese”, ha detto.

L’effetto combinato corrisponde a uno stimolo fiscale e in ultima analisi potrebbe attenuare i danni economici degli attentati terroristici all’industria del turismo, ma la corsa al “riarmo” segna la fine di ogni tentativo di soddisfare il limite di disavanzo del 3pc del PIL sancito dal Patto di stabilità e di crescita. Con l’aperta sfida francese, il patto è ora effettivamente morto e sepolto

La Commissione europea si attende che il deficit francese raggiunga il 3.4pc del PIL il prossimo anno e il 3.3pc nel 2017, ma la cifra reale sarà probabilmente molto più alta e lo sarà fino alla fine del decennio. La preoccupazione è che questo potrebbe spingere ancora più in alto il debito del paese, dal 96.5pc verso il 100pc, con l’aggravio degli effetti della deflazione sulla dinamica del debito.

Hollande ha detto che la Francia invocherà l’articolo 42.7 del Trattato di Lisbona, la clausola di solidarietà che obbliga gli altri Stati membri a venire in soccorso del suo paese con “tutti i mezzi in loro possesso”. Sarebbe assurdo per Bruxelles continuare a insistere sulle regole di bilancio in un contesto politico di questo tipo.

L’economia francese è in lenta ripresa per l’effetto combinato di un euro debole, del petrolio a buon mercato, e del quantitative easing da parte della Banca centrale europea, che hanno dato impulso a uno stimolo a breve termine, ma ancora rimane notevolmente depressa a ben sei anni dal ciclo di espansione globale post-Lehman.

Nel terzo trimestre la crescita è stata strisciante, allo 0.3pc, dopo lo stallo nella prima parte dell’anno.  La disoccupazione è ancora bloccata al 10.7pc ed è effettivamente aumentata negli ultimi mesi.  “Il momentum può svanire nel 2017 come le condizioni positive si esauriscono”, ha detto la Commissione.

Prof. Brigitte Granville, della Queen Mary University di Londra, ha detto che il paese ha perso competitività all’interno dell’unione monetaria europea per così tanto tempo – non aiutato da un codice del lavoro di ben 3.648 pagine – che ora si trova intrappolato nella stagnazione con un tasso di cambio sbagliato. Granville ha avvertito che il paese sta scivolando lentamente verso la “catastrofe” economica.

Uno studio condotto dal Nobel per l’economia Gary Becker ha rilevato che “la paura creata dal terrorismo ha effetti enormi e duraturi sul comportamento umano”, spesso in modo del tutto sproporzionato rispetto al rischio effettivo. Questo rende estremamente difficile prevedere quali saranno gli effetti economici.

Il turismo in Israele è crollato di due terzi durante i diciotto mesi della Intifada di Al-Aqsa, e i viaggi aerei negli Stati Uniti sono diminuiti del 15pc nell’anno successivo all’attentato delle Torri Gemelle del 2001. Ma il documento conclude che in ultima analisi le persone sono razionali e imparano a controllare la loro paura. La vita continua normalmente.

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