Ambrose Evans Pritchard sul Telegraph parla della Finlandia, paese che, seppure additato come archetipo della competitività della UEM, ha perso un quarto della sua industria dal 2008 a causa della crisi indotta dal cambio fisso sopravvalutato rappresentato dall’euro. La situazione economica è così grave che il parlamento finlandese è stato impegnato da una petizione di 50mila cittadini a discutere del Fixit, l’uscita dall’unione monetaria, nel 2016: l’ultima di una lunga serie di crisi che scuote dalle fondamenta l’Unione Europea, e che questa volta coinvolge uno dei paesi core ritenuti “modello”.

di Ambrose Evans Pritchard, 18 novembre 2015

La Finlandia sta scivolando sempre più nella recessione economica, prova principale del fallimento della moneta unica e, per i difensori teorici dell’euro, una saga ancora più preoccupante della crocifissione della Grecia.

A ben sei anni e mezzo dall’inizio dell’attuale espansione globale, il PIL della Finlandia è del 6pc di sotto del suo precedente picco. Sta soffrendo una crisi più profonda e più prolungata del crollo post-sovietico dei primi anni ’90, o della Grande Depressione degli anni ’30.

Nessuno può accusare la Finlandia di essere spendacciona, o indisciplinata, o tecnologicamente arretrata, o corrotta, o prigioniera di una oligarchia consolidata, quel tipo di accuse avanzate contro greci e latini.

Il debito pubblico del paese è al 62pc del PIL, inferiore a quello della Germania. La Finlandia è stata a lungo additata nell’unione monetaria come l’archetipo dell’austerità, della determinazione, e della super-flessibilità, l’unico membro della periferia che si presumeva avesse fatto i compiti a casa prima di entrare nell’unione monetaria e potesse quindi far fronte alle avversità.

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La Finlandia è la prima della UE nell’indice di competitività globale del World Economic Forum. E’ prima in tutto il mondo per le scuole primarie, l’istruzione superiore e la formazione, l’innovazione, i diritti di proprietà, la tutela della proprietà intellettuale, il quadro normativo e l’affidabilità legale, le politiche anti-monopolio, i collegamenti delle università in ricerca e sviluppo, la disponibilità delle tecnologie più recenti, così come per gli scienziati e gli ingegneri.

Il suo profilo quasi perfetto demolisce l’affermazione centrale del ministero delle Finanze tedesco – attraverso il suo portavoce a Bruxelles – secondo la quale i paesi nella UEM vanno incontro a guai seri solo se non si impegnano nelle riforme e spendono troppo.

Il paese è stato ovviamente colpito da una serie di shock asimmetrici: il collasso del suo campione hi-tech, Nokia, il crollo dei prezzi delle materie prime forestali, e la recessione in Russia.

Il punto importante è che adesso il paese non può difendersi. La Finlandia è intrappolata da un tasso di cambio fisso e dalla camicia di forza fiscale del Patto di Stabilità, un costrutto avvocatesco che non è mai stato pensato per tali circostanze. Il Patto è stato applicato in ogni caso, perché le regole sono regole e perché i leader del blocco teutonico hanno la fissazione che l’azzardo morale dilagherà se qualche paese del nucleo dell’unione monetaria dà un cattivo esempio.

La produzione della Finlandia si è ridotta ulteriormente dello 0.6pc nel terzo trimestre e la recessione del paese si sta trasformando da triennale a quadriennale. Gli ordini industriali sono scesi del 31pc a settembre. “E ‘inquietante”, ha detto Pasi Sorjonen, da Nordea.

La Svezia è stata in grado di navigare tra shock simili lasciando che la sua moneta si svalutasse nei momenti chiave negli ultimi dieci anni. Il PIL svedese adesso è del 8pc al di sopra del suo livello pre-Lehman.

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La divergenza tra la Finlandia e la Svezia è sconcertante per due economie nordiche con così tanto in comune, e questo ha riacceso il dormiente movimento anti-euro della Finlandia.

Il parlamento finlandese l’anno prossimo terrà le udienze ‘Fixit’ sull’uscita dall’unione monetaria e sul ritorno al marco, la moneta che ha salvato la Finlandia nei primi anni ’90 (una volta abbandonata la malaccorta politica del marco pesante e del cambio fisso con l’ECU).

Paavo Väyrynen, eurodeputato e presidente onorario del partito di governo Centro, ha obbligato il parlamento ad inserire le audizioni in agenda dopo aver raccolto 50.000 firme. “La zona euro non è un’area valutaria ottimale e le persone stanno diventando consapevoli delle vere ragioni della nostra crisi”, ha detto.

“Siamo in una situazione simile a quella dell’Italia e abbiamo perso un quarto della nostra industria. Il nostro costo del lavoro è troppo alto”, ha detto.

Gli elettori in Svezia e Danimarca hanno impedito ai loro governi di abolire le proprie vecchie valute. Gli elettori finlandesi non hanno mai avuto un referendum per esprimersi. La decisione di aderire all’euro fu imposta a scapito di una diffusa opposizione, e fu camuffata come una questione di sicurezza nazionale.

Väyrynen ha detto che il campo pro-euro ha incitato alla minaccia russa negli anni ’90, sostenendo che la Finlandia aveva bisogno di legarsi il più profondamente possibile a tutti gli aspetti del sistema UE per una maggiore sicurezza (sebbene senza entrare nella Nato, l’organizzazione più importante per la difesa). “Hanno giocato la carta della politica estera. Era un trucco “, ha detto.

E’ difficile evitare la conclusione che la Finlandia ha gestito i suoi affari economici con più abilità negli anni ’20 e ’30 sotto la guida di Risto Ryti (molto apprezzato da Lord King, ex Governatore della Banca d’Inghilterra), che comprese i mali causati da un disallineato del tasso di cambio, e liberò in anticipo il suo paese dalle devastazioni del Gold Standard nel 1931. Non sarebbe mai stato sedotto dalle facili promesse dell’unione monetaria.

Ryti era un anglofilo antinazista. Per una tragica sequenza di eventi si trovò costretto ad allearsi con Hitler contro Stalin, e, infine, in guerra con la Gran Bretagna. E ‘probabilmente l’unica volta nella storia che due democrazie sviluppate si sono fatte guerra.

La Banca d’Inghilterra cercò di intercedere alla fine della seconda guerra mondiale per impedire che fosse trattato come un criminale di guerra (come richiesto da Stalin), ma non ci riuscì. Fu condannato ai lavori forzati. Ma sto divagando.

La coalizione di centro-destra che governa la Finlandia è determinata a portare avanti una ‘svalutazione interna’, esattamente la politica che ha destinato mezza Europa al ciclo debito-deflazione quattro anni fa e che ha fatto si che il rapporto debito-PIL salisse ancora più velocemente attraverso l’effetto denominatore. Questa politica rischia di essere di per sé controproducente anche per la Finlandia, dato che il debito delle famiglie è oltre il 100pc del PIL.

Il governo non è riuscito ad ottenere un patto sociale con i sindacati, così adesso sta cercando di aggirarli  sgretolandone il potere di contrattazione collettiva – l’ultimo esempio di come il sistema dell’euro erode i diritti dei lavoratori ed è fondamentalmente incompatibile con i valori politici della sinistra. I sindacati hanno lanciato i più grandi scioperi da due decenni a questa parte nel mese di settembre.

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Resta per me un mistero il motivo per cui la sinistra europea continua a chiedere scusa per quelle che possono essere descritte soltanto come politiche reazionarie, ma il clima sta finalmente cambiando. Stefano Fassina, un socialdemocratico e vice ministro alla finanza italiano, sta guidando un’iniziativa per creare un'”alleanza di fronti di liberazione nazionale” che abbracci Sinistra e Destra per rovesciare l’ordine della UEM.

Il signor Fassina, il tedesco Oskar Lafontaine, il francese Jean-Luc Mélenchon, e il greco Yanis Varoufakis, hanno aperto uno di questo fronti a Parigi durante il fine settimana, proponendo un ‘Piano B’ di valute parallele e, infine, l’uscita dall’euro se la UEM continua ad applicare politiche di contrazione e ad operare al di fuori del controllo democratico – come sostengono.

La Finlandia si sta scavando una fossa sempre più profonda. Il Fondo Monetario Internazionale ha messo in guardia questa settimana contro  l’adozione di eccessiva austerità e di tagli “prociclici” prima che l’economia sia abbastanza forte da sostenerla.

Il FMI ha parlato a bassa voce ma il messaggio era chiaro. La Finlandia non dovrebbe nemmeno pensare ad un ulteriore carico di contrazione fiscale o a tagliare gli investimenti in un momento in cui il suo output gap è il 3.2pc del PIL.

Le autorità finlandesi hanno ammesso nella loro risposta all’articolo IV del rapporto del FMI che non avevano scelta, perché dovevano rispettare il Patto di Stabilità. Questo è ciò che è diventato in Europa il processo decisionale sulle politiche da adottare.

Alcuni in Finlandia si erano affrettati a lanciare pietre contro la Grecia durante la crisi del debito, apparentemente inconsapevoli in quel momento che anche loro vivevano in una casa dalle pareti di vetro. La loro storia non è poi così diversa dai disastri della UEM che si sono verificati nel Sud.

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I tassi di interesse erano troppo bassi per i bisogni della Finlandia durante il boom delle materie prime, e questo ha causato il surriscaldamento dell’economia. Il costo unitario del lavoro è aumentato vertiginosamente fino al 20pc a partire dal 2006, lasciando il paese a secco quando la festa è finita. Il debito pubblico era basso ma il debito privato era alto (similmente a Spagna e Irlanda). La crisi ha colpito più tardi solo perché la bolla delle materie prime non è scoppiata fino al 2012.

Il movimento ‘Fixit’ è un colpo di avvertimento, come lo è l’elezione in Portogallo di una maggioranza di tre partiti di sinistra che giurano di strappare il copione dell’austerità – e ancora bloccati dal formare un governo per un pretesto costituzionale quasi sei settimane dopo la votazione.

La zona euro potrebbe godere in questo momento di una parziale ripresa, grazie allo stimolo di euro a basso costo, petrolio a buon mercato, e quantitative easing, ma ha sprecato un ciclo economico globale completo ed è a corto di tempo per ripristinare le difese prima che colpisca la prossima tempesta globale.

Quando la tempesta colpirà, il debito totale, pubblico e privato, sarà al 270pc del PIL, 36 punti percentuali in più di quanto fosse appena prima della crisi di Lehman nel 2008. La società avrà già subito quasi un decennio di disoccupazione di massa, e il capitale politico delle elites della UEM sarà quasi esaurito.

La domanda deve essere fatta in ogni caso: se l’euro non è fatto per funzionare in quello che dovrebbe essere il paese più competitivo in Europa, per chi può funzionare?