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Bloomberg View: Marine Le Pen Ha Vinto per L’Economia, Non per la Xenofobia

Dovrebbe essere una totale ovvietà, e invece questo articolo di Bloomberg View spicca tra la pletora delle opinioni dei giornalisti di ogni parte politica che stolidamente puntano il dito contro gli effetti del terrorismo e della paura del diverso. Se c’è qualcuno che ha guadagnato forte consenso a seguito dei fatti di Parigi e dell’azione anti-terrorismo, mostra l’articolo, quello è piuttosto Hollande. Al contrario, la Le Pen ha fatto incetta di voti dove il disagio economico è più marcato: la correlazione tra i voti al Front National e la disoccupazione, nelle varie regioni, è fortissima (r = .80).

 

di Leonid Bershidsky, 7 dicembre 2015

Può sembrare che la vittoria dell’estrema destra al primo turno delle elezioni regionali francesi di questo fine settimana sia un’eco degli attacchi terroristici a Parigi. Non è così.

Il trionfo elettorale del Front National di Marine Le Pen ha a che vedere con l’economia, più che con la paura o la xenofobia.

Non si può negare che la Le Pen e il suo partito abbiano ottenuto un risultato migliore che mai in un’elezione che gli dà un effettivo potere in Francia (le elezioni per il Parlamento Europeo dello scorso anno, pure vinte dal Front National, non contano). Dopo la riforma che ha ridotto il numero delle regioni amministrative nella Francia continentale da 22 a 12 (per un totale di 13 contando la Corsica), il partito di governo, quello dei Socialisti, era riuscito a conquistarle tutte meno una. Ora il partito della Le Pen ha la maggioranza in sei regioni e potrebbe vincerne quattro a seguito dei ballottaggi della prossima domenica.

Si tratta di uno shock per i partiti francesi dell’establishment – i Socialisti e i Repubblicani dell’ex presidente Sarkozy. Il giornale di centrodestra Le Figaro questo lunedì se ne è uscito con il titolo “Lo Shock”. Si parla di creare un “fronte repubblicano” per combattere la Le Pen, unendo le forze di Socialisti e Repubblicani – un qualcosa che tanto Sarkozy quanto alcuni politici socialisti odierebbero fare, ma che potrebbe rendersi necessario nelle prossime elezioni se il Front National continuasse a vincere.

Eppure i politici dell’establishment devono decidersi ad attaccare il problema della congestione economica, non la Le Pen. Gli stessi risultati del voto a Parigi suggeriscono che la gente che vive nei quartieri colpiti dai terroristi non ritiene che tenere lontano gli immigrati o dare un giro di vite sui musulmani – due punti fermi del Front National – servirà a risolvere il problema del terrorismo. Wallerand de Saint Just, tesoriere del Front National, non ha vinto e non è nemmeno arrivato secondo in alcuno dei 20 distretti della capitale francese. Saint Just ha ricevuto appena 59.429 voti in tutta Parigi, ed è stato battuto da entrambi i candidati dell’establishment, che ora si trovano testa a testa, entrambi con tre voti a uno contro il candidato del Front National.

Il presidente François Hollande ha rubato alla Le Pen l’arma dell’anti-terrorismo nel momento in cui ha dichiarato guerra allo Stato Islamico, ordinando tra l’altro aggressivi raid della polizia contro i sospetti terroristi all’interno della stessa Francia, e impegnando una maggiore quantità di risorse per i servizi di intelligence e la polizia. La popolarità di Hollande è infatti balzata dal 20 al 27 percento, e il suo tasso di popolarità ha raggiunto i massimi dal 2012. Anche il primo ministro Manuel valls, che dopo gli attacchi ha detto che l’Europa “non può più accogliere altri profughi“, ha visto crescere la propria popolarità dal 26 al 32 percento. Se gli elettori chiedevano durezza, Hollande e Valls gli hanno dato ciò che volevano. La Le Pen avrebbe probabilmente fatto la stessa cosa se fosse stata al potere.

È stato un altro il fallimento dell’establishment che ha portato al successo del Front National. La correlazione tra il livello di disoccupazione nelle varie regioni e i voti presi dal Front National nelle elezioni di domenica è 0.80 – un livello che suggerisce una relazione forte.

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Marine Le Pen è un’abile donna politica. Deve aver guadagnato un bel po’ di voti mettendo in scena un dramma familiare – spingendo suo padre, il fondatore del Front National, fuori dal partito per aver negato la gravità dell’Olocausto. Questa mossa può anche essere stata per un preciso calcolo dell’effetto: domenica sera un raggiante Jean-Marie Le Pen ha registrato un messaggio di congratulazioni a tutti i candidati e gli attivisti che hanno permesso di arrivare ad essere “il primo partito di Francia”. Eppure la volontà della Le Pen di resistere e opporsi a suo padre deve avere impressionato alcuni francesi che si vergognavano di andare a votare per una forza politica nella quale militava come presidente onorario un impenitente antisemita.

La leader del Front National sa anche imparare dai propri errori: a differenza che dopo gli attacchi al Charlie Hebdo dello scorso gennaio, non ha denunciato quelli che esprimevano solidarietà alle vittime definendoli “clown”, e le sue dichiarazioni in stile “ve l’avevo detto” sono state relativamente modeste.

Niente di tutto ciò, però, la avvicina a ciò che vuole – la presidenza della Francia nel 2017. Per ora i francesi l’hanno trattenuta dove la posta in gioco è più bassa. Nelle elezioni comunali dello scorso anno il Front National ha conquistato solo 11 comuni sui 36.000 dove si era candidato, per quanto anche quello fosse stato presentato come un risultato storico. Le attuali elezioni regionali non hanno molto effetto sugli elettori, e ciò spiega la bassa partecipazione al voto. Le regioni consegnano poteri solo su questioni come il trasporto pubblico, le scuole superiori e i finanziamenti all’arte e alla cultura. Così stando le cose, il Front National non riuscirà a costruirsi come forza di governo entro le elezioni presidenziali di aprile e maggio 2017. Il voto sarà con ogni probabilità un voto di protesta, e questo continua ad avere senso finché l’establishment di ostina a trattare l’economia come se questa dovesse riaggiustarsi miracolosamente da sola, con il minimo sforzo da parte sua.

Per il cittadino che sfoga la sua rabbia il voto al Fronte National è un voto ‘utile’“, ha scritto Alexis Brezet nell’editoriale su Le Figaro. “Nessun’altra scelta fa tanto rumore quanto questa, nessun altro voto può dire più chiaramente a quelli che ci governano, o a quelli che li seguiranno: ‘Proteggeteci, o chiederemo ad altri di farlo‘”.

Per battere il Front National, i partiti dell’establishment devono avere coraggio e chiarezza, due qualità che finora non hanno avuto. È un compito difficile, perché la stessa Le Pen non deve in fin dei conti fare molto sforzo – deve solo continuare a presentarsi come un’alternativa. A meno che non si siano decisivi miglioramenti economici – o un chiaro piano di opposizione da parte del centrodestra – i francesi potrebbero decidere di dare alla Le Pen una possibilità un po’ più grande che quella di gestire il sistema delle scuole superiori.

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