Mentre i media italiani si concentrano sulla Leopolda ed eventualmente sulla possibile “mancetta” del governo agli obbligazionisti italiani defraudati, la Reuters americana scrive a chiare lettere che l’azzeramento del valore di obbligazioni bancarie rischia di creare una catastrofe: l’eventuale perdita di fiducia dei risparmiatori nelle proprie banche potrebbe scatenare il famoso “bank run” che tanti simpatici personaggi avevano previsto come catastrofica conseguenza di un’uscita dall’euro.

 

Di Elvira Pollina e Valentina Za, 11 dicembre 2015

 

Venerdì gli italiani si sono affrettati a cercare di vendere le loro obbligazioni bancarie dopo essersi spaventati per le perdite inflitte agli investitori in quattro piccoli istituti di credito che hanno dovuto essere salvati il mese scorso.

L’Italia ha salvato Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti e CariFe alla fine di novembre utilizzando le nuove regole dell’Unione Europea che spostano le perdite sugli investitori quando una banca finisce nei guai, rimuovendo il peso dai contribuenti.

Circa 130.000 azionisti e i titolari di 790 milioni di euro di obbligazioni subordinate hanno visto il valore dei loro investimenti spazzato via. E’ la prima volta dal 1930 che gli obbligazionisti subiscono perdite in una crisi bancaria.

Il suicidio di un pensionato che ha perso soldi nel salvataggio ha fatto crescere l’l’indignazione.

La clientela retail ha tradizionalmente rappresentato una costante fonte di finanziamento per le banche italiane che vendevano le proprie obbligazioni attraverso la loro rete di filiali.

Venerdì alcuni intermediari hanno detto che molti di quei piccoli investitori stavano cercando freneticamente di scaricare le obbligazioni della banca ma non c’era alcun interesse da parte degli investitori istituzionali, quindi i prezzi continuavano a scendere.

“Gli italiani si stanno affrettando a vendere le obbligazioni bancarie subordinate,”, ha detto Giuseppe Sersale, un gestore di fondi presso Anthilia Capital.

“Gli investitori retail spaventati dalle proteste innescate dal salvataggio delle quattro banche stanno cercando di vendere, ma non c’è nessuno che vuole comprare.”

Le obbligazioni di banche come Veneto Banca, Banca Popolare di Vicenza, Monte dei Paschi e Banca Carige hanno sofferto più di tutti, secondo Alberto Gallo, capo della ricerca creditizia presso la Royal Bank scozzese.

“C’è stato anche un certo contagio verso alcune delle banche più robuste che sono probabilmente in mano alla clientela retail“, ha detto.

Un intermediario ha detto che molti volevano vendere il debito emesso da pesi massimi come Intesa Sanpaolo e UniCredit, anche se in questo caso la caduta dei prezzi ha offerto un’opportunità di acquisto per alcuni investitori istituzionali e per i fondi speculativi USA.

Nei prossimi mesi le banche non quotate in borsa Popolare di Vicenza e Veneto Banca dovranno raccogliere capitali freschi da parte degli investitori per soddisfare le richieste dalla Banca Centrale Europea.

Monte dei Paschi e Carige sono stati gli unici due istituti di credito italiani a dover raccogliere fondi sul mercato a seguito del controllo dello scorso anno agli istituti di credito effettuati dalla BCE.

I titoli bancari sono stati sotto pressione nelle ultime due settimane, Carige e Monte dei Paschi hanno toccato i minimi storici. Alle 15:00 Carige perdeva il 4,8% e Monte dei Paschi il 3,7%.

Un segno di preoccupazione degli investitori è che Veneto Banca ha dovuto pagare un rendimento di ben il 10,5% a fine novembre per vendere obbligazioni subordinate a 10 anni che quotavano il 97,63% del loro valore nominale.

La stessa obbligazione venerdì veniva scambiata a 88,29, in calo di circa 4 punti percentuali rispetto al giorno prima e con un rendimento del 12,7%.