Il WSWS mostra come gli Stati Uniti – paese continuamente riproposto a modello anche per un’eventuale “Europa Unita” – stiano arrivando ad un tale livello di disuguaglianza che perfino le categorie di lavoratori tradizionalmente ritenuti benestanti, come medici, avvocati e accademici, sono sulla via della proletarizzazione. Comunque vada l’economia nel complesso, la condizione di vita della stragrande maggioranza delle persone sta continuamente e decisamente peggiorando, ad esclusivo vantaggio di un’aristocrazia finanziaria che sembra intenzionata a guidare la società verso la fine della democrazia. La radicalizzazione politica e la violenza sono le ovvie conseguenze di questo processo.

 

di David Walsh, 12 dicembre 2015

Le implicazioni dei cambiamenti nella vita della società americana messe in luce dai recenti dati pubblicati dal Pew Research Center, sulla rapida discesa del numero di famiglia della classe media, sono enormi. I dati mostrano che, secondo la definizione del Pew, le famiglie della classe media in America per la prima volta non costituiscono più la maggioranza della società.

I dati sono ragguardevoli. La proporzione della ricchezza nazionale posseduta dalle famiglie a medio reddito nel 2014 era il 43 percento, in netta discesa rispetto al 62 percento del 1970. La ricchezza mediana delle famiglie a medio reddito è diminuita del 28 percento negli ultimi 15 anni. La proporzione del reddito destinato alle famiglie a reddito elevato, invece, è cresciuta dal 29 al 49 percento nel corso dello stesso periodo.

Il report del Pew è solo l’ultimo di una serie di studi che mostrano l’infausto divario creatosi tra classi sociali in America. L’economia USA si è trasformata nel corso degli ultimi quattro decenni, e lo ha fatto totalmente a vantaggio di un’aristocrazia corporativo-finanziaria. Solo gli straricchi hanno avuto guadagni. L’America è diventata una plutocrazia in piena regola.

La grande maggioranza della popolazione ha sofferto un inesorabile deterioramento del reddito, del welfare e delle condizioni di vita.

I più poveri sono quelli che hanno sofferto di più. Molti sopravvivono con quasi nulla. Un americano su 50 è completamente privo di reddito e vive di buoni alimentari. Cinquanta milioni di persone in america si trovano in condizioni di insicurezza alimentare almeno una volta all’anno. In termini di potere d’acquisto, il reddito minimo annuale è diminuito del 32 percento dal 1968 ad oggi.

La “equa retribuzione giornaliera” e un “lavoro dignitoso” sono diventate cose del passato per la maggior parte della popolazione. I lavoratori del settore industriale, siano o no sindacalizzati, ne hanno subite di ogni sorta durante gli ultimi decenni. L’esperienza dei lavoratori dell’industria automobilistica, il cui salario di base è stato dimezzato e i cui sussidi sono stati distrutti, è una delle espressioni più acute di un processo comunque generalizzato.

Una notevole porzione di quella che una volta era considerata la solida classe media americana, suggeriscono i dati del Pew, ora si trova di fronte a situazioni sempre più precarie e difficili, e ciò include manager, amministratori, tecnici, operatori sanitari, lavoratori ad alta specializzazione tecnologica, impiegati di ogni tipo e genere.

Per dare solo qualche esempio delle categorie che una volta se la passavano bene:

La coalizione dei Lavoratori del Settore Istruzione riporta che, nel 2009, il 75 percento della forza lavoro nel settore dell’istruzione, composto da quasi 1,8 milioni di persone negli istituti di educazione superiore negli Stati Uniti “erano impiegati in posizioni contingenti, non destinate a portare ad una cattedra … Sebbene la maggior parte dei membri del corpo docente impiegato nelle posizioni contingenti abbia una laurea magistrale o un titolo superiore, e quasi tutti abbiano almeno una laurea di primo livello, i loro guadagni non sono nemmeno lontanamente proporzionati al loro livello di preparazione e di istruzione“.

Un commentatore parla della “crescente proletarizzazione delle carriere giuridiche“. Continua dicendo: “Un poco alla volta, i professionisti di tradizione liberale escono dalla scena. La professione giuridica è sempre più una carriera come dipendente dello Stato: come giudice, pubblico ministero o difensore d’ufficio; oppure nel grande business, o in uno studio legale“. Un altro parla della “perdita di autorità politica, economica e culturale tra i medici”.

L’élite dominante negli USA e i suoi apologeti nei media e nei sindacati hanno spacciato il mito della “grande classe media americana” fin dagli anni ’50. Questa è stata una parte della lotta contro l’influenza del socialismo. Un commentatore culturale nota che il fatto che la classe media americana fosse ampia e continuasse ad allargarsi era “uno dei successi di cui il paese andava più orgoglioso” ed era “anche un argomento contro il comunismo“.

All’apice dell’opulenza del capitalismo americano, una sfilza di commentatori superficiali e in conflitto d’interesse proclamarono il fallimento del marxismo. Ben Wattenberg, autore e commentatore associato ai maggiori politici Democratici negli anni ’60 e ’70, affermò compiaciuto che al contrario di quanto predetto da Marx “la classe lavoratrice americana era diventata classe media“.

Stewart Alsop, un giornalista di Newsweek, nel 1969 commentò che: “È successo qualcosa, in questo paese, che qualsiasi buon marxista vi dirà essere impossibile … il proletariato è diventato borghesia“.

Questa linea di ragionamento, ovviamente, è diventata anche la base della posizione politica della “New Left” (“Nuova Sinistra”, NdT) e rimane un punto fermo della pseudo-sinistra ancora oggi.

L’argomento che l’America è stata una società dominata dalla classe media è sempre stata una bugia, perfino all’apice del boom del dopoguerra, e nascondeva le brutalità della lotta di classe. Ora la realtà viene completamente allo scoperto, a causa dell’evoluzione dei fatti della società.

I marxisti hanno analizzato a lungo questi sviluppi, e previsto le loro conseguenze. Circa 17 anni fa, era il 21 dicembre 1998, in risposta all’atto di impeachment di Bill Clinton, il World Socialist Web Site aveva pubblicato una dichiarazione: “L’America sta scivolando verso una guerra civile?”. La dichiarazione argomentava che la crisi a Washington era la conseguenza “di una interazione di processi politici, sociali ed economici complessi”, e che la democrazia borghese “si stava spezzando sotto il peso di contraddizioni che si sono accumulate e sono diventate sempre più insolubili“.

La dichiarazione del WSWS puntava soprattutto il dito verso “la proletarizzazione di un vasto strato della società americana, il declino della dimensione e dell’influenza economica della tradizionale classe media, e la crescita delle disuguaglianze sociali, che si riflette nelle sempre maggiori disparità nella distribuzione della ricchezza e del reddito“. Un gran numero di “colletti bianchi, professionisti e quadri dirigenti della classe media hanno sofferto la svalutazione e ridimensionamento del loro lavoro, trovandosi salari, sussidi e sicurezza del posto di lavoro improvvisamente erosi”.

La dichiarazione del WSWS continuava: “Il grado di disuguaglianza sociale è senza precedenti, ed è destinato a portare enormi tensioni nella società. Si è aperto un abisso tra i ricchi e le masse lavoratrici, che non è più riempito dalla classe media. Gli strati intermedi che un tempo facevano da ammortizzatore, e che costituiscono la base principale di supporto per la democrazia borghese, hanno perduto il loro ruolo.”

Quell’analisi era assolutamente corretta, e più di quindici anni di crescente appropriazione della ricchezza nazionale da parte di una minima parte di super-ricchi, tanto sotto l’amministrazione Bush quanto sotto l’amministrazione Obama, hanno portato solo maggiore ferocia in quelle “enormi tensioni”.

Questa sismica transizione socioeconomica ha obiettivamente e decisamente minato la base della democrazia borghese. È semplice buon senso il fatto che una classe media stabile costituisca il necessario fondamento di qualsiasi sistema parlamentare.

All’interno del mutamento generale, anche l’élite dominante americana si è trasformata. Essa si radica sempre di più nella propria ricchezza, e beneficia delle truffe e delle manipolazioni finanziarie. Una parte relativamente ridotta della classe medio-alta ha anch’essa beneficiato della cuccagna generale del mercato borsistico e di altre forme di parassitismo.

Spietatamente determinata a difendere ogni centesimo dei suoi illeciti guadagni, l’élite dominante e i suoi rappresentanti politici in entrambi i maggiori partiti si sono spostati decisamente verso destra. L’establishment americano, in certi casi apertamente e in altri con più discrezione, sta lavorando attivamente per instaurare un nuovo autoritarismo, uno stato dittatoriale di polizia. Questa spinta reazionaria va a braccetto con il militarismo e con un eterno stato di guerra globale.

L’ascesa dell’elemento fascista è personificata da quell’ignorante miliardario di Donald Trump. La sua xenofobia e l’occasionale demagogia populista sono parte del suo sforzo di incanalare la rabbia e le paure di una parte instabile e disperata della piccola borghesia in una direzione profondamente reazionaria. L’emergere di tale tendenza è un serio avvertimento alla classe lavoratrice, contro la quale verrà alla fine sferrato il colpo decisivo.

La polarizzazione della società americana, con un’élite immensamente ricca da una parte, e la gran parte della popolazione che vive del proprio lavoro (nel migliore dei casi) dall’altra, getta le basi di un confuso conflitto. Le statistiche del Pew e altri dati sul modo in cui le disuguaglianze sociali si stanno aggravando mostrano in modo evidente una realtà politica ben precisa: non esiste una soluzione riformista alla crisi del capitalismo americano.

La putrefazione del capitalismo americano sta producendo non solo i Trump e i Carson, o, per quanto ci riguarda, gli Obama, ma sta anche preparando una rivolta di massa della popolazione lavoratrice. Quella che sta diventando un’aperta ribellione dei lavoratori del settore automobilistico contro le aziende e i sindacati, dietro i quali sta lo Stato, appartiene allo stesso momento storico. La borghesia offre povertà, dittatura e guerra. La classe lavoratrice troverà una via d’uscita dall’impasse attraverso una rivoluzione.