Münchau sul FT: Tenete d’occhio le rotative mentre l’Europa lotta per sistemare le sue banche

Wolfgang Münchau sul Financial Times fa riferimento alla crisi delle banche italiane, e al grave episodio del suicidio del pensionato, per avanzare l’idea che  le procedure di risoluzione bancaria della normativa UE non  sono politicamente sostenibili e che, alla fine, sarà la BCE a sostenere gli stati che affrontano i fallimenti bancari dovuti alla crisi con una classica monetizzazione del debito, sotto mentite spoglie di QE.  Per cercar di sopravvivere insomma la UE sarà costretta a far passare dalla finestra quegli strumenti  tradizionali che normalmente passerebbero dalla porta, eppure nel contesto dell’eurozona questo potrà essere solo un prolungamento della agonia. In proposito si consiglia la lettura del post Stampare moneta, ovvero la convenzionalità del non convenzionale, del prof. Alberto Bagnai.

di Wolfgang Münchau, 13 Dicembre 2015

 E’ così che la crisi può essere risolta – non con un salvataggio o con la procedura di risoluzione, ma stampando moneta.

C’è una storia di cui si parla in Italia, che ci insegna molto sui limiti pratici e politici del modo di risolvere una crisi del debito. La strategia europea per risolvere le crisi bancarie attraverso dei processi legali di risoluzione, in ultima analisi dovrà essere superata attravero la forma più elementare esistente di risoluzione del debito – la vecchia stampa di moneta da parte della banca centrale.

La storia riguarda il suicidio di un pensionato italiano la scorsa settimana, dopo che si era reso conto di essere stato sottoposto a “bail-in” (letteralmente “salvataggio interno”, o procedura di azzeramento del valore dei titoli bancari da lui posseduti, ndt) nel corso di una procedura di risoluzione di una banca.

Aveva comprato dei certificati di risparmio della sua banca, che, come tanti risparmiatori finanziariamente inesperti, aveva scambiato per un deposito.

In Italia, in particolare, molti comuni risparmiatori hanno acquistato questi certificati. Legalmente, tuttavia, questi certificati costituiscono obbligazioni subordinate, uno degli asset meno sicuri. Sotto una nuova legge europea, quando una banca fallisce, prima pagano gli azionisti, poi gli obbligazionisti subordinati, e solo dopo scatta il pagamento da parte dei fondi di risoluzione nazionali ed europei.

La banca del pensionato era uno delle quattro piccole banche regionali che di recente sono state sottoposte a risoluzione. Non solo gli azionisti e obbligazionisti subordinati hanno perso tutto. Il costo è stato anche scaricato su circa quattro anni di contributi al fondo nazionale di risoluzione bancario italiano.

Dal momento che queste non sono le uniche banche italiane in pericolo, questo caso solleva alcune preoccupanti domande sull’intero processo di gestione delle istituzioni finanziarie in difficoltà. L’UE ora ha la normativa per gestire i salvataggi bancari – la cosiddetto direttiva BRRD (Bank recovery and resolution directive). Ma il sistema è assolutamente sottofinanziato. In particolare, manca un sostegno fiscale.

Questo solleva delle questioni importanti sulla politica macroeconomica nella zona euro, e sulla Banca centrale europea, in particolare. In un mondo ideale – il mondo dei professori della finanza – si porrebbe fine a qualsiasi crisi del debito del settore privato attraverso un processo di risoluzione. Questo comprenderebbe il fallimento, una procedure di risoluzione della banca, o la creazione di una bad bank in cui il governo si assume le perdite delle istituzioni in crisi.

Noi europei siamo notoriamente incapaci di risoluzione – di solito si frappongono degli interessi particolari. Siamo nel campo dell’ extend-and-pretend. Prolunghiamo le sofferenze, e facciamo finta che i prestiti siano ancora buoni. Le statistiche italiane ci dicono che il volume di questi prestiti è € 200 miliardi. Credeteci, se volete.

Quando i pensionati iniziano a suicidarsi, il sostegno politico a questo modo di procedere raggiunge il limite. Questo ora sta succedendo in Italia. Il paese non ha risorse fiscali per grandi salvataggi bancari.

Il governo ha esaurito lo spazio di manovra fiscale consentito dalle norme europee. Quindi, in termini di risoluzione del debito del settore privato, l’Italia – e altri paesi fortemente indebitati – hanno esaurito tutte le opzioni legali.

Risolvere un eccesso di debito del settore pubblico o privato attraverso la stampa di moneta si chiama monetizzazione del debito – e secondo la normativa europea è severamente proibito.

La banca centrale è autorizzata ad acquistare strumenti di debito, ma solo allo scopo di condurre le sue politiche monetarie – non per alleviare il peso di nessuno. Si apre così una grande zona grigia.

Lo scopo ufficiale dei programmi di acquisto titoli del settore privato e pubblico della BCE – il quantitative easing – è quello di raggiungere un più elevato livello di inflazione. Se questo programma andrà avanti per un tempo molto lungo – come credo che sarà – può finire col diventare un surrogato della risoluzione del debito.

L’establishment politico tedesco adesso accusa apertamente la BCE di monetizzazione del debito. Molti membri del consiglio direttivo non ammetteranno mai che la monetizzazione del debito è la vera ragione del QE. Ma qualunque sia il secondo fine, l’effetto può essere diverso da quello che loro intendevano.

Quindi, è così che la crisi in ultima analisi potrebbe risolversi: non attraverso la risoluzione del debito, non attraverso un piano di salvataggio finanziario, ma attraverso la stampa di moneta vecchio stile, fatta dietro una maschera giuridicamente corretta. La ragione per cui la zona euro finirà per monetizzare il debito non è perché questo sia il modo intrinsecamente migliore per farlo, ma perché le regole e i limiti politici non lasciano altra scelta. Ci si può aspettare che questo processo durerà molto a lungo.

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