VoxEU: L’Incertezza Economica Aiuta le Riforme Strutturali (Soprattutto Se gli Elettori Sono Poco Informati)

VoxEU, portale di informazione economica mainstream del Center for Economic Policy Research, pubblica la sintesi di un ambiguo e inquietante studio sugli effetti della “incertezza economica” sull’attuazione delle “riforme strutturali”. Nel presente articolo sembra esserci qualche incoerenza, ma la spiegazione suggerita del fenomeno è chiarissima: le “riforme strutturali” (e sappiamo bene in cosa consistono, ora che pure la BCE lo ha confessato) sarebbero favorite dai periodi di turbolenza finanziaria perché i governi, sapendo che la loro rielezione sarà dovuta a fattori imprevedibili, sono più liberi di attuare provvedimenti senza preoccuparsi delle loro conseguenze; coerentemente, infatti, l’effetto è più forte quando l’opinione pubblica è meno informata.
Come suggerito da Vladimiro Giacché, questo ha l’aria di una giustificazione dell’uso degli shock economici per finalità politiche…

 

di Alessandra Bonfiglioli e Gino Gancia, 19 dicembre 2015

La Grande Recessione ha evidenziato il ruolo centrale che l’incertezza economica ha nell’ostacolare investimenti e crescita. Questo articolo suggerisce nuova evidenza del fatto che l’incertezza economica può anche giocare un ruolo positivo, favorendo la messa in atto di riforme strutturali che hanno benefici a lungo termine. L’effetto risulta essere più forte nei paesi in cui gli elettori sono poco informati. Questi risultati suggeriscono che i momenti di incertezza economica costituiscono delle opportunità per mettere in campo riforme che altrimenti non passerebbero.

L’incertezza economica favorisce o impedisce l’attuazione di riforme strutturali? Questa domanda sorge quando si considerano congiuntamente due questioni che sono diventate particolarmente importanti durante la Grande Recessione. Da un lato, la crescita della volatilità macroeconomica negli anni recenti ha stimolato un filone di ricerca sul modo in cui l’incertezza influenza le attività economiche e le decisioni negli investimenti privati (si veda Bloom, 2009, 2011, 2011a, e 2014). Dall’altro lato, la Crisi ha rivelato anche la necessità di riforme strutturali. È sorprendente che sia stato dedicato così poco sforzo allo studio degli effetti che l’incertezza economica ha sulla presa di decisioni politiche come quelle che riguardano le riforme. In un recente articolo abbiamo cercato di colmare questa mancanza esaminando empiricamente se e come l’incertezza economica influenzi l’attuazione di riforme strutturali (Bonfiglioli e Gancia, 2015).

Cosa predice la teoria?

Se la letteratura sull’economia politica ha identificato una serie di fattori che facilitano o impediscono l’adozione delle riforme, poca attenzione è stata dedicata al ruolo dell’incertezza economica. Alcune teorie suggeriscono che l’incertezza sugli effetti distributivi di una riforma possa costituire un ostacolo alla sua attuazione, per esempio perché può indurre negli elettori una preferenza a mantenere lo status quo (Fernandez e Rodrik, 1991), o può causare una guerra di attrito tra i partiti politici, che provoca degli inefficienti ritardi (Alesina e Drazen, 1991). In alternativa, come abbiamo suggerito prima (Bonfiglioli e Gancia, 2011, 2013), l’incertezza sui risultati economici può favorire l’adozione delle riforme rendendo la probabilità di rielezione politica più legata alla fortuna e al caso, e meno all’azione politica – e questo lascia i governi più liberi di attuare riforme che hanno dei costi nel breve termine e benefici nel lungo termine.

Come si misurano le riforme e l’incertezza economica

Per la nostra analisi empirica, ci siamo affidati a due recenti dataset che offrono utili informazioni sulla misura delle riforme strutturali e dell’incertezza economica. Per quanto riguarda le riforme strutturali abbiamo considerato una serie di indici di regolamentazione (forniti dal Fondo Monetario Internazionale; si veda Ostry et al., 2009), che coprono sei settori – conto capitale estero e mercato finanziario interno, commercio e partite correnti, mercato dei prodotti e agricoltura. Abbiamo normalizzato tutti gli indici tra 0 e 1, col valore più alto corrispondente a un maggiore grado di liberalizzazione, e abbiamo misurato le riforme strutturali per ciascun settore in termini di cambiamento di questo indice nel corso di un anno.

La misura di incertezza economica è stata calcolata grazie a un recente contributo di Baker e Bloom (2013), ed è la deviazione standard nei rendimenti del mercato azionario giornaliero, che riflette la variabilità delle aspettative degli investitori riguardo le vendite future delle aziende, come calcolate dal Global Financial Database.

Abbiamo condotto la nostra analisi su un campione di 56 paesi sviluppati, emergenti e in via di sviluppo, con osservazioni annuali tra il 1973 e il 2006, e utilizzando i dati sulle riforme strutturali nei sei settori, per un totale di circa 6400 osservazioni di tipo settore-paese-anno.

Analisi dati e risultati

Abbiamo effettuato un’analisi di regressione della misura di riforme strutturali su una serie di variabili che includono la volatilità nei mercati azionari (dell’anno precedente a quello considerato), l’indice di liberalizzazione e, successivamente, variabili politiche, crisi economiche e finanziari, e indicatori di sviluppo. Abbiamo incluso anche come effetti fissi gli anni e il settore-paese, per controllare per l’eterogeneità omessa.

I coefficienti stimati suggeriscono che le riforme strutturali siano positivamente e fortemente correlate all’incertezza economica. Tuttavia, sebbene la volatilità sia inserita nella regressione con un’asincronia, queste stime potrebbero non cogliere effettivamente il nesso causale tra l’incertezza e le riforme. Per esempio, la volatilità nell’anno precedente a quello di adozione delle riforme potrebbe essere stata influenzata dal dibattito politico riguardante l’attuazione delle riforme stesse, il che indicherebbe un capovolgimento del nesso di causalità. Per identificare l’effetto causale della volatilità, abbiamo seguito tre vie alternative e abbiamo stimato i nostri parametri col metodo dei minimi quadrati a due fasi [“two-stage least squares”, NdT].

Per prima cosa sosteniamo che, dato il grado di integrazione internazionale dei mercati azionari e l’importanza degli shock a livello globale, ci siano dei fattori comuni che guidano la volatilità di tutti i paesi. Questa componente globale nella volatilità sembra un buono strumento per spiegare la volatilità specifica di un certo paese, perché è probabile che sia indipendente dal dibattito politico sulle riforme che devono essere attuate in quello stesso paese. Pertanto, il nostro primo strumento è stato la volatilità media (con un anno di anticipo) negli altri paesi del campione, pesata per il relativo PIL pro capite. I risultati dimostrano che la nostra analisi è forte, e suggeriscono che l’incertezza sia davvero un predittore positivo delle riforme strutturali.

Come strumento alterinativo per misurare la volatilità nei mercati azionari, abbiamo preso a prestito i quattro indicatori di Baker e Bloom (2013) che misurano gli eventi esogeni come i disastri naturali, gli shock politici e gli attacchi terroristici. Tutti gli indicatori sono costruiti come variabili dummy che indicano la presenza o assenza di almeno uno di quegli shock in un dato paese in un certo anno, pesato per la misura dell’attenzione dedicata da parte degli media globali verso quel paese nel giorno dello shock. Inoltre, dato che gli shock politici e gli attacchi terroristici possono essere endogeni alle condizioni politiche ed economiche (incluse le riforme stesse) in un certo paese, abbiamo usato anche, come terzo strumento predittore, la media degli shock avvenuti negli altri paesi del campione, pesati per il PIL reale pro capite. I risultati mostrano che in entrambi i casi i risultati sono forti e confermano che l’incertezza favorisce le riforme. In particolare, i quattro coefficienti suggeriscono che un incremento pari a una deviazione standard nella volatilità abbia effetti positivi pari a un 16-30% della media dell’attuazione delle riforme.

Come ulteriore controllo della robustezza dei risultati, abbiamo mostrato che essi si mantengono anche quando si replica l’analisi restringendola ad alcuni gruppi di paesi e ad alcuni tipi di riforme.

Oltre a fornire nuovi risultati sugli effetti dell’incertezza economica, le nostre stime rafforzano l’evidenza del fatto che le riforme sono positivamente correlate con il grado di democrazia, con l’orientamento verso sinistra dei governi e con i sistemi presidenziali. La nostra analisi suggerisce anche che sia le recessioni che le crisi finanziari (bancarie, valutarie e del debito pubblico) siano associate a minore sforzo nelle riforme.

Come esercizio conclusivo, abbiamo fatto un passo avanti per capire il meccanismo che lega l’incertezza all’intensità delle riforme. Il nostro punto di partenza è il modello di Bonfiglioli e Gancia (2013), dove l’incertezza può mitigare la miopia politica dovuta agli incentivi elettorali e all’informazione asimmetrica. Il punto fondamentale è che in tempi di tumulto economico la rielezione dipende più dalla fortuna che non dall’azione politica, lasciando ai governi più libertà di investire in riforme che hanno costi a breve termine e benefici in un futuro più distante. Abbiamo poi considerato l’ipotesi che l’incertezza promuova le riforme in misura maggiore dove gli elettori sono meno informati riguardo le scelte politiche. Per farlo, abbiamo stimato i nostri parametri su due gruppi di paesi, caratterizzati da alta e bassa circolazione di quotidiani per migliaia di abitanti nel 1996. Coerentemente con la nostra teoria, i risultati mostrano effetti maggiori nel secondo gruppo di paesi.

Conclusioni

La nostra analisi a rivelato un forte effetto positivo dell’incertezza sull’intensità delle riforme strutturali, che sembra essere ancora più pronunciato nei paesi dove l’informazione sulle scelte politiche è minore. Questi risultati sono importanti per due aspetti. Primo, suggeriscono che i periodi di turbolenza nei mercati, che sono caratterizzati da un elevato grado di incertezza, possono costituire delle opportunità di attuare riforme che altrimenti non passerebbero. In secondo luogo, se questa tendenza è in effetti guidata dalla scarsa informazione, come mostrato dalla nostra ultima analisi, ciò implicherebbe che promuovere la trasparenza e garantire l’indipendenza dei media, nonché informare gli elettori, sarebbero dei fattori importanti affinché la democrazia funzioni.

 

Riferimenti bibliografici

Alesina, A and A Drazen (1991) “Why are stabilizations delayed?”, American Economic Review, 81: 1170-1188.

Baker, S and N Bloom (2013) “Does uncertainty drive business cycles? Using disasters as natural experiments”, NBER Working Paper 19475.

Bloom, N (2009) “The impact of uncertainty shocks”, Econometrica, 77(3): 623–685.

Bloom, N (2011) “The uncertainty shock from the debt disaster will cause a double-dip recession” VoxEU.org, 22 August.

Bloom, N (2011a) “The price of market uncertainty is a double-dip recession,” VoxEU.org, 26 August.

Bloom, N (2014) “Fluctuations in uncertainty”, Journal of Economic Perspectives, 28(2): 153–176.

Bonfiglioli, A and G Gancia (2011) “Why are reforms so politically difficult?“, VoxEU.org, 14 June.

Bonfiglioli, A and G Gancia (2013) “Uncertainty, electoral incentives and political myopia”, The Economic Journal, 123(May): 373–400.

Bonfiglioli, A and G Gancia (2015) “Economic uncertainty and structural reforms”, CEPR, Discussion Paper 10937.

Fernandez, R and D Rodrik (1991) “Resistance to reform: Status quo bias in the presence of individual-specific uncertainty”, American Economic Review, 81(5): 1146-1155.

Ostry, J D, A Prati, and A Spilimbergo (2009) Structural reforms and economic performance in advanced and developing countries, International Monetary Fund, Washington, DC.

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