La Finlandia non avrebbe mai dovuto aderire all’euro, secondo il Ministro degli Esteri finlandese

Il sito online di Bloomberg riporta le dichiarazioni del ministro degli esteri finlandese che dice una cosa semplice e chiara: l’incapacità dell’economia del suo paese di reagire agli shock avversi che l’hanno colpita è dovuta a un fattore fondamentale – la moneta unica. Quello che sta scritto su tutti i manuali macroeconomici di base finalmente viene recepito anche in alcuni ambiti politici.

 

Di Raine Tiessalo, 22 dicembre 2015

 

Secondo il suo Ministro degli Esteri, la Finlandia non avrebbe mai dovuto aderire alla moneta unica.

Mentre il membro più settentrionale dell’euro si avvia a diventare l’economia più debole dell’unione valutaria, la questione della moneta unica continua a riemergere, con la Finlandia che cerca di spiegare la sua perdita di competitività. Timo Soini, che è anche il leader di uno dei tre membri della coalizione di governo, il partito anti-immigrazione “The Finns”, pensa che il paese avrebbe potuto far ricorso a svalutazioni se non fosse stato per la sua adesione all’euro.

Queste considerazioni avvengono nell’ambito della raccolta di firme di un ex ministro degli esteri per costringere il governo a indire un referendum sull’adesione all’euro. Mentre i sondaggi mostrano che la maggior parte dei finlandesi ancora non desidera l’uscita dell’unione monetaria, ci sono segnali secondo i quali molti elettori pensano che sarebbe meglio uscire dall’euro.

La discussione su questo tema “diventerà più importante,” ha detto a Helsinki martedì Soini, che è stato eletto in base a una piattaforma euro-scettica. Ma Soini ha anche avvertito che un referendum “non fornisce soluzioni”, qui e ora, per i problemi economici della Finlandia. “Il fatto è che la Finlandia è un membro della zona euro”.

Il paese ha visto la sua economia precipitare, a causa del declino del settore dell’elettronica di consumo una volta guidata da Nokia e di una industria della carta vacillante, mentre gli sforzi politici volti a creare nuovi motori di crescita sono finora falliti.

Senza la possibilità di svalutare la moneta, il governo ha calcolato che la Finlandia deve abbassare il costo della sua manodopera del 15% per competere con i suoi principali partner commerciali, la Svezia e la Germania. L’economia della Finlandia è in recessione da tre anni e Nordea, la più grande Banca nordica, prevede un’ulteriore contrazione nel 2015. La Finlandia sarà l’economia più debole dell’UE entro il 2017, quando crescerà a meno della metà del ritmo della Grecia, secondo la Commissione Europea.

Soini si è anche scagliato contro l’UE per non aver garantito i confini dell’area, visto che milioni di richiedenti asilo provenienti dal Medio Oriente tentano di trovare rifugio in Europa. La cosiddetta “area-Schengen” che serve per viaggiare senza passaporto è quindi a rischio, ha detto.

“Probabilmente Schengen non verrà revocato ufficialmente, ma non sarà più applicato”, ha detto Soini. Ha anche avvertito che probabilmente  la maggior parte dei rifugiati che chiedono asilo in Finlandia non risponde ai criteri del paese per poter rimanere.

“Se l’afflusso di richiedenti asilo illegali non è sottoposto a controllo in Grecia, o in altri paesi, sarà necessario che gli Stati nazionali prendano in mano la situazione loro stessi”, ha detto.

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