La stampa di moneta ha causato l’inflazione, sì, ma non dove previsto

Business Insider riporta un articolo di Wolf Street in cui si analizzano gli effetti distorsivi del QE e della politica dei tassi a zero. Dal lato dei prezzi al consumo e dei salari, non si è avuta altro che deflazione, per il semplice motivo che i soldi delle banche centrali non sono mai arrivati nelle tasche dei consumatori, se non in parte sotto forma di un pericoloso indebitamento.  Il fiume in piena del denaro a costo zero si è riversato piuttosto sui grandi istituti finanziari e sulle grandi imprese, provocando bolle, distruzione di capitale, e cattivi investimenti.

 

di Wolf Richter, 27 Dicembre 2015 

Mi è stato chiesto, ancora una volta, perché tutta questa “stampa di moneta” da parte della banca centrale, insieme col tasso di interesse globale a zero o addirittura con politiche di interesse negativo, non abbiano causato una grande fiammata inflazionistica, considerata l’inondazione di moneta nel sistema economico.

E’ una domanda cruciale che per un po’ di tempo ha dato molto da pensare, ma ora, che questa storia si trascina ormai da sette anni, rimbalzando da una importante banca centrale all’altra senza che se ne veda la fine, la risposta è sempre più chiara.

Questo grafico di NBF Economics and Strategy mostra la crescente massa di attività, espresse in dollari, che le “quattro grandi banche centrali” – Fed, BCE, Banca del Giappone, e Banca d’Inghilterra – hanno accumulato nei loro bilanci: circa $ 11mila miliardi. E questo senza contare quel che sta facendo la Cina. Le previsioni per il 2016 e 2017 presumono che la Fed e la Banca d’Inghilterra se ne staranno lontano dal QE, che la BoJ aggiungerà annualmente ¥ 80mila miliardi all’anno e la BCE € 60 miliardi, a tassi di cambio invariati:

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Inflazione dei prezzi al consumo v. inflazione dei prezzi degli asset

Quindi questa abbuffata globale di QE ha causato l’inflazione, un sacco di inflazione, ma non l’inflazione dei prezzi al consumo. Ha causato un forte aumento dell’ inflazione dei prezzi degli asset, con azioni, obbligazioni, immobili, auto d’epoca, opere d’arte … tutto salito alle stelle nel corso degli anni.

Praticamente l’unica categoria dei più importanti asset che non ha sperimentato aumenti è il settore delle materie prime. Lì, i prezzi sono crollati. E ci arriveremo tra poco.

Allora, perché il QE ha causato un’inflazione galoppante dei prezzi degli asset, ma poca inflazione dei prezzi al consumo? Perché il denaro non è mai andato ai consumatori – sotto forma di salario. Ne avrebbero speso la maggior parte, spingendo ad un aumento della domanda, che avrebbe dato origine a pressioni inflazionistiche sui prezzi al consumo. Ma non hanno mai avuto questo denaro.

OK, vi è stata un’inflazione che ha ridotto il potere di acquisto in alcune parti dello spettro dei prezzi al consumo, per esempio, nelle spese sanitarie e nelle spese per il college. Questo grafico di Advisor Perspectives mostra che, dal 1991, le tasse e contributi per l’università sono lievitati del 338% e le cure mediche del 167%. Gli aumenti hanno subito un’ accelerazione dal 2001 …

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Così le persone con figli nei college e con problemi medici cronici sono state stroncate dall’inflazione. Ma quella forma di inflazione è andata avanti per molti anni ed è stata causata da fattori diversi dalle attuali politiche monetarie.

Allora, perché il QE non ha causato un’impennata di inflazione dei prezzi al consumo? Perché il denaro è stato riversato sui grandi istituti finanziari e sulle grandi società, che lo hanno investito in attività finanziarie (compresi i riacquisti di azioni proprie e altre forme di “ingegneria finanziaria”), spingendo così verso l’alto i prezzi degli asset.

Come i prezzi degli asset sono saliti, i loro possessori sono diventati più ricchi e hanno reinvestito i loro guadagni, amplificando così il boom dei prezzi. Queste persone, già ricche, non avevano bisogno di spendere i loro guadagni (quello che Bernanke ha chiamato l'”effetto ricchezza”) perché erano già in grado di spendere tutto quello che volevano. Quindi il boom dei prezzi degli asset ha avuto poco impatto sui consumi e non ha creato pressioni inflazionistiche dalla parte dei consumatori (tuttavia, alcuni beni di lusso come gli yacht hanno mostrato un’intensificazione delle vendite).

Deflazione dei Salari

QE e ZIRP (Zero Interest Rate Policy) hanno dato priorità  al capitale piuttosto che al lavoro. Così i salari aggiustati all’inflazione per la fascia dell’80% delle famiglie meno ricche sono diminuiti, una tendenza che è iniziata dopo il picco dei salari reali nel 2000, ed ha accelerato con la crisi finanziaria. Dal momento che l’80% delle famiglie ha meno potere di acquisto, e una buona parte anche molto meno potere di acquisto, i consumatori non possono spendere come prima a meno che non prendano in prestito di più, e anche questo vale a contenere la domanda dei consumatori e le pressioni inflazionistiche.

Questo grafico di Advisor Perspectives mostra che per il 5% (linea nera tratteggiata) e il 20% (linea blu) delle famiglie più ricche, le cose non vanno troppo male in termini di reddito medio aggiustato all’inflazione. Per fortuna, l’ 1% non è mostrato separatamente. Ma quanto è successo all’80% delle famiglie più povere (cerchiato in rosso) è deflazione salariale:

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La Fed mantiene l’occhio di falco sui salari, soprattutto dell’80% più povero dei lavoratori. Il suo obiettivo è quello di fornire manodopera a basso costo all’America delle grandi società. E quando l’inflazione salariale tende a salire, la Fed può essere piuttosto radicale nell’aumento dei tassi.

Ma perché bassi salari fanno cattivi consumatori, la Fed sta cercando di mettere a loro disposizione l’indebitamento a buon mercato, trasformandoli in schiavi del debito, problema risolto, per il momento.

Quindi questa è una lezione che abbiamo imparato: il QE incanalato verso gli istituti finanziari e le società provoca inflazione dei prezzi degli asset, non l’inflazione dei prezzi al consumo. E tende ad esacerbare la deflazione dei salari per la fascia bassa dell’80% delle famiglie.

Una delle eccezioni è l’affitto. Quando i prezzi degli immobili residenziali salgono, gli affitti tendono a seguire. E gli affitti sono aumentati notevolmente in molte città. Ma a differenza delle azioni, la gente deve vivere nelle case, e quando gli affitti salgono oltre la loro portata, succede di tutto, tra cui il crash dei prezzi immobiliari.

Cattivi Investimenti, Eccessi, e Deflazione

QE e tassi di interesse a zero (ZIRP) causano anche qualcos’altro: una insidiosa “ricerca di rendimento”, con gli investitori che cercano di guadagnare un rendimento percepibile in un ambiente artificiale di interesse a zero, e che spinge anche gli investitori più prudenti ad esporsi sulla curva del rischio in cerca di minuscole e decrescenti tracce di rendimento. I loro tentativi deprimono ulteriormente i rendimenti sulle attività a rischio. E così si finisce nell’assurdità totale, come le rischiose obbligazioni spazzatura che nel 2014 rendono meno del 5%. Ora gli investitori stanno finendo rovinati.

Da troppo tempo questa attività inonda interi settori molto rischiosi con enormi quantità di denaro. Il risultato è il “cattivo investimento” in attività improduttive o in settori troppo affollati, il che porta alla sovrapproduzione e all’eccesso, come ad esempio nel settore del trasporto container oltreoceano, del petrolio e del gas USA, nel settore minerario e dei metalli, di altre materie prime, sino alle città fantasma in Cina …

Gli eccessi provocano il crollo dei prezzi, come ora possiamo vedere. E quando i prezzi crollano, il capitale che è affluito in questi settori viene distrutto. Il cattivo investimento è una cosa terribile.

Questo crollo dell’energia e di altre materie prime, tra cui le materie prime agricole, sta filtrando sui prezzi al consumo e spinge l’inflazione dei prezzi al consumo verso il basso. In questo modo, negli anni, QE e ZIRP creano pressioni deflazionistiche!

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