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Rapporto Eurodad: La Germania seconda solo al Lussemburgo nel rischio di riciclaggio.

Dal sito Euroactiv, un rapporto sull’evasione fiscale chiarisce come le regole fiscali della UE siano applicate con la massima intransigenza nei confronti della  popolazione ordinaria e  dei paesi vinti,  mentre godono del massimo della discrezionalità e della elasticità nei confronti dei detentori del grande capitale, l’oligarchia che ha catturato le istituzioni UE.  Ed è la rigorosa Germania a segnare la strada. 

di James Crisp, 3 Novembre 2015

Secondo un’analisi sui paesi UE pubblicata un anno dopo lo scandalo Luxleaks, la Germania è seconda solo al Lussemburgo quanto a vulnerabilità del suo settore finanziario al riciclaggio di denaro, ed è uno dei peggiori Stati membri per evasione fiscale.

Il rapporto coordinato dal European Network on Debt and Development (Eurodad) sostiene che la maggior parte dei 15 paesi scrutinati sono inadempienti nel combattere l’evasione fiscale e l’elusione, “con ampie opportunità” per le multinazionali e gli individui ricchi di nascondere i loro soldi.

Alcuni dei paesi più preoccupanti sono ancora il Lussemburgo e la Germania, che offrono una serie diversificata di opzioni per occultare le proprietà e riciclare il denaro“, ha dichiarato la rete di 48 organizzazioni non governative, tra cui Oxfam e Christian Aid.

Il riciclaggio trasforma i proventi di reato in denaro o beni apparentemente legali, ed è collegato al terrorismo internazionale. Lo scandalo Luxleaks ha portato l’elusione fiscale delle grandi imprese, tecnicamente legale, e l’evasione fiscale, che è invece illegale, all’ordine del giorno della politica.

Il 5 novembre 2014, un consorzio internazionale di giornalisti investigativi ha rivelato che, quando il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, era primo ministro e ministro delle finanze del paese, il Lussemburgo aveva siglato accordi fiscali molto favorevoli nei confronti delle multinazionali .

Il rapporto, 50 Shades of Tax Dodging , sostiene che 22 degli Stati membri dell’UE adottano provvedimenti fiscali particolari per fare accordi con le società. E aggiunge: “Con provvedimenti che stabiliscono aliquote fiscali inferiori all’1%, in alcuni casi, [..] tali regimi fiscali sono diventati uno strumento chiave dell’evasione delle imprese “.

Eurodad si è occupato in particolare di un solo tipo di provvedimento fiscale, l’Advance Pricing Agreements (APAs). Alla fine del 2013, il Lussemburgo ne aveva approvato 119, il Regno Unito era al secondo posto, con 73. La Germania aveva in vigore 21 APA, due in più rispetto alla media UE.

Nel mese di ottobre, gli Stati membri hanno convenuto lo scambio automatico di informazioni sulle loro decisioni particolari in campo fiscale. L’accordo entrerà in vigore nel gennaio 2017.

La Commissione europea ha avviato indagini sugli aiuti di Stato nei confronti di diversi Stati membri, tra cui il Lussemburgo, a proposito dei loro accordi fiscali con le grandi compagnie.

Tove Ryding, coordinatore della Giustizia Tributaria di Eurodad, ha dichiarato: “I cittadini europei hanno già atteso un anno perché l’UE cominciasse a organizzarsi per porre fine a un sistema che ha permesso a centinaia di multinazionali di evadere le tasse.

Invece, anche se un paio di scappatoie sono state chiuse, ne sono apparse di nuove. E’ chiaro che nella UE è cosa normale, per le multinazionali che vogliono aggirare le regole, ottenere una diminuzione delle imposte.

Il portavoce fiscale della Commissione europea Vanessa Mock ha detto a EurActiv: “La lotta contro l’evasione e la frode fiscale è una delle priorità di questa Commissione. Dal lancio del nostro pacchetto sulla trasparenza fiscale nel marzo scorso e del nostro piano d’azione sulla tassazione delle imprese nel mese di giugno, siamo già riusciti a produrre risultati concreti.

Segretezza e riciclaggio di denaro

Il rapporto ha rivolto le sue critiche al Lussemburgo per aver reso ancora più difficile, con l’introduzione di nuove strutture finanziarie,  identificare i veri proprietari delle aziende e delle attività.

Su una scala basata sul Anti -Money Laundering Index 2015 del Basel Institute, il Lussemburgo sta a 5.9 punti su dieci. La Germania a 5.5, superiore alla media UE di 4,4.

Italia, Spagna e Paesi Bassi, Francia e Regno Unito seguono nella lista.

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La direttiva UE sul Riciclaggio di denaro disciplina questioni come l’accesso al pubblico delle informazioni sui titolari effettivi di società e trust. La quarta revisione della direttiva è in corso di attuazione a livello nazionale.

Danimarca e Slovenia sono state elogiate per aver già introdotto dei registri pubblici sulla proprietà delle imprese. Francia e Italia non l’hanno fatto, mentre il Regno Unito li introdurrà, ma con una deroga per i trust.

Germania sotto i riflettori

Secondo il rapporto, la Germania si è opposta alla creazione di registri centralizzati dei titolari effettivi delle società e all’accesso al pubblico delle informazioni.

Recenti scandali bancari in Germania hanno messo in evidenza il ruolo del settore nel nascondere i veri proprietari delle imprese e facilitare il riciclaggio di denaro.

Nel febbraio del 2015, degli agenti hanno fatto irruzione in Commerzbank – la seconda più grande banca del paese – nel corso di una indagine che ha fatto seguito a delle denunce nei confronti della banca per aver aiutato i clienti ad evadere il fisco passando per il Lussemburgo.

Sono in corso altre inchieste su almeno altre tre banche. Secondo quanto riferito una banca ha patteggiato per € 22 milioni con le autorità di regolamentazione tedesche sulla creazione di società di comodo in Lussemburgo per occultamento di fondi.

Nel luglio 2015, Hypovereinbank ha pagato una multa di 20 milioni di € e ha accettato di collaborare con le autorità fiscali per ulteriori indagini su una struttura costituita da numerose banche, tra cui Deutsche Bank.

Le banche avrebbero aiutato i contribuenti a sfruttare una scappatoia per ottenere due attestati di pagamento delle imposte per un solo pagamento reale, in un contratto di acquisto di azioni.

BEPS

Il 5 ottobre, l’OCSE ha presentato il suo Base Erosion and Profit Shifting Plan (BEPS) per la lotta contro l’evasione fiscale delle multinazionali. Le multinazionali spesso traggono vantaggi dalle differenze tra i sistemi fiscali di tutto il mondo per ridurre il peso delle imposte.

Ma il piano d’azione è stato ampiamente criticato dalle ONG. Hanno detto che manca di ambizione, in particolare sulle questioni della trasparenza paese per paese e dei brevetti. Queste disposizioni fiscali, ampiamente utilizzate dalle aziende multinazionali per trasferire i loro profitti all’estero e ridurre il loro onere fiscale, sono state lasciate fuori dal piano d’azione finale.

All’inizio del prossimo anno (2016,ndt) la Commissione proporrà una legislazione basata sul BEPS, dato che gli standard dell’OCSE non sono vincolanti.

Il rapporto afferma che “un numero crescente di governi dell’Unione europea” sta facendo pressioni per avere la massima riservatezza su dove le multinazionali svolgono i loro affari e su quanto pagano di imposte.

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