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ZeroHedge: settimanale polacco paragona la UE ai nazisti e Bruxelles attacca la legge polacca sui media

ZeroHedge ricostruisce l’escalation dell’ennesima crisi all’interno dell’Unione Europea, quella tra Commissione e Polonia, il cui nuovo governo euroscettico di destra è accusato di porre una “minaccia sistemica” ai valori della UE con le sue recenti leggi su media e Corte Costituzionale – la Commissione sta avviando una procedura per questo. La questione, secondo ZeroHedge, è se le nuove leggi della Polonia rappresentano un illegittimo e intollerabile tentativo di portare i media sotto il controllo statale o se l’inchiesta della Commissione è solo un altro esempio di come Berlino e Bruxelles stiano tentando di imporre la loro volontà per decreto, dato che non possono avvalersi della moneta comune e della BCE per “convincere” il governo polacco. Dopo quanto successo in Grecia la scorso luglio, la domanda sembra del tutto retorica.

di Tyler Durden, 13 gennaio 2016

Le relazioni tra la Polonia e l’Unione Europea si stanno rapidamente deteriorando in seguito alla decisione del presidente Andrzej Duda di approvare nuove leggi che permettono al governo conservatore (ed euroscettico) del partito Legge e Giustizia (PiS) di nominare i direttori della televisione e della radio pubbliche, e di selezionare i giudici della Corte Costituzionale polacca.

Durante il fine settimana, abbiamo messo in luce una lettera del ministro polacco Zbigniew Ziobro al commissario UE Gunther Oettinger in cui Ziobro respingeva come “stupide” le critiche alle nuove leggi. Ha continuato suggerendo che forse i tedeschi dovrebbero concentrarsi sulle proprie questioni interne.

“Queste parole, dette da un politico tedesco, sono accolte con la peggiore delle sfumature tra i polacchi. Anche da me. Sono nipote di un ufficiale polacco, che durante la seconda guerra mondiale ha combattuto nell’Esercito Nazionale clandestino sotto la ‘supervisione tedesca’”, ha scritto Ziobro, prima di aggiungere che è arrivato”alla triste conclusione che è più facile per voi parlare di minacce fittizie alla libertà dei media in altri paesi che condannare la censura a casa vostra”. Questo è un evidente riferimento all’insabbiamento delle aggressioni sessuali che si sono verificate a Colonia nella notte di Capodanno.

Infine, assicurando così che la diplomazia tra le due nazioni risulterà compromessa nel prossimo futuro, la prima pagina del settimanale polacco Wprost, uno dei più popolari organi di stampa nel paese, ha mostrato la seguente immagine della Merkel, e dei suoi compari nella Commissione Europea Juncker, Oettinger e Schultz, con il titolo “Vogliono controllare di nuovo la Polonia”. Il che, come spiega Reuters, significa “occupare”.

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Ora che la carta nazista è stata giocata è il momento per l’UE di colpire di nuovo. “Le manovre legislative della Polonia hanno spinto ad intensificare gli avvertimenti che la Commissione Europea potrebbe intervenire. Il Vicepresidente della CE, Frans Timmermans, ha inviato due lettere richiedendo informazioni alle autorità polacche” ha scritto martedì il Deutsche Welle rilevando che “le richieste hanno fatto infuriare il ministro della Giustizia polacco Zbigniew Ziobro, che martedì ha detto che era ‘stupito’ dalle richieste di Timmermans, rispedendole al mittente come ‘un tentativo di esercitare pressioni sul parlamento e il governo democraticamente eletti’ di uno Stato sovrano”.

“Avevate la possibilità di ricevere da me le informazioni del caso su queste tematiche… attraverso gli usuali canali di lavoro… deploro il fatto che abbiate deciso di non usarli. Pertanto sono venuto a sapere delle vostre accuse ingiustificate e delle vostre conclusioni faziose dai media”, ha detto Ziobro ribollendo di rabbia.

Beh, se prima Ziobro era arrabbiato, adesso è furioso perché Bruxelles ha fatto un ulteriore passo avanti. “La Commissione Europea ha aperto un’inchiesta senza precedenti sulla possibilità che le nuove leggi polacche infrangono le regole della democrazia dell’Unione Europea”, riferisce la BBC. Sotto il cosiddetto meccanismo dello “stato di diritto”, la Commissione può obbligare uno Stato membro a modificare qualsiasi misura che rappresenti una “minaccia sistemica” ai valori fondamentali dell’UE.

Il primo ministro Beata Szydlo non tollera tutto questo. “La democrazia è viva e vegeta in Polonia”, ha detto al Parlamento polacco mercoledì.

“La Commissione non ha il diritto di valutare modifiche alla legge sui media pubblici della Polonia”, ha detto il ministro degli Esteri Witold Waszczykowski alla Reuters.

Ecco l’elenco dei punti sottoposti alla procedura (per gentile concessione della BBC):

  • La UE ha introdotto il meccanismo nel 2014 per proteggere i suoi valori fondamentali;
  • Viene attivato da un “crollo sistemico” che interessi il corretto funzionamento delle istituzioni e dei meccanismi dello stato membro
  • E’ un processo in tre fasi: valutazione ed opinione della Commissione, raccomandazioni sulle azioni da intraprendere con un limite di tempo e quindi il potenziale ricorso all’articolo 7 del Trattato di Lisbona.

Qua un po’ più di colore:

Il primo ministro polacco ha detto ai parlamentari che la prossima settimana difenderà la Polonia in un dibattito al Parlamento Europeo e rappresenterà l’intero Parlamento e la società.

Quattro direttori di canale della TV pubblica TVP si sono dimessi all’inizio di questo mese per protestare contro le leggi sui media del governo, che hanno posto radio e TV pubblica sotto il controllo di un nuovo consiglio nazionale dei media. Questo cambiamento dà al ministro del Tesoro il diritto di assumere e licenziarne i manager.

La maggior parte dei polacchi guarda o ascolta la TVP e un ministro ha accusato il canale di informazione TVP Info di aver fatto propaganda per anni.

Poco prima che le misure entrassero in vigore, è stata firmata un’altra legge con la quale si impone che la maggior parte delle sentenze della Corte Costituzionale a 15 membri della Polonia abbia una maggioranza dei due terzi, con almeno 13 membri presenti. Il partito di governo ha presentato cinque nomi alla corte, che ha poi nominato due giudici.

Migliaia di polacchi nelle ultime settimane hanno protestato contro questi cambiamenti, a Varsavia, Poznan, Wroclaw e Cracovia.

Cosa succederà adesso, vi chiederete? Bene, è la stessa Commissione a spiegarlo:

Una risposta alla lettera del primo vicepresidente Timmermans sulla legge sui media è stata ricevuta il 7 gennaio e l’11 gennaio sulla Corte Costituzionale. Sulla riforma della Corte Costituzionale, la Commissione sta collaborando con la Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa, che sta preparando un parere sulla questione.

All’interno della normativa dello “stato di diritto”, la Commissione partecipa ad uno strutturato e collaborativo scambio di informazioni con le autorità polacche al fine di raccogliere ed esaminare tutte le informazioni utili per valutare se vi sono chiare indicazioni di una minaccia sistematica allo Stato di Diritto.

A seguito del dibattito orientativo odierno, il Collegio ha incaricato il primo vicepresidente Timmermans di inviare una lettera al governo polacco al fine di avviare il dialogo strutturato sotto la normativa dello stato di diritto. Il Collegio ha deciso di tornare sulla questione entro la metà di marzo, in stretta cooperazione con la Commissione di Venezia.

In definitiva, la questione è se le nuove leggi della Polonia rappresentano un illegittimo e intollerabile tentativo di portare i media sotto il controllo statale o se l’inchiesta è solo un altro esempio di come Berlino e Bruxelles stiano tentando di imporre la loro volontà per decreto.

Una cosa è certa: tutto ciò non allenterà le tensioni all’interno del blocco, nel quale la crisi dei migranti in peggioramento e il susseguente tentativo di affrontarla con un controverso sistema di quote ha già creato un po’ di animosità e sospetti nei confronti del governo tedesco e degli eurocrati di Bruxelles .

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