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ZeroHedge: Crollano le Banche Italiane, Vendite allo Scoperto Sospese, Si Impenna il Rischio Default

Zero Hedge commenta brevemente il bagno di sangue delle banche italiane di questo lunedì nero. Il rischio di credito, misurato dai CDS, sta ritornando verso i livelli delle fasi più acute della crisi. Forse gli eventi si stanno svolgendo ancora più rapidamente di quanto ci aspettassimo.

 

di Zero Hedge, 18 gennaio 2016

I titoli bancari italiani stanno crollando (Monte dei Paschi di Siena è scesa del 40 percento dall’inizio del 2016); Reuters riferisce che il nervosismo degli investitori è in crescita, e ci sono dubbi su come il settore bancario italiano potrà cavarsela dati i bassi tassi d’interesse e 200 miliardi di euro di crediti in sofferenza. L’intero settore bancario è sceso del 4 percento e la compravendita di azioni [di alcune banche] è stata sospesa. Alla luce di questo bagno di sangue, l’autorità di regolamentazione italiana nella sua saggezza ha infatti deciso di imporre il divieto di vendite allo scoperto per le azioni di alcune banche (il che ha spinto molti investitori verso il mercato dei derivati CDS, facendo impennare il rischio di credito per il Monte dei Paschi di Siena).

L’indice bancario italiano è sceso di oltre il 4 percento e le azioni di diversi istituti di credito, tra cui quelle della maggiore banca commerciale del paese, Intesa Sanpaolo, e della terza banca del paese, Monte dei Paschi di Siena, sono state sospese dalle compravendite dopo aver subito pesanti perdite.

Ecco il bagno di sangue degli istituti finanziari italiani nel 2016:

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Ma non preoccupatevi:

L’amministratore delegato di Monte dei Paschi conferma la stabilità finanziaria della banca. Amministratore delegato di Monte dei Paschi: “il crollo delle azioni non è giustificato dai fondamentali”.

Come riporta Reuters:

Gli investitori stanno diventando sempre più nervosi sul modo in cui il settore bancario potrà gestire i bassi tassi d’interesse e i 200 miliardi di euro di crediti in sofferenza.

Queste preoccupazioni stanno cancellando le speranze del programma di consolidamento volto a rimettere in sesto il settore, che prevedeva che le banche cooperative fossero spinte a fondersi assieme, a seguito di una riforma del governo orientata a ridurre il numero degli istituti di credito.

JP Morgan questo mese ha dichiarato che le banche italiane vanno evitate, perché i bassi tassi d’interesse sono destinati a mettere sotto pressione i ricavi più che in altri paesi, e i problemi di credito limitano le previsioni di ripresa.

I trader hanno suggerito di abbandonare gli investimenti che sono stati particolarmente favoriti, come quelli della Popolare di Milano e di Banca Intesa, perché le azioni hanno raggiunto il limite.

Penso che i rialzi sulle banche cooperative quest’anno siano molto più limitati” ha detto un operatore di borsa con sede a Londra.

Gli interessi a breve della Popolare di Milano sono cresciuti del 50 percento lo scorso mese, arrivando a 1,1 percento, e per UBI sono cresciuti del 10 percento, arrivando a 3,9 percento, secondo i dati Markit.

E adesso l’autorità di regolamentazione italiana ha reimposto il divieto di vendite allo scoperto (che già aveva funzionato tanto bene in passato…)

La Consob ha adottato un divieto temporaneo di vendite allo scoperto per le azioni di Monte dei Paschi di Siena. Il divieto si applica da ora fino alla fine di martedì 19 gennaio 2016.

Il divieto è stato deciso ai sensi dell’Articolo 23 del Regolamento UE sulle vendite allo scoperto, considerando la variazione dei prezzi registrata dalle azioni il 18 gennaio 2016 (che ha superato il 10 percento).

Il divieto si applica anche alle vendite allo scoperto sostenute da operazioni di prestito di titoli. Ciò estende la portata del divieto sulle vendite allo scoperto “naked” [“naked short selling”, cioè vendite allo scoperto su titoli che non si possiedono effettivamente, NdT], già vigente per tutte le azioni dal 1° novembre 2012 ai sensi del Regolamento UE sulle vendite allo scoperto.

Ed è così che gli investitori si sono spostati su altri mercati — facendo impennare il rischio di default dell’intero gruppo bancario, che sta tornando verso i livelli precedenti al famoso “whatever it takes” di Draghi.

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Forza, Draghi, torna al lavoro!

 

 

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