AEP: Torna la paura sui mercati del credito europeo

Sul Telegraph la nostra vecchia conoscenza Pritchard dipinge lucidamente la situazione delle banche dell’eurozona. I problemi attuali hanno cause lontane e mai risolte, la loro soluzione continua a essere rinviata mentre è chiaro che il difetto è nella costruzione stessa dell’eurozona. Molto presto, le armi della BCE non saranno più in grado di tenere in piedi il castello di carte.

 

Di Ambrose Evans-Pritchard, 9 febbraio 2016

 

I problemi di credito del sistema bancario europeo sono improvvisamente diventati enormi e iniziano a pesare sul debito pubblico italiano, spagnolo e portoghese, riattizzando i timori del “circolo vizioso” sovrano che mise in crisi l’Europa quattro anni fa.

“La gente è spaventata. Siamo davvero vicini a una crisi creditizia auto-alimentata”. Ha dichiarato Antonio Guglielmi, capo della ricerca bancaria europea presso l’italiana Mediobanca.

“Abbiamo un forte sbilanciamento sui mercati del credito. La liquidità è completamente evaporata ed è molto difficile condurre transazioni. Non si trovano gli acquirenti”.

Il risultato perverso è che gli investitori stanno vendendo le azioni delle banche per sistemare le proprie posizioni, peggiorando le cose.

Marc Ostwald, un esperto di credito presso ADM, ha detto che la terribile novità è che le difficoltà delle banche ha improvvisamente iniziato a pesare sui rendimenti degli stati già in crisi dell’Europa del sud.

“Il vortice della disgrazia sta rialzando la testa”, ha detto, riferendosi al circolo vizioso del 2011-2012 quando le banche dell’eurozona e gli stati si erano inguaiati a vicenda in un vortice distruttivo.

Questo succede mentre i fondi sovrani del blocco degli esportatori di materie prime e dei mercati emergenti sono costretti a vendere gli asset stranieri a ritmo sostenuto – o per difendere le proprie valute o per coprire le proprie spese pubbliche.

Il signor Ostwald ha detto che il fallimento del mese scorso della Banca del Giappone nel suo tentativo di far scendere i tassi di interesse in territorio negativo ha innescato la crisi, avendo minato la fiducia nei poteri “magici” delle banche centrali. “E’ stata indubbiamente la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ha innescato il panico”.

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Lo spread sui titoli italiani e spagnoli a 10 anni è balzato a quasi 150 punti base rispetto ai Bund, rispetto ai 90 punti della fine dello scorso anno. Lo spread portoghese è balzato a 235 punti mentre il governo di sinistra del paese si scontra con Bruxelles riguardo le politiche di austerity.

Anche se questi livelli sono più bassi di quelli tipici delle crisi, stanno però aumentando mentre la BCE compra il debito di questi paesi in grandi quantità con il Quantitative Easing. L’aumento dei rendimenti è l’antipasto di quello che potrebbe accadere se e quando la BCE dovesse fermarsi.

Il signor Guglielmi ha detto che una delle cause principali dell’ultima crisi creditizia è l’imposizione del nuovo, duro regime di “bail-in” per i bond delle banche europee senza che elementi cruciali dell’unione bancaria europea sono stati implementati.

“I mercati si prendono la rivincita. Sono stati troppo imbrigliati e ora pretendono un agnello sacrificale da parte dei politici”.

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Il signor Guglielmi ha detto che c’è una paura strisciante tra gli investitori globali che queste misure draconiane di “bail in” possano cristallizzarsi mentre le banche europee affogano in mezzo a 1.000 miliardi di euro di crediti deteriorati. I crediti deteriorati dichiarati sono il 6,4% del totale, in contrasto con il 3% degli USA e il 2,8% del Regno Unito.

La regola del bail-in è stata imposta per la prima volta a Cipro a seguito della crisi debitoria dell’isola, togliendo ai debiti delle banche europee il loro stato di pilastri della stabilità finanziaria, e la loro garanzia statale implicita. Il nuovo regime è entrato in vigore per l’intera eurozona a gennaio. Sia i debiti subordinati che quelli “senior” devono ora sostenere il rischio di essere azzerati prima che i contribuenti siano chiamati a contribuire nei salvataggi.

Questo meccanismo da una parte ha senso, ma ha deformato pericolosamente la struttura bancaria dell’eurozona. I singoli stati dell’eurozona non possono più facilmente ricapitalizzare il proprio sistema bancario perché ciò infrangerebbe le regole UE sugli aiuti di stato, ma non c’è nessun organismo europeo che possa sostituirli.

“La vera causa di questo fallimento è la progettazione stessa dell’eurozona. Non esiste una mutualizzazione del rischio. Questa è la ragione dell’escalation”. Ha detto Guglielmi.

Nel giugno 2012 i leader europei hanno concordato di “rompere il circolo vizioso tra banche e stati” ma la Germania, l’Olanda, l’Austria e la Finlandia sono poi tornate sui loro passi su questo punto cruciale. Il costo principale del salvataggio delle banche finisce ancora sulle spalle di ciascuno stato nazionale. La Spada di Damocle è ancora appesa sopra le teste dei paesi più deboli.

Peter Schaffrik, di RBC Capital Markets, ha detto che si è diffusa tra gli investitori il sospetto che la BCE stia finendo le munizioni.

Non può più tagliare ulteriormente i tassi di interesse che sono già negativi, visto che l’attuale livello di -0,3% sta già bruciando il “margine netto di interesse” dei prestatori, così erodendo il profitto delle banche. “Quanto può andare ancora avanti la BCE prima che il suo intervento diventi direttamente controproducente?” si chiede.

Una serie di pessimi risultati da parte delle banche ha innescato una svendita sui “Cocos“, obbligazioni che consentono a chi le emette di saltare un pagamento e tramutare le obbligazioni in capitale. Un’emissione di “Coco” di Unicredit pari a 1 miliardo di euro è crollata al 72% del valore nominale.

L’indice iTraxx del settore finanziario senior che misura il rischio di default per il debito delle banche europee è balzato a 137 martedì, mentre era a 68 solo lo scorso dicembre.

Il signor Guglielmi ha setto che il clima inizia a somigliare al panico dell’estate 2012, appena prima che Draghi promettesse di fare “qualunque cosa necessaria” per salvare l’euro – un passo divenuto possibile dopo che Berlino aveva tolto il suo veto ad un’azione di emergenza per supportare i bond italiani e spagnoli.

Il signor Draghi sta per finire i trucchi per potersi ripetere, ma c’è ancora spazio per un “QE2” al prossimo meeting della BCE di marzo, sempre che lui possa assicurarsi il benestare della Germania.

Potrebbe ancora comprare legalmente bond parastatali come quelli del gruppo energetico italiano ENEL o “Infrastructuras de Portugal”, oppure comprare i crediti italiani deteriorati impacchettati in “asset-backed securities”. Potrebbe comprare crediti italiani subprime. Sarebbe il metodo più comodo” ha detto Guglielmini.

“Sappiamo tutti che il QE2 non funzionerà davvero, ma il clima del mercato è del tipo ‘sono un fumatore, so che la cosa mi uccide, ma fino a quando riesco a mettere le mie mani su una sigaretta, mi va bene così’”.

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