Dopo l’articolo apparso su Zero Hedge in cui si evidenziava l’enorme esposizione della Deutsche Bank nel settore dei derivati e i suoi massicci investimenti in Credit Default Swap, lo Spiegel pubblica un’analisi di Stefan Kaiser sull’attuale crisi del colosso bancario tedesco: mentre il CEO John Cryan tenta di rassicurare gli investitori,  la crisi di Deutsche Bank, attribuita in gran parte al costo delle sanzioni per la cattiva gestione precedente e a una base di capitale troppo debole,  continua a spaventare i mercati.

di Stefan Kaiser, 9 Febbraio 2016

Traduzione di Stefano Solaro

Nell’Aprile del 2015 l’impressione diffusa era che la Deutsche Bank stesse navigando in cattive acque. Gli scarsi profitti e il malcontento degli investitori costrinsero la leadership di Anshu Jain a presentare in fretta una nuova strategia per evitare l’incombente allontanamento.

Eppure, confrontati con la situazione attuale, quelli della scorsa primavera sembrano quasi tempi rosei. All’epoca nessuno aveva ancora messo in dubbio l’affidabilità creditizia della banca, e il valore dell’istituto in borsa era di 45 miliardi di Euro.

Oggi i miliardi sono a malapena 19, con una costante tendenza al ribasso. La sensazione è che gli investitori si vogliano sbarazzare dei titoli della Deutsche Bank il più rapidamente possibile.

Solo lunedì il valore delle azioni è sceso quasi del 10%, mentre martedì si è registrato un ulteriore ribasso del 5%. Quasi 3 miliardi di capitalizzazioni sono andati bruciati in un giorno e mezzo.

Grafico: “La discesa” – Valore delle azioni di Deutsche Bank da Febbraio 2015

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Fonte: Thomas Reuters Datastream

Nella notte di lunedì la nuova dirigenza capeggiata dal britannico John Cryan ha tentato di calmare la situazione. La banca è stata costretta a rassicurare i propri investitori sulla sua capacità di rimborsare tutte le cedole in scadenza nel 2016 e 2017. Una cosa ovvia che normalmente non avrebbe bisogno di rassicurazioni.

Cryan tenta di rassicurare i dipendenti

Di questi tempi, tuttavia, nulla sembra essere ovvio in casa Deutsche Bank. La richiesta per i cosiddetti Credit Default Swap è cresciuta drasticamente nell’ultimo periodo. Nel frattempo, il valore dei CDS ha toccato i livelli visti ai tempi della crisi finanziaria.

Per garantire un credito da 100 mila euro l’investitore dovrà pagare a Deutsche Bank un premio annuale di 2250 Euro (vedi tabella) – a marzo 2015 il valore era di 589 Euro.

Questa è la dimostrazione che diversi investitori nutrono più di un timore sull’affidabilità creditizia del più importante istituto finanziario tedesco.

Grafico: “Cresce il Rischio”

Valore dei CDS (in punti base) sulle obbligazioni a 5 anni di Deutsche Bank

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Fonte: Bloomberg

Martedì scorso il CEO Cryan ha indirizzato un messaggio ai 100 dipendenti del Gruppo:

Potete rassicurare i vostri clienti: la Deutsche Bank resta solida nelle sua fondamenta grazie a una forte posizione sul capitale e sul rischio” ha scritto il britannico nella sua dichiarazione, pubblicata anche sul sito della banca. Una frase che suona quasi come un tentativo di auto-incoraggiamento.

Lo stesso Cryan non può essere considerato personalmente responsabile del declino. Quando è entrato in carica la scorsa estate la situazione era già critica da tempo. E’ da anni che la banca paga somme esorbitanti in sanzioni per illeciti del passato.

I dipendenti della Deutsche Bank non si sono fatti mancare nulla, dalla manipolazione dei tassi d’interesse, alle frodi all’IVA e ai rischiosi crediti immobiliari USA. Dal 2012 il gruppo ha speso 12,7 miliardi di euro per i contenziosi e la fine sembra ancora lontana.

I costi elevati hanno ovviamente avuto un peso sui profitti. Negli ultimi tempi la banca conta continue perdite, anche in seguito all’adeguamento ai requisiti patrimoniali dello scorso autunno (grafico). A ciò si aggiunge una base di capitale relativamente debole, che a quanto pare ha lasciato in alcuni investitori il dubbio che la banca non abbia un buffer che le consenta di resistere a una grave crisi.

Grafico: “Perdite Costanti”

Utili e perdite di Deutsche Bank dall’estate del 2012 (in milioni di Euro per trimestre).

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Fonte: Deutsche Bank

Oltre ad aver ereditato questa situazione, Cryan ha anche la sfortuna di dover ristrutturare la banca in un momento in cui l’intero settore finanziario è alle prese con gravi problemi, dovuti al crollo del prezzo del petrolio e al notevole rallentamento della crescita dell’economia mondiale. Non è stato solo il valore delle azioni di DB a crollare in questi giorni, ma l’istituto finanziario rappresenta di certo l’anello più debole di un settore finanziario nazionale in crisi.

Molti analisti sostengono tuttavia che a Cryan possa essere rimproverato di non aver ancora chiarito come la banca possa tornare a guadagnare denaro in futuro. Su questo punto chiedono chiarezza anche molti importanti investitori, prima di riiniziare a mettere grandi somme sulle azioni di Deutsche Bank.

In linea di massima Cryan gode ancora della fiducia dei grandi investitori. Così non sembra essere invece per chi ha portato l’inglese ai vertici di Deutsche Bank. Paul Achleitner, il Presidente Consiglio di Sorveglianza che ricopre una posizione centrale dal 2012, dovrebbe forse domandarsi il motivo per cui si è giunti a questo punto.

Perché non è intervenuto prima sostituendo l’ex capo Jain, ormai sommerso dagli scandali?

E perché rimane così fermamente legato al settore dell’investment banking, se sono proprio quelle transazioni finanziarie ad aver causato gli scandali di questi anni?

Il contratto di Achleitner scade nel 2017. Se la banca non avrà presto un’inversione di tendenza potrebbe essere la prossima persona ad andarsene. Se ciò basterà a rallentare l’attuale tracollo, è però tutto da dimostrare.