Conferenza sul Debito di Londra del 1953, in cui la maggior parte del debito tedesco fu cancellato. Da allora il debito sovrano è stato sempre considerato sicuro in Europa.

Bofinger, del ‘Consiglio dei Saggi’ tedeschi, dice che se fosse un politico italiano uscirebbe dall’euro il prima possibile.

Ambrose Evans Pritchard sul Telegraph riporta il parere di un membro del ‘Consiglio dei saggi’ tedeschi, il prof. Bofinger, che afferma senza mezzi termini: “Se fossi un politico italiano, vorrei tornare a una valuta nazionale il prima possibile: è l’unico modo per evitare la bancarotta”. Bofinger la trova l’unica opzione sensata di fronte al piano tedesco di bail-in del debito pubblico, che farebbe precipitare i paesi periferici in una crisi terminale e alla fine farebbe anche saltare la moneta unica. 

di Ambrose Evans Pritchard, 15 Febbraio 2016

Uno degli alti consiglieri del governo tedesco ha lanciato l’allarme sul fatto che il nuovo piano tedesco per imporre “tagli” ai detentori del debito sovrano dell’Eurozona rischia di innescare una crisi europea inarrestabile sui titoli obbligazionari e potrebbe costringere l’Italia e la Spagna a ripristinare le proprie valute.

E’ il modo più veloce per far saltare la zona euro“, ha detto il professor Peter Bofinger, uno dei cinque “saggi” del Consiglio tedesco per l’economia.

Molto presto potrebbe scatenarsi un attacco speculativo. Se fossi un politico italiano e mi trovassi davanti a un tale rischio di insolvenza vorrei tornare alla mia propria valuta il prima possibile, perché questo è l’unico modo per evitare la bancarotta“, ha detto al Telegraph.

Il Consiglio tedesco ha richiesto un “meccanismo di insolvenza sovrana“, anche se questo sconvolge i principi su cui si è basato l’ordine finanziario europeo dal dopoguerra, ritenendo che una tale mossa sia necessaria per ripristinare la credibilità della clausola di “no-bailout” contenuta nel trattato di Maastricht. Il prof. Bofinger ha espresso un forte dissenso.

Il piano ha il sostegno della Bundesbank e ultimamente anche del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble, che di solito riesce a imporre la sua volontà nell’eurozona. Nelle principali capitali europee sono in corso delicati colloqui sul tema, che suscitano i timori di Roma, Madrid e Lisbona.

Secondo questo schema, ogni futura crisi del debito sovrano dovrebbe comportare delle perdite per gli obbligazionisti prima di poter accedere al fondo di salvataggio della zona euro (ESM). “E’ una fonte di guai“, ha detto Lorenzo Codogno, ex capo economista del Tesoro italiano ora di LC Macro Advisors.

Questo “bail-in” sovrano corrisponde alla controversa regola del “bail-in” per gli obbligazionisti bancari, che è entrata in vigore a gennaio e ha contribuito alla drastica svendita del settore bancario nella zona euro.

Il prof Bofinger ha espresso per iscritto un parere separato, avvertendo che il piano potrebbe scatenare una profezia autoavverante, facendo precipitare un “bond run” (una fuga dai titoli), con gli investitori che scaricano i titoli in loro possesso al fine di evitare l’haircut.

Italia, Portogallo e Spagna sarebbero impotenti e non potrebbero difendersi in quanto non hanno più i propri strumenti monetari. “Questi paesi rischiano di essere colpiti da una pericolosa crisi di fiducia“, ha affermato.

Il Consiglio tedesco dice che il primo passo dovrebbe essere un innalzamento del “grado di rischio” del debito sovrano detenuto dalle banche, mettendo un limite a quanto ne possono acquistare, con l’obiettivo esplicito di costringere le banche a disinvestire € 604 miliardi. Dovrebbero raccogliere € 35 miliardi di capitale fresco, cosa ritenuta “gestibile”.

Si tratta di un problema nevralgico in Italia, dove le banche possiedono € 400 miliardi di titoli del debito pubblico e hanno utilizzato i finanziamenti a basso costo della Banca centrale europea per sostenere il Tesoro italiano.

Mario Draghi, presidente della BCE, lunedì ha evitato di rispondere a una domanda sulla questione posta da un euro-deputato italiano. “E’ un problema sul quale dobbiamo confrontarci. Ma dobbiamo agire in modo molto meditato e graduale”, ha detto.

La mossa è azzardata, in un momento in cui il Portogallo è già nell’occhio del ciclone, di fronte a un rallentamento dell’economia e a uno scontro con Bruxelles sull’austerità.

La scorsa settimana lo spread sul debito a 10 anni del Portogallo è salito a 410 punti base rispetto ai bund tedeschi, spingendo gli oneri finanziari a livelli insostenibili in termini reali. Il debito pubblico del Portogallo è al 132pc del PIL. L’indebitamento totale è al 341pc, il più alto d’Europa. Il paese è in una trappola di deflazione da debito e per uscirne occorrerebbero anni di forte crescita.

Il Portogallo è vicino a perdere l’accesso al mercato,” ha dichiarato Mark Dowding, del settore obbligazionario di Blue Bay. “La scorsa settimana abbiamo assistito a una situazione del mercato pessima, con grossi manager americani investiti in Portogallo che cercavano di uscire dalle loro posizioni. Con i riscatti dai fondi in corso, si tratta di una tempesta perfetta“.

Mr Dowding ha detto che la salvezza del Portogallo sta nel fatto che ha “pre-finanziato” la maggior parte del suo fabbisogno per il 2016 e per un certo tempo è in grado di superare la tempesta. Se la crisi perdura, le preoccupazioni per un nuovo salvataggio del Portogallo da parte della Troika – e su quali potrebbero essere le condizioni per i titolari del debito – potrebbero prendere piede rapidamente. Non c’è stato nessun haircut sui titoli di Stato nel bail-out del Portogallo del 2010.

Il Consiglio tedesco dice che il “regime privilegiato” del debito sovrano detenuto sui libri delle banche dovrebbe essere eliminato. Non dovrebbe più essere trattato come “del tutto sicuro e liquido” entro il coefficiente di copertura della liquidità delle banche, o essere esente dai requisiti di capitale. “I rischi maggiori sono per le banche in Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda e Italia“, ha dichiarato.

In teoria, l’obiettivo è quello di “ridurre il nesso banche-Stati” separandoli parzialmente, ed evitare che le crisi del debito pubblico si diffondano e facciano saltare i sistemi bancari nazionali.

Il prof Bofinger ha detto che il vero problema è che la Germania e gli Stati creditori rifiutano ancora di accettare le implicazioni dell’Unione monetaria: che un certo livello di condivisione del debito e di unione fiscale è indispensabile per tenere in piedi l’esperimento.

Ha detto che tutto il meccanismo di insolvenza del debito pubblico è interpretato in maniera sbagliata, perpetuando la favola che alla radice della crisi vi sia l’abuso fiscale da parte dei governi. In realtà, (con l’eccezione della Grecia) il debito pubblico è esploso dopo il 2008 perché gli stati in crisi hanno dovuto prendere misure di emergenza per evitare che le loro economie crollassero.

Inoltre, il nuovo piano consente agli investitori privati di ergersi a giudici sulla solvibilità degli stati. “Non possiamo acconsentire a un regime in cui i mercati sono padroni dei governi“, ha detto.

Il Consiglio tedesco ha un atteggiamento di sfida. Rifiuta ogni discorso su un Tesoro dell’UE o un’autorità fiscale condivisa. L’unico modo per sostenere l’unione monetaria è quello di imporre un controllo rigoroso – così sostiene – e “rafforzare le norme esistenti“.

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